Corriere della Sera, 3 febbraio 2017
«Il basket italiano? Di questo passo finiranno per ucciderlo». Intervista a Giorgio Buzzavo
Giorgio Buzzavo, 70 anni, ha guidato a lungo il «regno» polisportivo dei Benetton. Oggi si occupa di giovani e sport e del Laboratorio 0246, legato alla prima infanzia. Ma è sinceramente preoccupato per il basket degli adulti: «La serie A a 18 squadre ucciderà anche la mia tendenza all’ottimismo».
La Fip e le due Leghe paiono d’accordo...
«Stanno rovinando definitivamente la nostra amata pallacanestro, che di questo passo morirà: già all’epoca fui il solo a oppormi al passaggio da 14 a 16. Ancora una volta si va nella direzione sbagliata: è una scelta miope di fronte al quadro economico del Paese e allo sviluppo del basket internazionale, che lavora per avere più qualità con meno squadre. La Lega non potrà avere un obiettivo comune: troppe diversità e troppi interessi differenti».
Colpa più della Federbasket o della Lega di A?
«La Fip punta a una Lega debole per fare quello che vuole».
Lo scenario negativo ha una cornice generale?
«Non ci sono risorse per tutti e si “equivoca” fra i nomi delle piazze storiche e la loro reale capacità di allestire budget per competere a un livello più alto. Ma questo è solo l’inizio».
E il resto?
«Vi preparo un “tridente “di argomenti: le finestre della Fiba, gli impianti indecenti, l’utilizzo degli italiani».
Fuori uno...
«I nuovi spazi che la federazione internazionale darà alle Nazionali nel corso di una stagione sono una scelta famigerata. Varare i calendari sarà un’impresa, a maggior ragione con le 18 squadre».
Sugli impianti, la Fip è tassativa: almeno 5 mila posti.
«E chi li ha, i 5 mila posti? Quattro, cinque squadre. Finirà come al solito: concederanno deroghe».
C’è l’impegno a darsi da fare per i nuovi palazzi.
«Lo vedo drammaticamente impossibile in tempi medio-brevi. E forse non lo sarà nemmeno a lungo termine, senza adeguati strumenti. Pensiamo allora a rendere quelli in uso più ospitali, privi di barriere, concepiti per le famiglie e non per quattro scalmanati che rovinano la serenità dei gestori».
È il piano della Lega, varato dal responsabile marketing.
«Ma non ho ancora visto nulla di concreto...».
A proposito di manager: è una figura quasi sparita.
«Ed è un altro catastrofico errore. Creare un manager presuppone investire: invece si preferisce dare i soldi ai giocatori e ai procuratori. E i club restano allo stato brado».
Ci scordiamo degli italiani?
«No. Tutti li vogliono, ma non si investe sui vivai e si accontentano i deboli che ingaggiano americani da 30 mila dollari: però Treviso, in A2, sta rinascendo grazie agli italiani. La formula dei 6 stranieri più 6 indigeni? Non convince».
C’è una frase per definire il basket italiano di oggi?
«Aurea mediocritas».
Se la sente Armani...
«Ha sballato la serie A con budget troppo alti. Ma in Europa, sono troppo bassi: quindi, vive di un paradosso».
Anche Benetton era accusato di drogare il basket.
«Alt! Primo: lottavamo contro altri club che investivano. Secondo: in Europa abbiamo vinto coppe e fatto finali».
La ricetta per uscirne?
«Accettare la nostra realtà, riscrivere le regole, ristudiare la “piramide”, stabilire standard inderogabili».
La Fip è troppo vecchia?
«Di sicuro non è diversamente giovane».