la Repubblica, 8 febbraio 2017
L’amaca di Michele Serra
ANDREBBERO studiate seriamente dai politologi le manifestazioni molto vivaci di “democrazia diretta” messe in campo dagli ultras di calcio in Italia. Per esempio punire il presidente di una squadra ultima in classifica bruciandogli la macchina (Pescara). Presenziare a un processo importante urlando in coro “pezzo di merda” all’imputato (Viareggio). Degradare i calciatori sconfitti intimando la consegna delle maglie alla curva (Genova). Pretendere e ottenere la sospensione di un derby perché una diceria (falsa) sostiene che un bambino è morto investito dalla polizia, gli odiati sbirri (Roma). Sconsigliare, con successo, l’acquisto di un calciatore ebreo (Udine). Minacciare e picchiare calciatori accusati di scarso rendimento (quasi ovunque in provincia).
Sono episodi accaduti negli ultimi vent’anni. In crescendo. Confermano la complessiva crisi della rappresentanza della quale tanto si parla. Se il calcio è cosa pubblica, ecco che i ragazzi di curva e i loro capi, qualcuno già stempiato, vogliono governarla in proprio. Presidenti, allenatori, dirigenti in genere, per quieto vivere, quasi sempre accettano la trattativa e piegano la schiena. Il calcio, che in Italia è molto metaforico, insegna: è quando l’establishment è frollo che i gaglioffi prendono coraggio.