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 2017  febbraio 03 Venerdì calendario

Svizzeri, mercenari in Europa

Che cosa esporta la Svizzera? Orologi a cucù e formaggi con i buchi, secondo i pregiudizi. Ma, per secoli, anche soldati, professionisti della guerra, diciamo mercenari, che si sono battuti sotto tutte le bandiere. Una fonte di reddito per numerose famiglie che costruirono con gli ingaggi dei soldati solide fortune, dal sedicesimo secolo fino alla metà del diciannovesimo.
La storia di questi legionari elvetici è raccontata da Jost auf der Maur in Söldner für Europa (Echtzeit Verlag, 16 euro).
«Ora sono rimaste le guardie svizzere che difendono il Papa, racconta l’autore, che è un noto collaboratore della Neue Zürcher Zeitung, ma, per 500 anni, il mestiere delle armi è stata una nostra specialità, anche se la Svizzera viene considerata un paese tranquillo, un paese della pace. Forse è stato propria l’esperienza sui campi di battaglia per conto terzi, aver conosciuto gli orrori della guerra che ci ha fatto diventare una nazione che ha scelto la pace e la neutralità». E Jost auf der Maur, 64 anni, ricorda il connazionale Henry Dunant: testimone alla battaglia di Solferino, colpito dalla visione dei morti e dei feriti, creò la Croce Rossa.
In tutto, secondo un calcolo approssimativo, furono almeno un milione e mezzo gli svizzeri che si arruolarono come mercenari. E si batterono per quasi tutte le nazioni d’Europa, dalla Spagna alla Francia, senza dimenticare il Piemonte. Nei primi tempi si arruolavano individualmente, poi il mestiere venne organizzato, e i vari Stati assumevano gruppi di militari svizzeri, già organizzati, rispettando contratti precisi fin nei particolari. Era vietato, ricorda l’autore, che svizzeri combattessero contro connazionali, ma avvenne durante la guerra di successione spagnola (nel diciottesimo secolo, in due fasi dal 1701 al 1715). Nella battaglia di Malplauqet, l’11 settembre del 1709, in Belgio, caddero da una parte e dall’altra, 8 mila svizzeri.
«I mercenari hanno una cattiva fama» ha chiesto Die Zeit all’autore «anche gli svizzeri erano obbligati a fare il lavoro sporco?» È avvenuto, ammette Jost, i soldati svizzeri venivano mandati per reprimere rivolte, contro i civili, e impiegati nelle guerre civili, in quanto si presumeva che non si sarebbero lasciati coinvolgere da motivi ideologici. E, in passato, venivano compiuti atti considerati normali che oggi vengono considerati crimini di guerra.
I combattenti delle montagne, come venivano chiamati, avevano una cattiva fama, cioè ottima per chi li assoldava, forti, leali combattenti, che si guadagnavano professionalmente la paga, che di solito non sprecavano in libagioni e nei bordelli, ma mandavano a casa affinché venisse investita, come bravi emigranti della guerra. La Svizzera era povera, i campi e gli allevamenti non bastavano a sfamare le famiglie numerose, e gli uomini sceglievano il mestiere delle armi: si partiva già a 14 anni, a 45 anni si andava in pensione.
Verso il 1550 un soldato semplice guadagnava in media 18 soldi al mese, un contadino nella zona di Zurigo non arrivava alla metà. Per avere un’idea, con un soldo si acquistavano circa 10 chili di farina. Ma, scrive l’autore, non si calcolano i bottini che i mercenari portavano a casa, e che rappresentavano una dote per poter sposare la figlia di qualche possidente. Il saccheggio era autorizzato ed era un extra considerevole. Ma già nel 1700 i Söldner non guadagnavano molto di più di un normale artigiano che, ovviamente, non rischiava la pelle. Gli svizzeri non erano gli unici a battersi per il miglior offerente. Temibili concorrenti erano gli irlandesi, anche loro spinti dalla povertà. Mercenari svizzeri si spingono fino in Canada e in India. E alla battaglia di Lepanto, 13 elvetici si battono contro i turchi sotto le bandiere del Papa. Una storia che non sempre si conclude in modo positivo: tra il quindicesimo e il diciassettesimo secolo prestarono servizio un milione e 100 mila mercenari, ma 480 mila tornarono in patria, e di questi 160 mila erano invalidi o ridotti in miseria.
Ma chi tornava ancora giovane e sano era un uomo diverso, più forte, con esperienze nuove, e riuscivano ad avere successo in diverse attività. E gli ufficiali di solito avevano risparmiato un buon capitale da investire nel commercio. «Senza i suoi mercenari, conclude Jost auf der Maur, la Svizzera di oggi sarebbe diversa. Le famiglie dei soldati di fortuna formarono anche l’élite politica. Forse la Confederazione non sarebbe sopravvissuta senza i suoi mercenari. Gli Stati che li assoldavano risparmiavano la Svizzera, si combatteva ovunque, e la patria viveva in pace».