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 2017  febbraio 06 Lunedì calendario

APPUNTI SU I 25 ANNI DI MAASTRICHT –

Ferruccio de Bortoli, Corriere della Sera 5/2/2017 –

Il 7 febbraio del 1992 venne firmato ufficialmente, nella cittadina olandese di Maastricht, il trattato sui criteri economici per essere ammessi alla Comunità europea, vincolanti poi nell’Unione monetaria. I membri erano solo 12. Tedeschi e olandesi, assai freddi sulla prospettiva di una moneta unica, imposero l’osservanza di regole inizialmente rigide temendo di dover condividere in futuro i debiti degli altri. Paura ancora attuale. Quegli accordi sono stati via via modificati e integrati ma i parametri base — il 3 per cento sul deficit e il 60 per cento sul debito — sono entrati nel lessico quotidiano come esemplificazione numerica dei limiti europei. Espressione del rigore necessario per i Paesi nordici, mordacchia indigeribile per quelli mediterranei. L’inflazione allora era temuta al rialzo e così i tassi d’interesse di valute nazionali. Oggi la situazione è semplicemente opposta. Era un altro secolo, un altro mondo e ci si interroga se quell’impianto, certamente fragile e incoerente, sia ancora attuale. La crisi però è anche il risultato di regole non rispettate. E di questo si parla poco.

Romano Prodi, quando era presidente della Commissione europea, in una intervista a Le Monde , definì il patto di stabilità «stupido ma necessario» perché andava applicato con intelligenza e flessibilità e governato da un’autorità che allora, come oggi, non c’è.

Guido Carli, che al momento della firma era ministro del Tesoro, scrisse che a Maastricht veniva tracciato un confine tra Stato e cittadini, a favore di questi ultimi che non sarebbero stati più chiamati a finanziare, con i loro risparmi, disavanzi di bilancio ed eccessi di spesa pubblica. Citò il Faust di Goethe, Mefistofele che suggerisce al Principe di stampare moneta, senza badare alla quantità. Nel più prosaico lessico dei giornalisti, che all’epoca seguivano gli affari europei, Maastricht venne ricordata per un’intossicazione alimentare collettiva che produsse un generale mal di pancia. I pasti erano indigeribili, il patto lo sarebbe stato più a lungo.

Nell’impianto originale di Maastricht — che superò i referendum francesi e danesi — vi erano alcune indubbie incongruenze. L’ambiguità di chi era costretto ad esserci pur non volendolo (la Germania). L’ambizione di chi non voleva essere escluso sperando che un vincolo esterno avrebbe cambiato le abitudini della politica e del Paese (l’Italia). Contraddizioni rimaste nel tempo che si ripropongono oggi sotto altra forma. È caduta invece l’illusione che attraverso la moneta unica si possa arrivare a un’unione politica. Un’intuizione nobile ma elitaria, peraltro sanzionata subito dagli osservatori più critici dell’Unione monetaria. Il premio Nobel dell’Economia Milton Friedman scrisse nel 1997 che senza un vero Stato alle spalle e una sola politica fiscale, la valuta unica avrebbe prodotto la divisione dell’Unione. Profezia che, riletta alla luce del disprezzo di Trump per l’Europa, fa venire brividi supplementari ma dovrebbe suscitare — come ci auguriamo — qualche salutare reazione difensiva.

Nel suo anno più difficile, dopo lo choc della Brexit, l’Unione affronta un ciclo elettorale denso di incognite. In Italia non sappiamo quando voteremo, meglio alla scadenza naturale della legislatura e con una legge elettorale dignitosa e non suicida, ma la campagna è già in corso. Scomposta. L’Europa è bersaglio dei sovranisti, ma anche di esponenti della maggioranza che si illudono di arrestare l’onda populista replicandone i toni. Forse, l’unico modo di contrastare, sul piano delle idee concrete, questa spinta distruttiva, sta nel coraggio di rilanciare l’iniziativa europea. Dare risposte concrete a bisogni reali. Il rapporto sulla riforma del bilancio europeo, voluto da Commissione, Consiglio e Parlamento, scritto dal gruppo presieduto da Mario Monti, è sul tavolo del commissario Günther Oettinger. Non prevede nuove tasse, bensì ipotesi su come finanziare beni e progetti comuni, come la difesa e la sicurezza, la lotta al terrorismo, la gestione dell’immigrazione.

Le regole europee sono soggette a forti critiche, a volte giustificate, e a diffuse amnesie. In Italia ci scordiamo che al tempo di Maastricht l’impegno era quello di convergere, nella regola del debito, verso il 60 per cento. Il governo Renzi aveva promesso di ridurre significativamente il rapporto con il prodotto interno lordo che invece rimane al 132 per cento. Il tema è stato colpevolmente rimosso per anni dal dibattito pubblico. Forse perché, grazie alla politica monetaria della Bce, lo finanziamo come se fosse quello tedesco. Il Quantitative easing (Qe) è anche un anestetico o meglio un metadone. Gli arcigni censori di Berlino dimenticano, a loro volta, che nel 2003 la Germania e la Francia non rispettarono la regola del deficit. L’Italia, allora presidente di turno e con ministro dell’Economia Giulio Tremonti, decise di bloccare ogni sanzione, nonostante la Commissione, guidata da Prodi, avesse proposto l’inizio di una procedura d’infrazione. Tanto è vero che poi la delibera del Consiglio venne deferita alla Corte di Giustizia europea. Berlino dette un pessimo esempio ma, in appena quattro anni, tornò al pareggio di bilancio.

Maastricht ha fatto il suo tempo? Il dibattito è aperto. Certo, dopo la crisi del 2007 le divergenze fra le economie dell’eurozona sono cresciute. Armonizzarle è impresa ardua. Le rigidità possono avere effetti recessivi. La domanda, soprattutto di investimenti, è debole. Angela Merkel ripropone un’Europa a due velocità. Le cooperazioni rafforzate vanno in questa direzione e fanno parte della storia, ormai sessantennale, dei trattati europei. Ma proviamo ad immaginare per un attimo, come vorrebbero i più accesi critici di Bruxelles, che le regole (in deroga alle quali abbiamo comunque avuto 19 miliardi in due anni) spariscano di colpo. Le leve del bilancio, come d’incanto sovranista, tornino tutte nelle nostre mani. E che cosa facciamo? Ci mettiamo a spendere allegramente tornando a deficit del 10 per cento come nei «favolosi» anni Ottanta nei quali abbiamo compromesso le prossime generazioni? Faremmo per il nostro Paese quello che non accetteremmo di fare mai per le nostre famiglie? Un extra deficit temporaneo può essere salutare se si privilegiano gli investimenti e non si ingrossa la spesa improduttiva. Ma questa visione antipaticamente austera non sembra animare i propositi dei fautori delle briglie sciolte. Prima di Maastricht nessuno si preoccupava della crescita impetuosa del debito. Si emettevano Bot e via. In ogni caso, i limiti non salterebbero del tutto. Ce li darebbe, senza flessibilità, il mercato finanziario al quale chiediamo, solo quest’anno, circa 450 miliardi per rifinanziare il nostro debito, per circa un terzo in mani estere. La ritrovata libertà sarebbe, dunque, un’amara delusione. Pagata a caro prezzo. Un Paese troppo indebitato non cresce più. Come accade per le aziende in analoghe condizioni: il rapporto di leva nel privato in Italia è doppio di quello tedesco. Inutile girarci intorno. E nemmeno Mefistofele, con un debito fuori controllo, può venirci in aiuto.


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Ue: 25 anni dopo Maastricht esaurita spinta all’integrazione =

(AGI) - Bruxelles, 5 feb. - (di Francesca Venturi) Maastricht, capitale del Limburgo olandese, e’ una bella cittadina con poco piu’ di 100 mila abitanti sulle rive della Mosa. Nonostante il suo nome quasi impronunciabile, e’ diventata a partire dagli anni ’90 il simbolo della integrazione europea: e’ qui infatti, a pochi chilometri dai confini con la Germania e con il Belgio, che il 7 febbraio del 1992 i 12 paesi che allora formavano la Comunita’ europea firmarono il trattato che ha portato negli anni seguenti a una sempre maggiore integrazione delle economie e alla creazione dell’Euro. Ha anche posto le base per i successivi allargamenti di quella che si e’ poi chiamata Unione europea, fino ad arrivare a 28 paesi. Erano passati solo due anni dalla caduta del muro di Berlino, e la Europa pareva destinata a un futuro federale. Ma, venticinque anni dopo quella firma, la spinta alla integrazione appare esaurita, e la storia ha mostrato che quello che fu il piu’ grande passo compiuto dal vecchio continente verso l’Unione conteneva in realta’ tutte le debolezze che hanno contribuito alla crisi attuale. La focalizzazione sull’Unione economica, senza procedere di pari passo con quella politica, la scarsa attenzione per l’aspetto sociale della politica economica, la rinuncia dell’Europa a divenire protagonista anche della politica estera e di sicurezza globale, la rigidita’ dei parametri stabiliti perche’ i paesi potessero rientrare nella moneta unica: tutti fattori che, visti un quarto di secolo dopo, avrebbero potuto, se affrontati con piu’ coraggio, evitare alcune delle pagine piu’ difficili dell’ultimo periodo. (AGI) Ven (Segue) 051102 FEB 17 NNNN


Ue: 25 anni dopo Maastricht esaurita spinta all’integrazione (2)=

(AGI) - Bruxelles, 5 feb. - Ora Maastricht continua ad essere meta di turismo "europeista" ma, spiegano gli abitanti della citta’, soprattutto da parte di cittadini extraeuropei: americani, asiatici. E l’Unione europea conosce la sua crisi piu’ profonda da quando, ormai sessanta anni fa, furono firmati i trattati di Roma. Lo ha riconosciuto lo stesso presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, che non ha esitato, nei giorni scorsi, ad agitare lo spauracchio della guerra, ricordando che se i paesi Europei hanno deciso di unirsi lo hanno fatto per evitare che si ripetessero catastrofi come le due guerre mondiali. Il prossimo avvio del negoziato per la "Brexit" , che per la prima volta ridurra’ il numero dei partecipanti al blocco, l’aumento del sostegno ai partiti antieuropei e la conseguente incertezza legata alle prossime scadenze elettorali in alcuni dei principali paesi europei e l’"eurofobia" del nuovo presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, rendono il "compleanno" della firma del trattato particolarmente amaro. Due mesi fa, a Maastricht si e’ gia’ celebrato il venticinquesimo anniversario del Consiglio europeo in cui fu deciso il trattato. In quella occasione, il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker, presente anche un quarto di secolo fa nella veste di giovane ministro delle Finanze lussemburghese, ha voluto ricordare che "non lo sappiamo, ma l’Europa e’ il continente piua piccolo: 5,5 milioni di chilometri quadrati contro 17,5 milioni della Russia. Contiamo per il 25% della economia globale, ma fra 10 anni scenderemo al 15%. Fra 20 anni nessun paese dell’Unione europea fara’ parte del G7. E se all’inizio del Novecento gli europei erano il 20% del genere umano, ora siamo il 7% e alla fine di questo secolo saremo il 4%, su un totale di 10 miliardi di persone sulla terra. Quindi - ha concluso Juncker - quelli che pensano che sia ora di fare a pezzi l’Europa, dividendoci in nazioni, si sbagliano completamente. Non esisteremo come singole nazioni senza Unione europea". (AGI) Ven 051102 FEB 17 NNNN


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= SCHEDA = Anniversario amaro per i trattati di Maastricht = =

(AGI) - Roma, 5 feb. - Quando venticinque anni fa i trattati di Maastricht segnarono la nascita dell’Unione Europea e posero le basi per la moneta unica, il mondo correva ancora sull’onda lunga dell’ottimismo successivo alla caduta del muro di Berlino. Un anno prima il politologo statunitense Francis Fukuyama, in un suo celebre saggio, aveva parlato di ’Fine della storia’: il modello del libero mercato e della societa’ aperta avrebbe trionfato ovunque con Washington nel ruolo di suo supremo garante. Le proteste di Seattle e Genova erano ancora lontane e tutto il mondo guardava alla globalizzazione con ottimismo. Le illusioni di Fukuyama si sarebbero infrante l’11 settembre 2001 con l’attentato alle Torri Gemelle. Ma il vero colpo di grazia arrivo’ nel 2008 con il crollo di Lehman Brothers e l’esplosione della crisi dei mutui, dalla quale scaturi’ la crisi del debito che fece tremare le fondamenta dell’euro. Oggi la tempesta euroscettica si e’ abbattuta su tutti i sistemi politici del europei e in molti Paesi, tra i quali l’Italia, l’euro e’ diventato il simbolo, quando non il capro espiatorio, del deterioramento economico di quella piccola e media borghesia che guarda con crescente rabbia a una classe dirigente accusata di aver tradito le promesse di quel 7 febbraio 1992 che sembrava dover aprire agli europei i cancelli di un futuro piu’ stabile e prospero. Se il fuoco del nazionalismo e’ tornato a bruciare, ad alimentarlo e’ stato pero’ anche l’atteggiamento di governi che in un’ottica nazionale hanno continuato a pensare, dimostrando spesso di essere i primi a non aver creduto nel sogno di un’Europa davvero unita. Cosi’ come sono i governi nazionali a incolpare Bruxelles di ogni problema interno. Se ora gli elettori fanno lo stesso e si gettano tra le braccia del Front National piuttosto che di Alternative Fur Deutschland, parte della responsabilita’ e’ anche loro. (AGI) Rus (Segue) 051105 FEB 17 NNNN


= SCHEDA = Anniversario amaro per i trattati di Maastricht = (2)=

(AGI) - Roma, 5 feb. - UN’EUROPA NATA SUI COMPROMESSI AL RIBASSO L’obiettivo dei padri fondatori dell’integrazione europa, come Jacques Delors, era arrivare a una progressiva cessione delle sovranita’ nazionali che arrivasse a costruire un soggetto politico unico. Francia e Germania, sotto le guide energiche e visionarie di Francois Mitterrand e Helmut Kohl, dovettero pero’ cedere da subito alle resistenze di Paesi, come Olanda e Regno Unito, timorosi che una difesa europea avrebbe privato di senso l’esistenza stessa della Nato. Una prospettiva indigeribile per Londra, che non intendeva rinunciare alla sua indipendenza in politica estera e al suo rapporto privilegiato con gli Stati Uniti. La cooperazione fini’ quindi per concentrarsi su quella economica, non importa quanto gli stessi architetti dell’euro, come Tommaso Padoa-Schioppa, avessero messo in guardia sui pericoli di una "moneta senza stato". Gli Stati membri economicamente piu’ deboli, come la Spagna, sembravano piu’ ingolositi dai fondi strutturali che preoccupati dagli aggiustamenti di bilancio ai quali sarebbero stati costretti dalla fine dell’epoca della spesa a debito. La Commissione guidata da Jacques Santer trovera’ il compromesso nella convergenza sui famosi "tre pilastri": cooperazione economica, cooperazione diplomatica e cooperazione intergovernativa sugli affari interni. La clausola di ’opt-out’ a favore della Gran Bretagna, chiamatasi fuori in partenza dal progetto dell’euro, non sarebbe bastata, ventiquattro anni dopo, a scongiurare la Brexit. IL PATTO DI STABILITA’ Terminati i negoziati, il trattato sull’Unione Europea viene firmato il 7 febbraio 1992 nella cittadina olandese di Maastricht dai dodici Paesi allora parte della comunita’ europea. Muore la Comunita’ Economica Europea, nasce l’Unione Europea. E, soprattutto, nasce l’Unione Economica e Monetaria. Quello che verra’ chiamato Patto di Stabilita’ e Crescita fissa i criteri contabili che avrebbero dovuto rispettare i futuri aderenti alla moneta unica, ovvero quelli che vengono comunemente chiamati "parametri di Maastricht": un rapporto tra deficit e Pil non superiore al 3%, un rapporto tra debito e pubblico e Pil non superiore al 60% (con deroghe per Belgio e Italia, che registravano gia’ livelli di indebitamento assai superiori), un tasso d’inflazione non superiore dell’1,5% a quello dei Paesi piu’ virtuosi, un tasso di interesse di lungo termine non superiore al 2% del tasso medio dei tre Paesi suddetti e almeno due anni di permanenza virtuosa (ovvero senza fluttuazioni) nel Sistema Monetario Europeo. Il 1 giugno 1998 la Banca Centrale Europea prese il posto dell’Istituto monetario europeo, in vista dell’introduzione dell’euro il 1 gennaio 1999 e la sua entrata in circolazione altri tre anni dopo. (AGI) Rus (Segue) 051105 FEB 17 NNNN


= SCHEDA = Anniversario amaro per i trattati di Maastricht = (3)=

(AGI) - Roma, 5 feb. - LA CITTADINANZA EUROPEA Il trattato di Maastricht introduce la cittadinanza europea per tutti coloro che abbiano la cittadinanza di uno Stato membro. Il diritto di stabilirsi, circolare e soggiornare nel territorio della Ue viene rafforzato. Alla libera circolazione di merci, si aggiunge la libera circolazione delle persone. Le innovazioni principali sono il diritto di elettorato attivo e passivo alle elezioni municipali del comune di residenza (in qualunque Paese Ue esso sia) e a quelle del Parlamento europeo dello Stato di residenza; il diritto alla protezione consolare attraverso cui un cittadino europeo puo’ chiedere assistenza all’estero alle autorita’ diplomatiche di un qualsiasi Paese dell’UE in assenza di istituzioni di rappresentanza del proprio; il diritto di presentare una petizione al Parlamento europeo su temi di competenza comunitari che coinvolgano direttamente gli interessi del cittadino e l’istituzione di un mediatore comunitario incaricato di tutelare persone fisiche e giuridiche in caso di cattiva amministrazione delle istituzioni comunitarie. I vantaggi per il cittadino non termineranno pero’ certo qui. Anche al piu’ euroscettico non deve dispiacere, ad esempio, poter contare su cure mediche gratuite in tutta la Ue con la tessera sanitaria del proprio Paese. - IL PRINCIPIO DI SUSSIDIARIETA’ E LA ’PESC’ I trattati di Maastricht ampliarono in modo significativo le competenze delle istituzioni europee. Ambiente, sviluppo delle reti nell’energia, nei trasporti e nelle comunicazioni, protezione dei consumatori, ricerca e sviluppo e coesione economica e sociale (attraverso l’istituzione dei fondi strutturali per le aree piu’ svantaggiate della neonata Ue) diventano ambito della politica comunitaria. Per le materie non riconosciute di competenza esclusiva di Bruxelles vale il principio di sussidiarieta’: l’Unione Europea interviene solo qualora l’azione dei singoli Stati non venga giudicata sufficiente al raggiungimento dell’obiettivo. Il quadro delle materie a competenza concorrente e’ pero’ tutt’altro che limpido, il che creera’ negli anni a venire piu’ di un conflitto politico. La cooperazione intergovernativa sugli affari interni porta alla nascita dell’Europol e all’estensione del trattato di Schenghen, inizialmente firmato solo da Francia, Germania e Benelux. La cooperazione sara’ invece piu’ limitata sul fronte diplomatico e la famosa Politica Estera e di Sicurezza Comune (Pesc), nonostante la creazione nel 1999 della figura dell’Alto Rappresentante, rimarra’ quasi sempre comune solo su carta. In teoria le decisioni vanno prese all’unanimita’. In pratica su diverse questioni si decidera’ all’unanimita’ di decidere a maggioranza qualificata. (AGI) Rus (Segue) 051105 FEB 17 NNNN



= SCHEDA = Anniversario amaro per i trattati di Maastricht = (4)=

(AGI) - Roma, 5 feb. - IL PARLAMENTO EUROPEO, QUEL PUNTO DEBOLE DA CUI RIPARTIRE Per le competenze del Parlamento Europeo viene stabilita la procedura di codecisione. L’emiciclo di Strasburgo ottiene il potere di approvare gli atti legislativi comunitari insieme al Consiglio, che pero’ finisce per racchiudere in se’ sia poteri legislativi che esecutivi. Viene conferito al Parlamento Europeo il potere di dare la fiducia alla Commissione ma non, ad esempio, di sfiduciare un singolo Commissario. Come sottolineato di recente dal Fondo Monetario Internazionale, l’insufficiente rappresentativita’ dell’Europarlamento e’ tra le principali ragioni del "deficit di democrazia" di cui soffrono le istituzioni europee e della crescente disaffezione dell’elettorato. Proprio per questo e’ da qui che l’Europa potrebbe ripartire per riguadagnare consensi e credibilita’, dall’unica istituzione che i cittadini eleggono direttamente e dalla quale, con un aumento delle sue competenze, potrebbero sentirsi davvero rappresentati, iniziando a mandare in pensione il ’meme’ dell’eurocrate grigio burocrate. A patto di accettare un’ulteriore cessione di sovranita’ e un’unione che sia davvero politica. (AGI) Rus 051105 FEB 17 NNNN