Corriere della Sera, 6 febbraio 2017
«Vertici lontani». Le critiche della base M5S
ROMA «Ci sono incursori, detrattori, infiltrati pronti a denigrarci e a dileggiare la nostra proattività». Claudio, uno degli organizzatori, giustifica così la blindatura dell’atteso meet up romano, che rischiava di trasformarsi in un processo pubblico alla sindaca Virginia Raggi e che invece è stato sterilizzato, trasformandosi in un convegno tecnico su piattaforme e forum free. Ma nella base il malcontento cresce e più di uno evidenzia lo scollamento con gli eletti.
I 5 Stelle si sentono sotto attacco e la sindrome dell’assedio imperversa, a tutti i livelli. Di fronte a errori e difficoltà, la reazione è quella di chiudersi a riccio, accusando la stampa. Lo fa il blog di Beppe Grillo, che attacca il Corriere della Sera. E lo fanno alcuni deputati. Accanimento ancora più acceso si riscontra tra i parlamentari più in difficoltà, quelli per i quali è partito un preavviso di provvedimenti, con l’aut aut di Grillo: «O con la Raggi o fuori». E così Roberta Lombardi, che diserta il meet up, torna a scrivere su Facebook per smentire di essere la «gola profonda» dell’inchiesta. E per proclamarsi vittima «di una grande campagna di fango, tesa a mostrarci divisi mentre invece remiamo tutti nella stessa direzione». Lombardi rivendica con orgoglio dieci anni di militanza sul territorio. Implacabili i commentatori: «Tu e qualcun altro vi siete sempre messi di traverso alla Raggi. Sostegno zero». Tra gli altri parlamentari nel mirino di Grillo c’è Carlo Sibilia. Che annuncia di aver depositato tre querele contro i «fake giornalisti».
Luigi Di Maio sceglie un profilo leggermente diverso. In un video messaggio, dopo giorni di silenzio, suona la carica agli amministratori 5 Stelle: «Questo non è il momento di fare autocritica: ci vogliono convincere che abbiamo sbagliato, che dobbiamo mettere in discussione il nostro metodo. Questo e il momento dell’orgoglio, della prima forza politica del Paese, che può ambire al 40%. Noi invece ci stiamo facendo intimidire: molti consiglieri e sindaci arretrano perché ogni giorno si sentono dire: e Roma?».
E Roma per Di Maio, che preannuncia un tour elettorale per l’Italia, è solo questione di tempo: «Presto saremo orgogliosi anche dell’operato di Roma perché ci vuole tempo per rimettere in piedi una città con 20 miliardi di euro di buco di bilancio e con un funzionario indagato ogni quattro e in cui ogni volta che ti muovi rischi di cadere in un tranello».
A proposito di tranelli, Salvatore Romeo smentisce l’ipotesi che le polizze intestate alla Raggi fossero una forma di finanziamento politico: «Erano forme di investimento, non eccessivamente rischiose, più o meno remunerative».
Di fronte ai diktat di Grillo, nel Movimento sembra abolito lo spazio per la discussione pubblica. Ne è stato un esempio il meet up di Roma, in streaming ma depotenziato: non hanno partecipato né la Raggi né la Lombardi e gli assessori sono stati «invitati» a disertare. Ma che il malcontento sia crescente nella base lo si evince dalle chat e da un intervento significativo, quello di Pino Giacomino, del III Municipio, che ha spiegato, applauditissimo: «C’è poca interazione tra giunta e consiglieri. E per gli attivisti è un momento di confusione: non c’è un dialogo proficuo con i portavoce. Con tutti gli eletti rileviamo uno scollamento».