Oggi, 2 febbraio 2017
Clotilde e io duriamo perché viviamo separati. Intervista a Emanuele Filiberto di Savoia
Diffidenze, snobismi e sberleffi hanno da sempre accompagnato la sua vita mediatica. C’è chi non lo ha mai sopportato, chi lo ha deriso, chi lo ha apostrofato come un “burlone” e chi come un “principe” con poca dose di regalità e tanta voglia di esibizionismo. In verità – e chi scrive lo conosce abbastanza bene – Emanuele è un uomo (auto)ironico; divertente ed elegante. Senza dubbio le sue origini lo tradiscono: sua Altezza reale Emanuele Filiberto Umberto Reza Ciro René Maria di Savoia, figlio di Vittorio Emanuele e di Marina Doria, nipote dell’ultimo re d’Italia, Umberto II di Savoia, assomiglia poco a cotanto pedigree. Nella realtà e per chi ha avuto modo di conoscerlo nella sue numerose esibizioni tv, di regale ha soprattutto la curiosità. L’interesse verso un mondo, quello dei very normal people, che il principe ha iniziato a conoscere meglio subito dopo la fine del suo esilio. Nell’ultimo anno, però, qualcosa dentro di lui è cambiato: niente più tv, «faccio l’imprenditore».
Ha presentato I Raccomandati, partecipato al Ballo delle debuttanti, a Ballando con le stelle, Notti sul ghiaccio, è andato come cantante al Festival di Sanremo, ha fatto un cinepanettone e ha pure scritto tre libri. Ora è un po’ che non si vede. Si è stancato dei media o i mezzi d’informazione si sono stancati di lei?
(ride) «Nessuna delle due, almeno credo. La verità è che ognuno di noi nella vita vive varie fasi. Quella mediatica io l’ho ampiamente attraversata. Ho usato la tv per farmi conoscere meglio e per imparare meglio io come sono fatti gli italiani. Grazie a quell’esperienza in tv ho anche incontrato molte persone che, altrimenti, non avrei mai conosciuto».
Come Pupo, per esempio...
«Con Pupo ci siamo molto divertiti. Insieme siamo andati a Sanremo e ricordo quella partecipazione con molta gioia. Questo perché io non mi sono mai preso troppo sul serio, forse sono stati gli altri a farlo. Ma tra gli incontri importanti aggiungerei anche Milly Carlucci».
Nessuno l’ha delusa?
«Come in tutti gli ambienti, c’è chi ti convince e chi ti delude. Non penso che il mondo dello spettacolo sia molto diverso da altri mondi professionali. Ma ci tengo a dire che io non mi sono mai messo in competizione con nessuno perché non ho mai avuto come obiettivo quello di fare il presentatore televisivo. Quello che faccio oggi mi rappresenta molto di più».
Vuole dirmi che stare sul suo camion, il Food Truck Prince of Venice a vendere pasta fresca per le strade degli States le assomiglia più che duettare con Pupo a Sanremo? Non mi deluda...
«La devo deludere, caro Diaco. Cantare mi diverte, ma io sono e mi sento un imprenditore. Ho messo in campo tante sfide. Lei citava quella del Food Truck: sa che l’ho disegnato io? Ho deciso di investire sullo Street food itinerante. Comunque, le assicuro che farina, olio e tartufo li faccio venire dall’Italia. Il mio Food Truck Gourmet è un piccolo ristorante stellato a un terzo del prezzo».
Non esageriamo...
«Non esagero affatto. I nostri prodotti sono buonissimi e presto prenderemo altri camion. Per ora stazioniamo a Los Angeles. Sa che vanno molto bene anche le mie magliette?».
Non mi dica che ha perfino un banchetto a Porta Portese.
(ride) «Mi sta dando un’idea.... Ma, a parte gli scherzi, la mia linea di magliette Prince Tees va fortissimo».
Le ho viste. Sono magliette semplicissime.
«Sì, ma sono in cotone e cashmere. E la semplicità è sempre molto elegante».
Ritiene semplice anche il rapporto con sua moglie, l’attrice francese Clotilde Courau? Avete due figlie e siete sposati da ormai 13 anni.
«Non esageriamo adesso: l’amore non è mai semplice, ma questa è la sua natura. Con Clotilde c’è un rapporto unico, bellissimo e di grande complicità. Stiamo insieme, ma nessuno dei due ha dovuto cedere ad alcun tipo di ricatto. Ognuno ha i suoi spazi, il suo lavoro e il suo “giardino interiore”. Credo che l’unico modo per stare insieme sia questo: rispettarsi, non invadere lo spazio dell’altro e sapersi volere bene anche quando le cose non girano come vorremmo. Nel nostro caso poi ci sono due figlie meravigliose, Vittoria e Luisa, che rendono la nostra famiglia completa e armonica».
State pensando al terzo figlio, magari un maschio?
«Fare bambini è una cosa semplice, farli crescere bene decisamente meno. Io e Clotilde abbiamo la fortuna di avere due figlie stupende: intelligenti, buone e generose. Il mio impegno è concentrato su di loro. Con sincerità, le dico anche che non non me la sento più di cambiare pannolini».
A proposito di cambiamenti. In Italia è in atto una vera rivoluzione della geografìa politica. Un sondaggio sostiene che gli italiani avrebbero voglia di un “uomo forte’’.
«Guardi che di uomini cosiddetti “forti” gli italiani ne hanno conosciuti parecchi e molti hanno fatti danni pesanti. Non credo che ci sia bisogno di un uomo forte. Credo, invece, che gli italiani abbiano voglia di buona politica e di una vera democrazia. In tutta Europa la paura domina gli scenari politici e credo che la risposta migliore alla paura sia l’efficienza. Se la politica tornasse a occuparsi dei problemi della gente, l’ondata populista avrebbe una battuta di arresto».