Libero, 3 febbraio 2017
È ufficiale: insabbiati i bidonisti di Mps
Niente da fare. Adesso è ufficiale: non ci sarà la creazione del registro pubblico dei bidonisti del Monte dei paschi di Siena. Il Parlamento con la complicità del governo si è rimangiato la proposta volta a creare una lista dei grandi debitori delle banche salvate con denaro pubblico, a cominciare proprio dall’ex istituto di credito del Partito democratico. Ieri è stato sostanzialmente annacquato l’emendamento al decreto salva Mps, presentato da Forza Italia in commissione Finanze del Senato e insabbiato dalla maggioranza con l’avallo dell’esecutivo. La misura è destinata a cambiare pelle: si farà un generico e poco interessante «approfondimento informativo» sulle sofferenze delle banche nazionalizzate senza andare a fondo coi nomi dei debitori. Qualche dettaglio in più sui prestiti rimborsati, ma i nomi dei responsabili vengono tagliati fuori.
La regia del passo indietro è stata curata dal relatore al decreto legge, Mauro Marino. L’esponente del Pd, ha proposto di includere nella lista solo le «informazioni attinenti al profilo di rischio e al merito di credito, riferite alla data nella quale sono stati concessi i finanziamenti, dei soggetti nei confronti del quale l’emittente vanta crediti, classificati in sofferenza, per un ammontare pari o superiore all’1%del totale dell’attivo». Vuol dire in parole più semplici che invece di una black list delle imprese furbone per colpa delle quali i contribuenti sono costretti a pagare 20 miliardi di euro per evitare fallimenti a catene degli istituti, avremo a disposizione una manualino tecnico su profili di rischio e sul merito di credito. Roba incomprensibile che non serve alla trasparenza né a chiarire le cause dei fallimenti bancari da buttare nel cestino immediatamente.
La questione prende le mosse dall’iniziativa di Libero lanciata il 9 gennaio e contemporaneamente sostenuta dal presidente Abi, Antonio Patuelli. L’inquilino di palazzo Altieri, intervistato su queste colonne, aveva suggerito di estendere l’indagine anche ai banchieri e pure alla vigilanza, per fare chiarezza a 360 gradi sui crac del sistema bancario del Paese, dal Monte dei paschi in giù. Per la verità, al Senato (dove si sta discutendo il provvedimento «salva risparmio») sin dalle prime battute si è registrata una certa freddezza. Forza Italia è stata lasciata sola, col Movimento 5 Stelle che pure sembrava favorevole rimasto in silenzio. Dicevamo del governo: l’emendamento sulla lista nera non è stato sostenuto dal sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta, che durante i lavori in commissione ha spiegato come sia più importante spostare l’attenzione sulle responsabilità dei banchieri, «che appare ancora più rilevante nei casi in cui si mette a rischio capitale pubblico». Qualche perplessità sul registro dei bidonisti era stata sollevata, nelle scorse settimane, da diversi banchieri, tra i quali Fabrizio Viola (PopVicenza) e Victor Massiah, entrambi preoccupati per gli effetti collaterali derivanti da una lista di proscrizione delle imprese. Pure il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, aveva messo in guardia, invitando a fare distinzione tra comportamenti scorretti e casi di clienti «sfortunati». I furbi, tuttavia, l’hanno fatta franca.