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 2017  febbraio 08 Mercoledì calendario

Ieri Borse ferme, compresa Milano, qualche frazione di punto di guadagno su tutte le piazze, col petrolio al ribasso intorno ai 52 dollari, l’euro debole a 1,06 sul dollaro, e l’oro in salita, segno questo che i mercati sono incerti e preferiscono comprare i cosiddetti beni-rifugio

Ieri Borse ferme, compresa Milano, qualche frazione di punto di guadagno su tutte le piazze, col petrolio al ribasso intorno ai 52 dollari, l’euro debole a 1,06 sul dollaro, e l’oro in salita, segno questo che i mercati sono incerti e preferiscono comprare i cosiddetti beni-rifugio.

Significato di questi andamenti?
Direi uno stato d’attesa. Oggi si incontrano Merkel e Draghi. Secondo alcuni i due fanno asse, secondo altri l’italiano per i tedeschi resta un problema, e infatti il ministro tedesco delle Finanze, Wolfgang Schäuble, lo attacca per via del quantitative easing (compra troppi titoli del debito di paesi pigs, come l’Italia) e dei tassi troppo bassi, a causa dei quali il risparmiatore tedesco prende troppo poco dai suoi investimenti. Altri ancora pensano che quello tra Merkel-Schäuble-Draghi sia un gioco delle parti, a beneficio dell’elettore tedesco che va alle urne in settembre. In Germania, adesso, più che l’avanzata dei populisti, filonazisti, antieuropeisti di Alternative für Deutschland, si discute dell’avanzata del candidato socialdemocratico Martin Schulz. Schulz non può superare la popolarissima Angela, ma l’Spd è adesso più avanti della Cdu e da quando il bastone del comando è nelle mani della Kanzlerin questo non era mai successo. Guardando proprio questi sondaggi risulta più chiara l’uscita della Merkel sull’Europa a varie velocità di cui abbiamo parlato ieri.  

Io non ho mica capito la storia delle varie velocità.
Lei non l’ha capita perché, benché a parlare fosse una tedesca, la faccenda è stata buttata lì un po’ all’italiana, frasi vaghe o sibilline che dovrebbero preparare qualche accordo clamoroso da stipularsi a Roma, quando si celebreranno i sessant’anni dai trattati che, nella nostra Capitale, diedero vita al Mercato Unico. Mancano cinquanta giorni, e nel frattempo non possiamo che immaginare.  

Che cosa immaginiamo?
Che ci si prepara in qualche modo a varare un euro del nord e un euro del sud, in modo da rintuzzare, elasticamente, la pressione della Le Pen e degli altri populisti. Il gruppo di testa adotterebbe l’euro A, forte e remunerativo, il gruppo di coda (o i gruppi di coda?) dovrebbero accontentarsi di un euro svalutato, il che li renderebbe però più competitivi sui mercati mondiali. A quale dei due gruppi apparterrebbe l’Italia? I nostri politici si sono precipitati a dichiarare che l’Italia, paese fondatore, starebbe «ovviamente» nel gruppo di testa. Io ho i miei dubbi: con un debito al 135% del Pil e nessun segnale di ravvedimento - cioè di volontà di intaccarlo - mi pare difficile essere messi in testa, soprattutto se non si ha alle spalle un’economia, per esempio, come quella degli Stati Uniti (paese ultraindebitato ma solidissimo). Ogni anno abbiamo bisogno di trovare sul mercato 450 miliardi di euro, che servono solo a rinnovare i titoli in scadenza. È evidente che in queste condizioni non andiamo da nessuna parte. La nostra bilancia commerciale è invece buona, cioè siamo ben presenti sui mercati del mondo, e quindi una moneta debole, una moneta di serie B, ci farebbe comodo.  

Se facessimo parte del gruppo di coda, riadotteremmo la lira?
Chi sa. Un punto è: riadottando la lira, il nostro debito sarebbe riconvertito in lire? In questo caso, viva la lira. Altrimenti meglio restare nell’euro, a costo di qualunque sacrificio. Come abbiamo detto ieri, riferendo un concetto di Draghi, in ogni caso, lasciando l’euro, dovremmo saldare il nostro passivo con la Bce, 358 miliardi e 600 milioni. E non a rate. Draghi però ha anche detto che «l’euro è irreversibile».  

Credo di capire che tutto dipende dall’esito delle elezioni francesi. Se vincesse Marine Le Pen, che ha deciso di uscire dall’euro tramite referendum, potremmo considerare morta e sepolta l’Europa unita? Senza Francia e senza Inghilterra che Europa unita sarebbe?
Sarebbe anche la vittoria di Trump e di quegli ambienti repubblicani che negli Stati Uniti hanno sempre visto come il fumo negli occhi la moneta unica europea, una temibile concorrente del dollaro sulle piazze mondiali. Oltre Atlantico considerano l’Europa unita e la Germania quasi la stessa cosa: il governo canadese vuole mandare un solo ambasciatore presso la Ue e presso i tedeschi, e farlo risiedere a Berlino. È vero in ogni caso che una vittoria della Le Pen sarebbe probabilmente il colpo di grazia. Però al momento i sondaggi dànno Marine perdente sia contro il rappresentante di sinistra Macron, che vincerebbe al ballottaggio 65 a 35, sia contro il rappresentante di destra Fillon che vincerebbe 60 a 40.