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 2017  febbraio 06 Lunedì calendario

Un Sanremo che per la Rai vale 7 milioni di utili

A un certo punto, nell’Ulisse, Joyce afferma: “Quattrini e cretini non si fanno compagnia”. Non sempre è vero, almeno alle nostre latitudini. Prova ne sia l’idiozia che da settimane imperversa su un tema a cui sembrano appesi i destini dell’economia pubblica, dallo spread alla tenuta del sistema pensionistico: il cachet di Carlo Conti per il Festival di Sanremo che, cari amici vicini e lontani, inizia domani. La pietra dello scandalo, la madre di ogni sconcezza, sta in questo numero: 650 mila (euro). Cifra presunta – ma presumibilmente corretta, infatti non è stata smentita – che verrà corrisposta al più abbronzato dei presentatori per la conduzione di cinque prime serate e per la direzione artistica e musicale dell’evento giunto all’edizione numero 67.
Qualche giorno fa il Corriere della Sera ha messo in fila i cachet dei conduttori: Paolo Bonolis un milione di euro; Antonella Clerici 500mila euro (ma qui non c’entra il gender gap salariale, bensì il peggior Festival di sempre, con le tagliatelle di Nonna Pina sul palco dell’Ariston); Pippo Baudo (nel 2007) 800mila; lo stesso anno per Michelle Hunziker, strappata a Mediaset, 1 milione di euro (ma che davvero?); Gianni Morandi 800mila euro; Fabio Fazio 600mila euro. Ma a quest’ultima cifra, per esempio, bisognerebbe aggiungere i 150mila euro del maestro Mauro Pagani, direttore musicale nei due Festival di Fabio e Lucianina (alla comica andarono 300mila euro).
Stessa cosa dicasi per le edizioni di Clerici e Morandi, le cui direzioni artistiche invece erano affidate (e naturalmente pagate) al potente Gianmarco Mazzi (in collaborazione con Lucio Presta). Nel 2012 alti lai contro Mamma Rai si alzarono per l’esosa partecipazione di Adriano Celentano (700mila euro, devoluti in beneficienza). Ironia della sorte, l’allora direttore di RaiUno, Mauro Mazza, si dice scoprì durante una conferenza stampa a Milano che il direttore artistico Mazzi aveva invitato il Molleggiato per tre serate: forse il Mazzi s’era convinto d’essere il Mazza, del resto che sarà mai una vocale terminale? Chissà, ma certo questa storiella spiega bene come funzionasse la Rai ai tempi.
Siccome, come abbiamo già avuto modo di notare, Sanremo è un posto dove tutto è cafone tranne che parlare di soldi, facciamo un po’ di conti in tasca al festival di Conti.Si è detto dei 650mila euro, aumentati lo scorso anno di 100mila tondi causa rinnovo del contratto. Si dimentica di dire, però, che la co-conduttrice Queen Mary partecipa gratis. Generosità? Opportunità? Più semplicemente Maria De Filippi non ha prezzo, come nella pubblicità (questa sì è una dimostrazione di potenza!). Ma nonostante il colpaccio che con buona probabilità farà volare lo share, al povero Conti (noi, che non amiamo la sua tv mediocre, non siamo sospettabili di simpatie preconcette) hanno talmente rotto le scatole che il poveretto ha dovuto dichiarare ciò che abitualmente si tiene per sé. E cioè: “Avevo già programmato di destinare una somma importante alle popolazioni colpite dal terremoto e volevo tenerlo per me, ma purtroppo queste polemiche assurde mi costringono a renderlo pubblico”. Cosa non si fa per far tacere Brunetta (Renato, Renato, Renato/così carino, così educato). E dire che, se la razionalità andasse di moda, i polemisti dovrebbero zittirsi all’istante di fronte alla logica dei numeri che stiamo per darvi.
Il Festival 2012 (Mazzi e Morandi) costò circa 20 milioni di euro e ne incassò 16: saldo negativo per 4 milioni (bisogna però precisare che allora la Convenzione Rai-Comune di Sanremo costava 7 milioni di euro; poi scesa agli attuali 5). L’anno successivo – il primo di Fazio, regnava Giancarlo Leone – i costi scesero a 18 milioni e i ricavi pure furono 18 milioni: primo pareggio. L’anno dopo (meno fortunato del precedente in quanto ad ascolti) costò un po’ meno (17,5 milioni) e produsse un po’ di più (19 milioni di introiti). Primi utili, timidi, ma pur sempre utili.
Nel 2015, l’alba dell’era Conti, la cura dimagrante continuò: costi per 16,5 milioni, ricavi per 20 milioni. Intanto cambia la gestione degli ingressi all’Ariston (che in buona parte prima erano allegramente in regalo) e quindi si cominciano a fare non trascurabili utili coi biglietti. Così l’anno scorso il Festival ha prodotto ricavi (biglietti compresi) per 22 milioni di euro, costando 16 milioni. Per ora l’edizione 2017 ha un progetto di costo pari a 15 milioni e mezzo e di ricavi pari a 23 milioni (22 dalla pubblicità, quasi un milione di ricavi commerciali). Facciamo, stando bassi, sette milioni di buone ragioni per tacere.