la Repubblica, 8 febbraio 2017
Romania. I giovani di Bucarest in piazza contro i corrotti. «Non ci fermeremo è la nostra primavera»
BUCAREST Michaela scrive libri per bambini, Andra è ingegnere informatica, Sorin e Valentin studiano al Politecnico, Manuela è commessa in un supermercato francese. Tutti giovani, volti e storie diverse, ma eccoli i millennials romeni. Uniti nella maestosa Piata Victoriei spazzata dal vento freddo che fa sventolare i loro tricolori blugiallorossi, mentre gli slogan tornano con l’èco dalla facciata del palazzo del governo: “Ladri, ladri”, “Dimissioni, dimissioni”, e più forte: “Romeni, resistiamo!”. Millennials solidali online, si contattano sui social. Horia Georgescu, operaio tessile, è venuto dalla lontana Ploiesti portando una scorta di bandiere e di striscioni da dipingere con slogan. La protesta ha passato il capo della sua prima settimana, e non si ferma, la società civile non si arrende. «Siamo in una crisi grave, la maggioranza ha il mandato per governare, ma non con l’arbitrio, le consiglio di scegliere le dimissioni del governo e di formare un nuovo esecutivo, suo ma responsabile», ha appena detto il capo dello Stato Klaus Iohannis in Parlamento, contestato rumorosamente dai deputati governativi. E alla piazza, ai cittadini, ha dato coraggio. Romania, febbraio 2017: la protesta contro il decreto salvacorrotti non si ferma, il suo ritiro non basta più alla gente.
Niente violenze. Contro il palazzo del governo non vola un solo sampietrino né una sola bottiglia di vernice. Sdegno calmo, e appena pochi agenti speciali della Jandarmeria fanno cordone. Registriamo le voci in piazza, una dopo l’altra. «Ci avevano promesso più giustizia sociale, così hanno vinto le elezioni, invece per prima cosa hanno tentato di far passare quel decreto per salvare i loro illeciti», dice Manuela tenendo in mano un cartello: “In galera i corrotti”.
Frastuono di vuvuzelas, raggi laser verdi proiettati sulla facciata del palazzo del governo, mentre attorno il traffico della sera di Bucarest scorre intenso come sempre. Non cogli paura, non vedi negozi chiusi per timore di scontri.
«Io amo scrivere libri per l’infanzia, non scendere in piazza, ma sono venuta qui per i nostri bimbi, i cittadini di domani», dice sorridente Michaela Cosescu stringendosi nell’eskimo giallo. «Voglio che restino nel nostro Paese, non che emigrino o vivano lontano da genitori e famiglie. Voglio per loro una patria normale, senza corruzione né ladri, con l’etica in politica e vita». A pochi metri da lei, dimostranti meno giovani mostrano più rabbia: «Dimettetevi e andatevene in Russia», dice lo striscione che agitano. «Con voi al potere Ceausescu non è morto», grida uno di loro. Michaela minimizza sorridente: «Io non sono così pessimista, siamo nell’Unione europea e se la Ue preme insieme a noi può finire bene, non sceglieranno la violenza, questa rivoluzione pacifica di noi giovani della società civile può vincere».
Non tutti sperano tanto, nella folla a Piata Victoriei. «Non mi citare, spegni il registratore, ti prego, ascoltami e basta», mi sussurra vestito modestamente un giovane operaio. «Lavoro in una grande fabbrica lontano dalla capitale, meglio non dire quale. Sono venuto a Bucarest perché non ne posso più di promesse bugiarde, non si ruba il voto a chi lavora duro come noi». La speranza coesiste con timori di memoria antica.
«Io sono solo una cittadina tra tanti, ma i giovani insieme possono fare la differenza», interviene sorridente Julia, funzionaria in carriera in una multinazionale. «Non ho mai visto prima tanta gente decisa a cambiare, ce la faremo, spero. Hanno la maggioranza, sono forti, ma la rivolta etica di noi giovani urbani può essere più forte. E non solo i media liberi romeni, ma anche i social forum e i media internazionali informano, questo è decisivo».
Bipartisan e interclassista: la “primavera d’inverno” romena, se la guardi negli occhi, ti appare così. In piazza, una maggioranza di ragazze. «Ciao, grazie a voi che venite da reporter tra di noi. Siamo Mara, Joana, Elizabeth, lavoriamo nel settore gas e petrolio, siamo qui in piazza dall’inizio, in ogni momento libero. Non m’immagino i leader socialisti rinunciare al potere, ma potremmo organizzare un referendum sulla loro violazione di etica e leggi, e delle loro stesse promesse elettorali. Coi social forum fai presto a raccogliere firme. Certo, i media governativi si scatenano con fake news contro il movimento, anche su Facebook. Ma vedrai al prossimo weekend, le manifestazioni saranno ancora più grandi. E non siamo più all’epoca subito dopo l’89 quando i postcomuniti chiamarono i minatori a pestare a sangue gli studenti».
“Ladri, ladri, dimissioni”, il grido scandito della folla alza il volume. Interviene Andra, la minuta ingegnere informatica col piccolo piercing sul naso e il berretto di lana a difesa dal freddo. «Non so se vinceremo o no, questa battaglia è un ground zero dell’animo collettivo di noi giovani. Viviamo tra speranze e paure, pensiamo ai valori morali insegnatici da papà e mamma che sfidarono la dittatura. Adesso tocca a noi giovani spingere per cambiare. Siamo più informati, sempre online, in contatto, sappiamo affrontare questi politici che nella mente vivono ancora dietro muri. Smascheriamoli in piazza e sulla rete, mostriamo cosa fanno del potere: salvare i corrotti anziché come promesso spendere per i poveri. L’Unione europea ci ha capito e fa pressing, non sprechiamo l’occasione».