Oggi, 26 gennaio 2017
La Theron e suo figlio di 5 anni. Ma la mamma la veste da femmina?
In principio fu un paio di pantaloni con i cuoricini rossi. Poi, un’uscita con la treccia bionda di Frozen. Fino al look che potete vedere in queste foto, dove Charlize Theron porta a spasso il figlio Jackson (maschio, 5 anni, adottato nel marzo 2012) vestito con una maglia rosa col cuore di paillettes, degli stivaletti fucsia e le treccine lunghe fino a metà schiena. Charlize è una stella del cinema: tempo mezz’ora e la descrizione dello strano look di Jackson (di cui Oggi vi mostra le foto in esclusiva) circola su Perez Hilton, il blog di gossip più seguito di Hollywood. Suscitando commenti a non finire. Le più perplesse sono le mamme: «Perché Charlize ha vestito così suo figlio, perché? Per farlo prendere in giro da tutti? Cosa vuole dimostrare?», si chiede accorata Sharmein Le Bron, maestra elementare di Tampa, Florida. «Jackson ha solo 5 anni, non venite a dirmi che quella roba l’ha voluta lui», le fa eco Susan. Fino al commento di Renée McCarty, casalinga del Colorado, che scrive lapidaria: «Povero bambino, questa non è libertà, è esibizionismo. Chiamate i servizi sociali, presto».
I GIOVANI LA DIFENDONO
I giovani del web, però, sono più possibilisti: «È un gioco, solo un gioco. Non c’è niente di cui scandalizzarsi», commenta Yvonne, una ventenne che nella foto del profilo indossa fiera la maglietta simbolo della campagna elettorale clintoniana, #imwithher. «Va bene, è un look esagerato, io non vestirei così neanche mia figlia. Ma magari Jackson è attratto dai colori squillanti, e allora? È un maglioncino rosa a definire la sua identità sessuale? A fare di Charlize una madre degenere?», si scalda Whitney Coleman, teenager di Tucson, Arizona. E il dibattito prosegue: tutti lì a interrogarsi se quello di Charlize sia esibizionismo, semplice rispetto della voglia di giocare e sperimentare di suo figlio o follia bella e buona.
Ora, che Charlize Theron sia una mamma affettuosa, non c’è dubbio: ha adottato da sola Jackson e sua sorella August, che ha un anno, passa con loro tutto il suo tempo libero, descrive la sua maternità come «l’esperienza più meravigliosa che mi sia mai stata regalata». Il nocciolo della questione, semmai, è un altro. E riguarda certi ambienti americani (attori, intellettuali, quei liberal newyorkesi con la giacca di tweed sdrucita anche a Ferragosto) tra i quali avere un rainbow child, un bambino/a che mostra fin da piccolo attrazione per abiti e giochi dell’altro sesso, va di gran moda. Avete presente quando la Jolie spiegò serafica che sua figlia Shiloh amava farsi chiamare John «e a me va benissimo così»? Ecco. Poco importa se l’intersessualità (cioè avere caratteristiche psicologiche diverse dal genere di nascita) riguarda un bambino su centomila: se sei un attore famoso e vuoi apparire very moderno, portare a spasso il pupo col vestito di Cenerentola o la bimbetta con la cravatta è un’ottima operazione di marketing, soprattutto nell’era Trump. Che poi Jackson, fra dieci anni, sarà contento di rivedersi vestito da Mio Mini Pony, è tutto da vedere.