la Repubblica, 4 febbraio 2017
Piotr, lo stupratore venuto dal freddo preso dopo 26 anni da fantasma
ZOCCA (MODENA) L’uomo arrivato dal freddo aveva conservato di sé soltanto il nome: Piotr. Forse aveva paura di non rispondere, se qualcuno l’avesse chiamato con un altro nome. Adesso di Piotr Turkiewicz (cognome vero) e di Piotr Skalski (cognome falso) si conoscono molte cose ma l’uomo continua ad essere un fantasma. Il Piotr vero – raccontano gli atti giudiziari arrivati dalla Polonia – nel 1985 violentò una ragazza e poi la uccise spaccandole la testa con un sasso. Fu condannato a 25 anni ma nel 1991 approfittò di un permesso per fuggire dal carcere. Da ventisei anni era ricercato dall’Interpol. Pochi mesi di fuga in Germania e in Francia, poi l’arrivo in Italia. L’altro giorno è stato arrestato dai carabinieri. «Quando gli chiedevo di parlarmi del suo passato – dice Magda, la compagna polacca che ha vissuto con lui per vent’anni – lui mi spiegava che in Polonia non aveva più nessuno. “I miei genitori e i miei parenti sono morti, ho cancellato tutto”».
Nel paese di Vasco Rossi non si parla d’altro. «Ma come? Uno straniero assassino viene a vivere fra noi – racconta Monica Santi, giovane giornalaia – e chi dovrebbe difenderci se ne accorge dopo vent’anni?». I carabinieri sono contenti del lavoro fatto. «Da mesi – dice il capitano Nicola Puccinelli – stiamo facendo controlli su passaporti e documenti di cittadini stranieri. Siamo arrivati a Piotr Turkiewicz perché aveva un passaporto rubato in bianco nel 1998 in Polonia. Carta vera, nome falso. I controlli sui passaporti? Con quel che succede nel mondo… Abbiamo mandato impronte e foto all’Interpol e dopo pochi giorni è arrivata la risposta».
Le manette, l’udienza per la convalida, l’attesa per l’estradizione. Piotr ammette subito di essere l’uomo che nella Polonia del nord fu arrestato per stupro e omicidio. «Ma sono innocente», spiega prima ai carabinieri poi al suo avvocato, Francesco Murru. «Ero in discoteca assieme a un amico e alla sua ragazza. Balliamo, beviamo. Poi l’amico esce con la sua donna, torna dopo mezz’ora e mi dice: se vuoi farti avanti fai pure. H. non è più la mia ragazza. Vado a dormire, al mattino mi sveglia la polizia. Mi arrestano. Tre settimane di botte in una caserma, mi mettevano al gelo a meno trenta gradi. C’era il comunismo, la polizia non scherzava. Poi il processo, una sola udienza. Il magistrato che dice: o confessi o c’è la pena di morte. Ho ammesso la colpa, non potevo fare altro. L’amico – era lui l’assassino – era figlio di un ufficiale della polizia militare. Io invece ero già sotto controllo perché lavoravo per Solidarnosc. Che speranze potevo avere?».
«Piotr Turkiewicz – racconta l’avvocato Francesco Murru – ha saputo almeno da due settimane che i carabinieri stavano controllando il suo passaporto. Poteva fuggire e non l’ha fatto. Questo significa che aveva la coscienza tranquilla. Quando l’altro giorno è arrivato a casa sua ed ha visto le pattuglie dei carabinieri non ha cambiato strada. È entrato e ha detto: se avete bisogno, sono pronto a seguirvi».
Non sarà facile, comunque, trovare il vero volto del fantasma Piotr. «Dopo la fuga – ha detto – ho fatto qualche lavoro come elettricista in Paesi europei e dopo pochi mesi sono arrivato in Italia, prima a Bologna poi a Zocca». Documenti sempre ritenuti validi, perché Piotr ha ottenuto i permessi di soggiorno, la carta d’identità ed ha acceso anche un mutuo per la casa assieme a Magda. Lei badante ora bloccata da una malattia, lui magazziniere che porta a casa l’unico salario.
Ma il fantasma Piotr ha anche un altro volto. In Italia – dicono gli inquirenti – è arrivato molto più tardi del 1991. Per dieci anni infatti è stato un soldato della Legione straniera. Con noi, comunque, è stato corretto. Testa bassa, in silenzio, proprio come un soldato. Forse era tranquillo e non è scappato perché pensava che i documenti con i quali aveva ottenuto anche un finanziamento in banca riuscissero a superare i nostri controlli.
Alto quasi due metri e quasi sconosciuto in paese. La sua compagna spiega perché. «Veniva a casa dopo il lavoro nel bolognese e stava con me. Giocava con il nostro cane. Mai al bar o in piazza». L’amica Ada – anche lei polacca – non crederà mai che Piotr sia l’assassino arrivato dal freddo dei monti Carpazi. «Io vorrei un marito come lui. Tranquillo, buono, carino. Io e il mio uomo siamo stati da loro anche a Natale. Ho invidiato Magda che vive con un uomo così bravo». Andrà a trovare l’amica, che riesce a dire soltanto: «Io conosco un solo Piotr, ed è un uomo buono».