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 2017  febbraio 04 Sabato calendario

«Troppe lapidi sbagliate. Così trovo i veri nomi dei partigiani caduti». Parla una funzionaria dei servizi cimiteriali di Torino

I cimiteri sono per antonomasia i luoghi della memoria. Basta poco, però, che disattenzioni come trascrizioni errate di nomi o piccole dimenticanze possano cancellare per sempre il ricordo di un caduto, sganciando per sempre i suoi resti dalla sua storia. È anche per questo motivo che da due anni il cimitero monumentale di Torino ha intrapreso un’opera ciclopica e faticosa: tracciare la storia dei caduti partigiani del Piemonte e analizzare i documenti di accompagnamento delle loro salme per individuare gli errori commessi nelle trascrizioni dei registri e modificare tutte le lapidi sbagliate.
Un procedimento che ha visto una funzionaria dei servizi cimiteriali, Renata Santoro, trasformarsi in storica a caccia di errori. «Tutto è nato quando l’associazione culturale Russkij Mir, organizzazione che raduna i russi di Torino, ci ha fatto notare che i nomi di molte lapidi di partigiani sovietici caduti in Piemonte erano sbagliati – spiega Santoro –. A quel punto ci è venuto in mente di mettere mano ai registri e guardare quali fossero gli errori di trascrizione. Prima tra i russi e poi tra tutti gli altri». Una ricerca che vede in gioco molto di più della correttezza di qualche lettera di ottone, ma che vincola in futuro la possibilità di collegare una tomba con la storia di chi c’è sepolto dentro.
Oggi al Monumentale esiste il «Campo della Gloria», area dedicata ai combattenti partigiani. Non è sempre stato così, però. Per crearlo ci volle la caparbia Nicola Grosa: era un partigiano che, finita la guerra, iniziò a raccogliere informazioni sulle fucilazioni nazifasciste. Dopo aver individuato i luoghi delle esecuzioni, si metteva a scavare. Nel giro di qualche anno aveva raccolto le salme di numerosi caduti e aveva provveduto al trasferimento al Monumentale. I corpi erano tanti, il lavoro anche e le trascrizioni, in alcuni casi, sbagliate. Quello che le autorità cimiteriali cercano di fare adesso è proseguire l’opera di Grosa.
Ma come si procede in questo tipo di ricerche? «Ho preso in mano gli archivi con i documenti di arrivo dei corpi e i documenti in possesso dell’Anpi – racconta Santoro –. A questo punto ho iniziato a confrontare i nomi su questi documenti con le lapidi dei caduti disseminate per la città. In molti casi c’erano delle discrepanze. Spesso i nomi di battesimo erano sbagliati o si trovavano i nomi di battaglia». Si è trattato di un lavoro certosino, ma domani si trasformerà in qualcosa di pratico: «Entro maggio avremo finito di correggere gli errori – spiegano dai servizi cimiteriali –. Per il 2 novembre, invece, contiamo di sostituire le lapidi sbagliate e posizionare i nomi corretti. Così garantiremo la possibilità di rintracciare un caduto e di ricostruire la sua storia».