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 2017  febbraio 04 Sabato calendario

Il correttore che fa sparire i tatuaggi

Non è un caso se nella loro esilarante canzone «La follia della donna» (2003), dedicata alle manie fashioniste, Elio e le Storie Tese inserivano anche «il tatuaggetto». «La tua amica sfoggia un tatuaggetto/ e d’improvviso hai bisogno di/ un tatuaggeeetto...».
Come ogni accessorio, però, il «tatuaggetto» ha un impatto spesso ingombrante sul look di chi lo porta. L’inno di Elio prosegue con «d’un tratto non ti piace più/ cosa fai, lo togli?/ Non puoi...».
Anche per questo la tatuatrice-celebrity Kat von D – al secolo Katerina von Drachenberg, 34 anni, 5,5 milioni di follower sui social e star dei reality LA Ink e Miami Ink, trasmessi in Italia da Dmax – ha inserito, nella sua linea di make-up appena messa in commercio (si trova negli store Sephora), una serie di correttori ultracoprenti che possono camuffare tribali e donnine su qualsiasi parte del corpo. «Molti portatori di tatuaggi hanno relazioni di amore-odio con i loro. In quasi 20 anni di lavoro ne ho coperti così tanti... e non è un processo semplice. Succede perché spesso si sceglie male il soggetto. Ma anche perché un tattoo impatta molto in termini di look».
Il consiglio è di «avere un guardaroba che ne tenga conto. Certi tattoo sono molto limitanti. Io cerco di vestirmi in maniera semplice, per esempio metto solo abiti a tinta unita, quasi sempre neri o rossi. Una fantasia cozzerebbe con le mie braccia ultradisegnate, che sembrano già coperte di pizzo. Se hai tatuaggi colorati è come avere una borsetta colorata, può stonare con molti abbinamenti. E così via».
Stessa cosa per il trucco: «Per me quello giusto è fatto di pochissimi must, come il rossetto, rosso, e una semplice riga sugli occhi. Sul mio corpo c’è già così tanto da guardare...».
Eppure, nei prodotti che ha progettato, ci sono anche liner neri per dipingersi stelline e tratti grafici sul viso. «Serve a giocare con il face tattoo, molto in auge ma difficile se permanente. Io non tatuo mai i miei clienti sul viso, perché non in tutte le vite c’è spazio per una presenza così ingombrante. Essere un buon tatuatore significa anche dire dei no: io lo faccio anche quando vedo che chi viene da me non ha idee chiarissime. Se non sei certo di cosa vuoi tatuarti, non tatuarti. Se hai dubbi – al lavoro lo tollereranno? – non tatuarti. È una decisione che ti vincola per la vita».
Come a dire: anche il tatuaggio invecchia con te. «È una delle paranoie più frequenti: come sarà il mio disegno quando invecchierò? Ho due risposte», sorride Von Drachenberg.
La prima è pratica: «Dipende ancora una volta dal tatuatore. Se è bravo, il tatuaggio dura praticamente per sempre, senza sbiadire. Ovviamente chi lo porta deve fare la sua parte: blocco totale ogni volta che si espone la pelle alla luce, idratazione costantissima e in grande quantità. Per la mia pelle, poi, la dieta vegana ha fatto miracoli, rendendola molto più luminosa. Già togliere i latticini aiuta a conservarla bene. Ma capisco che siano scelte personali».
E la seconda risposta? È più filosofica: il dilemma «cosa ne sarà del tatuaggio quando avrai 80 anni» è tra i cavalli di battaglia di genitori e detrattori del genere.
«Credo che a 80 anni ci si preoccupi più di altro, tipo restare vivi. E a ogni modo, il tatuaggio fa la vita della tua pelle: ne prende le rughe, le pieghe. Forse aiuta persino ad accettare l’invecchiamento come un processo di arricchimento, di raccolta delle storie della tua vita, non sempre a lieto fine. Ogni disegno ne ha una da raccontare. Ma anche ogni ruga».