Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2017  febbraio 03 Venerdì calendario

Un punitore per gli studenti indisciplinati

In Italia se uno studente delle superiori arriva a scuola senza compito o va a zonzo nei corridoi a perder tempo, invece di stare in classe, il professore gli rifila una nota, che spesso il ragazzo firma da sé, senza che la sua cattiva azione abbia alcuna conseguenza. In Gran Bretagna, invece, dove la disciplina in classe è una regola da non infrangere, l’allievo finisce in detenzione. La stessa parola che si usa per il carcere anche da noi, ma in effetti in qualche modo di questo si tratta. Perché lo studente viene costretto a stare chiuso in aula, durante 1’intervallo o alla fine della lezione, a svolgere dei compiti aggiuntivi e, soprattutto, a riflettere sul suo errore, perché capisca che non si deve ripetere. La detenzione finisce segnalata sul diario, i genitori ricevono una email che li avverte, gli allievi sanno che sarà indicata sul registro. Forse anche, per queste ricadute i ragazzi odiano le detenzioni e non riservano certo sorrisi ai professori che le impongono con frequenza. Per evitare che musi lunghi e borbottii finiscano per creare malumori in classe e tensioni tra docente e allievo, la Michaela Community School di Brent, vicino Londra, ha deciso di creare la figura del «responsabile delle detenzioni», che si occuperà di distribuire le sanzioni su segnalazione dei docenti e controllare che vengano osservate.
Per trovare il candidato ideale, la scuola ha pubblicato un annuncio sul supplemento educazione del Times, in cui indica il salario, pari a 35.000 sterline l’anno, e le qualità richieste. «Ami la disciplina? Sei convinto che i ragazzi debbano essere sempre obbedienti?» attacca l’annuncio. Che prosegue descrivendo le qualità fondamentali: «Non serve una persona che voglia essere miglior amico degli alunni, ma qualcuno che creda che i ragazzi hanno bisogno di una chiara e ferma disciplina. Questo incarico», prosegue l’annuncio, «è per chi crede che una dedizione severa sia ciò di cui i ragazzi hanno bisogno per diventare persone migliori e adulti responsabili». Niente coccole, insomma, zero comprensione. Il responsabile delle detenzioni non deve assomigliare al Robin Williams dell’Attimo fuggente ma alla signorina Rottenmeier di Heidi o al cattivo sergente di tanti film. Un tipo adatto a far funzionare un sistema di sanzioni, che in Italia manca. Una specie di sbirro cattivo, che vuole il bene degli alunni anche a costo di costringerli a restare in classe per un’ora in più quando gli altri sono già andati a casa. Una figura che nella nostra scuola non esiste e che forse non potrebbe esistere. In Gran Bretagna, infatti, se un figlio prende una detenzione anche accidentalmente (ad esempio perché non ha fatto il compito visto che era stato assegnato quando era assente e nessuno dei compagni si è premurato di avvertirlo) nessun genitore ipotizza di chiamare la scuola per protestare. Si prende atto della decisione degli educatori e poi si sgrida il ragazzo, convinti che forse in questo modo imparerà come deve comportarsi. Un’accettazione difficile da trovare in Italia, dove, in una circostanza simile, probabilmente partirebbero telefonate di protesta, lettere, sommosse via gruppo whatsapp di classe.
In Inghilterra, terra di legge e di liberalismo su alcuni principi basilari, come la disciplina dei giovani, non si ammette flessibilità. Come dimostra l’esperienza promossa un paio di anni fa in via sperimentale da Sharon Hollows, preside della Charter Academy, a Portsmouth, che mandava gli ex militari a casa dei ragazzi assenti per controllare che fossero davvero malati e non stessero solo marinando la scuola. Ogni mattina tenenti e sergenti in pensione che venivano dalla locale base navale raccoglievano la lista degli assenti «sospetti» e andavano a bussare a casa. Pronti a tendere agguati nel caso in cui nessuno rispondesse al citofono e ad arrivare direttamente alla porta dell’appartamento, approfittando del rientro di qualche vicino per saltare l’ostacolo del portone chiuso. Modi rudi ma efficaci, come l’amore per gli studenti che dovrà caratterizzare il responsabile delle detenzioni di Brent.