Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2017  febbraio 04 Sabato calendario

L’amaca di Michele Serra

GLI assassini sono nostri fratelli. Non per questo sono meno assassini. C’è troppa indulgenza, specialmente in Rete, per il vedovo di Vasto che ha ucciso il ragazzo di vent’anni che investì sua moglie. L’esercizio privato della giustizia è, sempre e comunque, un delitto contro la civilizzazione. Le legge è stata inventata apposta per sollevarci dalle nostre passioni, dal nostro dolore, dalla sete di vendetta. Nessuna società degna di questo nome può accettare che qualcuno ritenga “più giusta” la propria giustizia rispetto a quella che faticosamente, e a volte in modo maldestro, lo Stato esercita a nome di tutti. Altrimenti tutto diventa lecito: non solo la vendetta contro chi ha ucciso (senza dolo) la persona che amavi; anche la sentenza di morte che alcuni maschi esercitano contro la donna che non li vuole più sopportare. Il principio è esattamente lo stesso: «Mi faccio giustizia da solo».
Sono anni di grande confusione, e proprio per questo bisogna tenere saldi i pochi princìpi decenti di cui siamo muniti. Pochi e sacrosanti. All’assassino di Vasto, e a chi tenta goffamente di farne una specie di eroe, bisogna dire con il massimo della pietà e il massimo della severità che hanno torto marcio. Che sono in colpa nei confronti della loro comunità. Verso la quale hanno dei doveri irrinunciabili.