Corriere della Sera, 4 febbraio 2017
Il delfino dell’Arno
Un tipo tosto e imprevedibile come Capodanno nessuno l’aveva mai incontrato prima. Si diverte a fare l’esploratore, l’eremita, il cacciatore e adesso salta e danza tra barche e canoe. Da più di un mese vive nell’Arno, alle porte di Pisa, fa sognare i bambini, sorprende gli scienziati. Capodanno è un delfino (2,5 metri e 180 chili); appartiene alla specie dei tursiopi e il 31 dicembre, poche ore prima che i fuochi d’artificio proprio sopra quelle acque limacciose annunciassero l’arrivo del 2017, ha risalito il fiume infilandosi, controcorrente, nella foce di Bocca d’Arno. Prima per cinque chilometri e poi, nei giorni successivi, per altri cinque, sino al ponte dell’Aurelia, alle porte del centro storico. Non è stato facile. Non solo per la fatica e per i trabocchetti di quel viaggio mai fatto prima (secche, inquinamento, fango) ma anche per il rumore, insopportabile per i cetacei, che i ponti attraversati da auto e camion riverberano sull’acqua.
I primi a sorprenderlo, nel giorno di San Silvestro, sono stati i ricercatori di Cetus, il Centro ricerca sui cetacei di Viareggio diretto da Silvio Nuti e i veterinari dell’Istituto zooprofilattico di Pisa, e sono stati loro a battezzarlo Capodanno. Anche se adesso c’è chi ha organizzato un nuovo sondaggio e tra i nomi preferiti spicca Galileo, in onore all’illustre scienziato pisano.
«Il delfino aveva risalito il fiume per cinque chilometri – racconta Ilaria Bigongiali, biologa di Cetus —. Grazie ad alcune imbarcazioni della Croce Rossa abbiamo cercato di spingerlo verso il mare. Vicino alla foce lo abbiamo perso. Pensavamo avesse raggiunto il mare. E invece...».
Invece Capodanno si era nascosto chissà dove. E sul calare della sera, o forse la mattina successiva, ha iniziato a nuotare verso Pisa, fino al ponte dell’Aurelia. Secondo gli esperti qui ha trovato cibo in abbondanza e, ingordo, non si è più mosso. Anche ieri Ilaria l’ha incontrato a una cinquantina di metri dal ponte. Nuotava tranquillo, sembrava felice, sazio e per niente infastidito dagli umani che ogni giorno che passa si avvicinano sempre più alle sponde per fotografarlo.
Spettacolo, ma anche scienza. Quel delfino solitario è diventato protagonista di una ricerca alla quale partecipano Cetus, Arpat (l’Agenzia regionale per l’ambiente) e università. È rarissimo che un tursiope, che ama il mare come se stesso, si trattenga così tanto in un fiume. Di lui per ora si sa poco. Anche se quasi sicuramente è uno dei membri della colonia di delfini che da anni vive davanti alle coste della Versilia e del Parco naturale di San Rossore. I ricercatori ne hanno fotografati e catalogati 198, ma sono certi che siano più di 250. Una famiglia numerosa e felice che sta aumentando con almeno una decina di neonati all’anno.
Il branco, alcuni anni fa, aveva una femmina come leader. Si chiamava Matilde e poi è scomparsa. Capodanno l’ha certamente conosciuta prima di decidere di abbandonare il Tirreno e fare rotta verso l’ignoto. Ma la loro storia nessuno potrà mai raccontarla.