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 2017  febbraio 06 Lunedì calendario

Fitoterapia addio: la Lorenzin in guerra contro fucus e aloe

Bando al fucus e al té verde. Stop al finocchio, all’aloe, al guaranà e persino all’estratto di patata perché se finissero nelle pillole per perdere peso potrebbero mettere in pericolo la salute di tutti noi. La notizia getterà nel panico più di un italiano su 5, visto che il 21,2% dei pazienti nel nostro Paese fa uso di medicinali alternativi (+6,7% rispetto al 2012) e tra questi più della metà ricorre proprio alla fitoterapia: per la precisione il 58,7% di loro, secondo il Rapporto Italia 2017 targato Eurispes.
Proprio Té verde e finocchio, come altre 37 sostanze all’apparenza innocue, sono oggetto di un “provvedimento cautelativo urgente” che vieta al medico di prescriverle come principi attivi e al farmacista di utilizzarle nelle preparazioni galeniche, quando l’obiettivo è dimagrire. A stabilirlo è un decreto del ministero della Salute approvato in gran fretta durante le feste natalizie e in vigore dall’inizio di quest’anno.
La ministra Lorenzin ha evidentemente ravvisato, così come è scritto nel testo che ha firmato, “la necessità di emanare, a tutela della salute pubblica, un provvedimento cautelativo urgente”, legato tra l’altro all’abuso di buccia di arancio amaro, rabarbaro e inositolo, la famigerata vitamina B7.
Il divieto è perentorio per ognuna delle sostanze presenti nell’elenco del provvedimento sia singolarmente sia in combinazione tra loro.
“La fitoterapia ha una validità espressa oramai a livello internazionale”, ribatte il farmacista Mario Izzo, presidente dell’Agi (Associazione galenisti italiani) in una lettera indirizzata a Beatrice Lorenzin, “nessuno osa dire che non vi possano essere controindicazioni, ma ciò che porta con sé è la capacità di non aggredire il paziente come accade con la normale medicina allopatica”. E ancora: “Le terapie sono più dolci, meglio sopportate dal paziente, è possibile modulare le posologie, le concentrazioni, le funzioni dei fito complessi che, ogni pianta medicinale, porta con sé”. Ma la guerra alla fitoterapia del ministero non è globale. Le sostanze “pericolose” bandite, infatti, abbondano senza che nessuno se ne preoccupi in tantissimi prodotti a base di erbe in vendita un po’ dappertutto, persino nelle stesse farmacie a cui è fatto divieto di utilizzarle sotto forma di preparazioni magistrali. Compaiono tra gli ingredienti di tantissimi fitofarmaci preparati proprio per perdere peso, drenare i liquidi in eccesso o snellire pancia e gambe. Basta fare un giro tra negozi reali e virtuali per trovare e acquistare prodotti a base delle stesse sostanza vietate dalla ministra. Ma, allora, ci fanno male oppure no?
Se ci guadagna l’industria sembrerebbe di no. Il rischio per la nostra salute, evidentemente, lo corriamo solo quando a miscelare questi principi attivi è il farmacista, che realizza preparazioni galeniche su ricetta medica. Se le stesse sostanze le mescola e le commercializzano le aziende “magicamente” non sono più pericolose. In quel caso possiamo consumarle senza preoccupazione, anche per perdere peso, anche se le compriamo online, al supermercato o in erboristeria, e senza il controllo di uno specialista.
Basta pensare che il mercato degli integratori oggi in Italia vale almeno 2,6 miliardi di euro. E qui la critica si fa più pungente. “Nel decreto non sono usati nomi botanici – povera e reietta denominazione latina – ma la semplice dizione ‘estratto secco titolato’”, scrive ancora Izzo, “in cosa Sig. Ministro? In quale percentuale? In quale attivo? Non è indicata quale parte della pianta. Le sostanze elencate nel decreto si reperiscono in associazioni, quanto più variegate, in integratori e prodotti erboristici presenti in farmacia, erboristeria e nei supermercati. Risulta strano, a questo punto, che non vengano immediatamente ritirati dal mercato”.
La fretta e l’imprecisione con cui i tecnici del ministero scrivono i testi dei provvedimenti sono controproducenti, e per i malpensanti persino sospette. Non è un caso, infatti, che il Tar del Lazio, solo pochi giorni fa, abbia bocciato due decreti varati nel 2015 che vietavano l’uso di efedrina e di pseudoefedrina dalle preparazioni galeniche dimagranti. Le motivazioni del tribunale amministrativo lasciano a bocca aperta: una carente istruttoria ministeriale che si è “unicamente basata su una nota del direttore generale dell’Aifa senza neppure coinvolgere, nella opportuna fase consultiva, né la Commissione tecnico-scientifica né l’Istituto superiore di sanità”.
Probabilmente prima del prossimo intervento del Tar, la gran confusione sul rabarbaro o sulla buccia di arancio amaro si risolverà con un tavolo tecnico attorno a cui sederanno farmacisti, medici e burocrati vari. Ma a noi consumatori resterà la sensazione che chi dovrebbe tutelare la nostra salute agisca a volte con grande superficialità.