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 2017  febbraio 04 Sabato calendario

Strani giri, perdite e zero offerte: l’Inpgi e il buco del mattone

Molto distratto con gli immobiliaristi alla Sergio Scarpellini e a muso duro invece con i propri inquilini, che dopo aver pagato per anni fitti “di mercato” devono ora decidere in fretta e furia se acquistare le abitazioni a prezzi decisamente al di sopra della media o essere sfrattati dal futuro acquirente. L’Inpgi, l’istituto di previdenza dei giornalisti, sta cercando di vendere il suo cospicuo patrimonio immobiliare, valutato 1,3 miliardi, per arginare le falle di un bilancio fallimentare che lo sta portando a finire nelle braccia dell’Inps con tutti i suoi 59 mila iscritti. Tra entrate e uscite accumula perdite al ritmo di 134 milioni l’anno. L’evasione contributiva dilaga. Gli editori sono riusciti a scaricare molti dei costi delle crisi aziendali – vere, fasulle o evitabili – sull’Inpgi, come ha evidenziato il Fatto nell’inchiesta sulle presunte truffe ai danni dello Stato e degli istituti di previdenza.
Dal 2009 gravano sulle casse dell’Inpgi quasi mille nuovi prepensionamenti e altri 380 sono in attesa di essere perfezionati. Dai ministeri competenti ancora non arriva l’ok alla riforma taglia-spese dell’istituto, che inasprisce gli accessi alla pensione e introduce un prelievo straordinario sulle pensioni oltre i 38 mila euro lordi. Nessuno sa però se le misure basteranno a rimettere la gestione in pareggio nei prossimi anni. Per la Corte dei conti a questi ritmi il patrimonio si azzererà nel 2030.
La gestione immobiliare dell’Inpgi si è guadagnata poche settimane fa l’onore delle cronache a seguito delle poco edificanti vicende intorno a un palazzo di proprietà a Roma, venute a galla perché dato in affitto all’immobiliarista Sergio Scarpellini, il presunto corruttore – secondo la Procura di Roma – dell’ex capo del personale del Campidoglio, Raffaele Marra. Lo stabile di Largo Loria, 10 piani di uffici per 12 mila metri quadri è la più grande proprietà immobiliare dell’Inpgi. Secondo quanto ricostruito da Pierluigi Franz in qualità di revisore dell’Istituto di previdenza dei giornalisti – che ha presentato dall’agosto 2015 ripetuti esposti alle autorità di controllo finora rimasti incredibilmente inascoltati – è stato affittato fino al 2005 all’Enel a 1,8 milioni di euro l’anno. Rimasto sfitto è stato poi riallocato fino al 2027 a una società del gruppo Scarpellini a 2,1 milioni, con la possibilità di subaffittarlo. Diritto immediatamente esercitato dal costruttore, che rigira l’immobile al Comune di Roma per 9 milioni 190.833 euro l’anno con un profitto che sfiora il 400%. Franz segnala che l’immobile era stato offerto in precedenza anche al Campidoglio – già in passato affittuario dell’Inpgi in un palazzo sul Lungotevere – al canone pagato dall’Enel, ma i funzionari capitolini non avevano mostrato interesse.
Nel 2013 arriva la disdetta del Comune, dopo la denuncia di un gruppo di consiglieri grillini, tra cui Virginia Raggi. In 8 anni, Scarpellini ha incassato 71 milioni, il doppio del valore iscritto in bilancio, senza che nessuno all’Inpgi abbia trovato nulla da denunciare alle autorità. Il palazzo di Largo Loria è ancora vuoto. Qualche giorno fa hanno provato a occuparlo e un agente di polizia, caduto da un ballatoio, è finito all’ospedale in codice rosso.
Per frenare l’emorragia dello squilibrio di gestione corrente l’Istituto ha deciso a giugno di vendere il 50% del patrimonio immobiliare in 4 tranche. La prima, che dovrebbe portare in cassa i primi 200 milioni, è stata offerta a 600 degli attuali inquilini, ma in sei mesi non è stato venduto neppure un appartamento. “La valutazione degli immobili è poco trasparente, esagerata e calcolata in modo approssimativo – dice il presidente del sindacato degli inquilini Inpgi, Corrado Giustiniani – abbiamo chiesto di prendere a riferimento i prezzi di mercato medi fissati dall’Agenzia delle Entrate, su cui praticare uno sconto del 30% come è stato fatto in tutte le grandi vendite frazionate”.
Il patrimonio immobiliare dell’Inpgi è stato trasferito dal 1997 al fondo “Giovanni Amendola” di proprietà dell’Istituto, che a sua volta l’ha dato in gestione alla “Investire immobiliare Sgr” una società privata di proprietà della banca Finnat della famiglia Nattino. Il presidente dell’istituto finanziario, Gianpietro Nattino, è finito l’anno scorso in un’indagine condotta dagli investigatori finanziari vaticani relativa a un “eventuale riciclaggio di denaro, insider trading e manipolazione del mercato” in cui sarebbe stata utilizzata l’Apsa, l’Amministrazione del patrimonio della Sede che gestisce finanze e immobili. La Sgr Investire è anche ben nota a migliaia di piccoli risparmiatori “traditi” dalle performance fallimentari di 4 fondi immobiliari collocati a partire dal 2005 dagli uffici postali. Due di quei fondi, Irs-Invest Real Security e Obelisco, sono gestiti proprio da Sgr Investire. “In quel caso hanno venduto in blocco immobili cielo-terra a un non meglio precisato “investitore internazionale” con sconti fino e oltre l’80% rispetto alle valutazioni fatte dall’“esperto indipendente” tre mesi prima: anche l’“esperto” è lo stesso del fondo Inpgi?”, chiede polemicamente per il comitato giornalisti inquilini Pierangelo Maurizio, consigliere della Federazione della stampa, che dietro il rifiuto opposto alla richiesta di rivedere i prezzi di vendita delle case, intravede possibili speculazioni future. Intanto nei giorni scorsi un immobile uso ufficio dell’Inpgi, nella centralissima via Parigi a Roma, è stato venduto a 3,8 milioni, contro i 9,5 di valore a bilancio.