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 2017  febbraio 07 Martedì calendario

Il veliero dei record donato alla scuola. La nuova vita della Signora del Vento

Era un giorno del 1962 e la pioggia così fitta da aver cancellato ogni confine tra terra e cielo. Avvenne così il varo della nave sul liscio e freddo Mare del Nord. Cinquantacinque anni dopo i radar tracciano l’ultimo (per ora) viaggio della Signora del Vento, questo il suo nome, ma senza passeggeri e con a bordo solo l’equipaggio, da Genova al porto di Gaeta. Dove è ferma in attesa di iniziare un’altra vita: formare marinai nell’istituto nautico Caboto.
È la storia di un magnifico veliero lungo 85 metri («Il più grande d’Italia»), passato di mano in mano, di bandiera in bandiera, da un cantiere polacco ai porti italiani. Per chi crede nel destino, non sarà difficile capire perché è finita nelle mani della più antica scuola nautica italiana. L’hanno cercata con tutte le forze. Per questo forse è una storia di uomini, di mare, di passione ma anche di coincidenze.
La nave era stata costruita in un cantiere polacco nel 1962, come mercantile. Solo in un secondo momento fu trasformata in goletta da turismo che portava in crociera facoltosi fiamminghi dalle acque del Nord Europa ai Caraibi. Le cose però non girarono bene. La gestione poco felice portò al sequestro della nave, che rimase ferma a lungo in un porto ai Caraibi a seguito della morte del suo capitano, un tedesco. Nel frattempo due volontà, che un giorno si sarebbero incrociate, stavano prendendo forma in luoghi diversi.
La Caboto è una delle scuole nautiche di eccellenza italiana che vanta ottimi docenti e un numero medio di mille studenti di arti marinare. Mancava solo la nave, il luogo fisico dove farli esercitare. L’istituto inizia così a darsi da fare ma i soldi scarseggiano e non è per niente facile trovarne una. Il preside dell’istituto e il professore di religione non si arrendono. Presentano un progetto al ministero dell’Istruzione con la speranza di ottenere fondi. Il progetto ottiene l’approvazione.
Destino. In un’altra parte dell’Italia, alcuni manager di una società privata (Rocchetta-Uliveto) vogliono la stessa cosa: acquistare una nave. Ma solo per passione e per il semplice gusto di navigare. Dopo varie ricerche, lo scafo viene individuato in Olanda: è il veliero da cui siamo partiti. I manager vanno a vederlo e restano colpiti dalla bellezza, anche se ormai è fatiscente. Nel 2006 arriva nei cantieri di La Spezia e Genova, viene smontato totalmente e rimesso a nuovo. Anche il nome cambia: adesso si chiama Signora del Vento.
La nave ha un nuovo motore, nuove cabine, diversi ufficiali e un equipaggio di 24 marinai. Per rifarsi dei costi, Rocchetta-Uliveto organizza crociere ed eventi aziendali, di quelli pagati dai manager che per cementare e far stare insieme il gruppo salpano e fanno il giro della Penisola. Ma i costi sono lo stesso eccesivi: una nave di 85 metri ha gli stessi obblighi di una di 300: deve avere ufficiali, un corposo equipaggio e fare i conti con l’onerosa burocrazia dei porti. Per la società è anche troppo smontarla e demolirla. Provano a metterla in vendita. Nessuno la compra. Il momento di mercato non è favorevole. La nave resta così ferma, ormeggiata a Civitavecchia. È talmente bella che quelli del porto non chiedono soldi, purché stia lì, con i tre alberi e le vele.
Il destino però sta muovendo le sue carte. La scuola nautica Caboto viene a sapere della Signora. Sono disposti a pagarla, fino a 300-400 mila euro, di più non possono. Sperano e sono convincenti. Così tanto che i proprietari del veliero decidono di regalargliela. «La nave è vostra».