Corriere della Sera, 4 febbraio 2017
A casa di Aviv, rockstar pacifista. «Io, nipote di Moshe Dayan voglio liberare Israele dalla paura»
Oltre la siepe vive Isaac Herzog che guida il partito laburista e l’opposizione. Vista da casa Geffen l’erba del vicino non è più verde: «Herzog è troppo debole, non è in grado di battere Netanyahu». Così il cantore della sinistra radicale sceglie il centro rassicurante impersonato da Yair Lapid, l’ex conduttore televisivo in testa nei sondaggi di queste settimane: «È carismatico, pragmatico, non è un fanatico. Non posso restare sempre a sinistra e perdere sempre le elezioni», spiega il cantante che ha un album in uscita per l’Europa (Blackfield V), un altro tassello musicale del progetto iniziato nel 2001 con il britannico Steven Wilson, fondatore dei Porcupine Tree.
È sorpreso dalla popolarità ancora più grande che gli è arrivata dalla televisione, giudice nella versione locale di The Voice: «Sfrutto quel microfono per discutere i problemi della nostra società, le disuguaglianze economiche, per sognare insieme la nuova Israele che vedo nel futuro. La gente ha scoperto che non sono pericoloso, l’artista maledetto non fa più paura, milioni di persone mi ascoltano e pensare al salto nella politica è inevitabile. Potrei essere un buon ministro dell’Educazione. Sono israeliano, ebreo: ci tengo a questo posto, anche se la destra mi accusa di essere un traditore».
Una ventina d’anni fa è apparso in copertina per Yedioth Ahronoth, il giornale più letto, con la scritta nera sul petto nudo «è bello morire per se stessi», il rifiuto pacifista delle parole di Joseph Trumpeldor, eroe nazionale ucciso in battaglia nel 1920, che avrebbe sospirato prima di soccombere: «Non importa, è bello morire per la patria». Il tempo passa, Aviv Geffen compie 44 anni a maggio, non si presenta più ai concerti in gonna e forse indosserebbe la divisa dell’esercito: «Sono contro l’occupazione, il nostro controllo sui palestinesi è ingiusto. Ma rispetto la legge: ho due figli maschi, quando avranno l’età – se sarà ancora necessario – andranno a militare».