Corriere della Sera, 7 febbraio 2017
Ora anche Romeo è sotto inchiesta. Accusa di abuso d’ufficio con la sindaca
ROMA Concorso in abuso d’ufficio con la sindaca. Dopo Virginia Raggi e Raffaele Marra, finisce sotto inchiesta Salvatore Romeo, il terzo degli «amici al bar». E ancora una volta al centro della contestazione ci sono le nomine decise dalla sindaca di Roma. L’interrogatorio è fissato per domattina, come risulta dall’avviso a comparire che gli è stato notificato ieri. In attesa di ascoltare Marra, detenuto per corruzione nel carcere di Regina Coeli, l’inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Paolo Ielo fa dunque un nuovo passo in avanti. Evidenziando nuove irregolarità in quello schema che la sindaca aveva concordato proprio con i suoi fedelissimi, tutti sistemati nei posti chiave prima che il «verdetto» dell’Anac di Raffaele Cantone la costringesse a trovare loro una nuova sistemazione.
Nomine e polizzeNell’atto consegnato ieri sono indicati i reati, ma non i fatti. Sono due i filoni al centro delle verifiche. Uno riguarda la procedura seguita per la scelta delle persone, l’altro l’ingiusto profitto che sarebbe stato procurato. Nel caso di Romeo il passaggio da semplice dipendente a capo della segreteria di Raggi gli aveva fatto triplicare lo stipendio da 39 mila euro l’anno a 110 mila, ridotti a 90 mila dopo i rilievi dell’Anticorruzione e infine tornati a 39 mila. Proprio verificando la sua attività i magistrati hanno avviato verifiche patrimoniali nei suoi confronti e hanno scoperto che aveva accumulato 130 mila euro investiti in polizze vita a partire dal 2013. Due erano intestate alla sindaca, che di fronte ai magistrati ha dichiarato di non averlo mai saputo. Di questo si parlerà nell’interrogatorio di domani, ma pure della designazione di Renato Marra a capo del dipartimento Turismo, per la quale Romeo ha certamente avuto un ruolo.
«Pentito per Marra»Proprio ieri, un mese e mezzo dopo l’arresto per corruzione del capo del Personale, Romeo ha dichiarato ad Agorà : «Ho conosciuto Marra nel 2013 e ho lavorato con lui bene per un periodo, producendo qualche risultato. In ragione di questo rapporto fiduciario, l’ho presentato a vari esponenti del Movimento 5 Stelle». E quando gli hanno chiesto se fosse pentito ha risposto sicuro: «Pentito è un eufemismo...». Eppure i rapporti che emergono dalle chat rintracciate sul telefonino di Marra raccontano tutt’altra storia, soprattutto dimostrano che era lui il loro punto di riferimento, tanto che subito dopo essere arrivati in Campidoglio furono proprio Raggi e Romeo a scrivergli: «Ci serve la macrostruttura, mandacela come l’hai fatta anche non implementata. Ci serve per parlarne».
L’incontro con Di MaioÈ stato l’ex capo dell’avvocatura Rodolfo Murra a raccontare il ruolo di Marra con l’arrivo del Movimento 5 Stelle e il suo potere, tanto che a lui aveva più volte confidato: «Se parlo io viene giù tutto». L’ex funzionario del Campidoglio ha più volte fatto sapere di essere pronto a rivelare ai magistrati quanto accaduto al Comune di Roma negli ultimi mesi, compresi gli interventi esterni di avvocati e giornalisti che cercavano di aiutare Raggi a formare la giunta. Soprattutto quel che successe l’estate scorsa quando Marra sostiene di aver deciso di lasciare l’incarico in Campidoglio e di essere stato convinto a rimanere durante l’incontro con Luigi Di Maio. Che cosa gli disse il parlamentare grillino per fargli cambiare idea? Quali garanzie gli offrì, visto che lui stesso ha detto di averlo ricevuto alla Camera su richiesta della sindaca? Marra ha fatto sapere di essere pronto a rispondere a questi interrogativi. Ricostruendo l’iter di tutte le nomine poi firmate da Raggi, «ma dimostrando che io non ho commesso alcun abuso».