La Stampa, 7 febbraio 2017
Brady, il re del Super Bowl che appoggia Donald e vince in rimonta come lui
Verso le nove di domenica sera, quando gli Atlanta Falcons stavano demolendo i New England Patriots, e le possibilità statistiche di vincere il Super Bowl erano scese sotto il 10% per la squadra di Tom Brady, Donald Trump junior ha pubblicato un tweet pieno di fiducia: «Dove ho visto queste statistiche prima?». Naturalmente si riferiva alla rimonta del padre nelle presidenziali, dove i sondaggi della vigilia gli davano grosso modo le stesse percentuali di successo su Hillary Clinton, e così ha finito per politicizzare anche la finale del campionato di football, se fosse stato necessario. La squadra preferita del presidente, infatti, ha capovolto la situazione, passando da uno svantaggio di 28 a 3, ad un clamoroso trionfo nei tempi supplementari. «I Patriots – ha titolato subito il sito conservatore Drudgereport – hanno replicato la miracolosa vittoria di Trump».
Il Super Bowl di domenica è stato forse quello con più significato politico nei 51 anni di storia di questa sfida. Dopo la benedizione di Papa Francesco, che parlando spagnolo in un messaggio aveva invitato gli americani a non costruire muri, parecchie aziende che hanno scelto di dedicare i costosissimi spot televisivi alla difesa della diversità. Il proprietario dei Patriots Kraft, l’allenatore Belichick e lo stesso Brady, sono noti per essere amici di Trump, che avevano appoggiato in maniera più o meno esplicita durante la campagna. La partita poi si teneva a Houston, nel Texas al centro delle polemiche per la costruzione del muro lungo il confine col Messico. Il Super Bowl è la trasmissione televisiva più seguita negli Stati Uniti, e diverse aziende hanno deciso di usare i preziosi spot, 5 milioni di dollari per 30 secondi, allo scopo di prendere una posizione. Lo hanno fatto la Coca Cola e Airbnb, ma soprattutto la compagnia di costruzioni «84 Lumber», che nella sua pubblicità ha raccontato la storia di una madre e una figlia messicana, che si mettono in viaggio per andare a lavorare negli Usa. La Fox, la tv che trasmetteva la partita, ha persino censurato una parte dello spot, perché mostrava il muro voluto da Trump. «84 Lumber» allora ha messo la parte finale sul suo sito, paralizzato dai visitatori.
Qualche apprensione c’era anche per la performance all’intervallo di Lady Gaga, sostenitrice di Hillary Clinton, che però si è limitata a cantare una canzone patriottica, per invitare il paese all’unità e all’accoglienza.
Messa così, la partita è diventata una rivincita delle elezioni dell’8 novembre, ma anche stavolta il partito di Trump ha avuto ragione.