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 2017  febbraio 03 Venerdì calendario

Sono le 22.30, il giornale deve chiudere e la Raggi sta «ancora dentro», come si diceva agli esami di latino dell’università quando a interrogare era il terribile professor Questa, buonanima

Sono le 22.30, il giornale deve chiudere e la Raggi sta «ancora dentro», come si diceva agli esami di latino dell’università quando a interrogare era il terribile professor Questa, buonanima. Il terribile professore Questa dei nostri tempi è l’acuto e ambizioso procuratore aggiunto Paolo Ielo, aiutato dal pubblico ministero Francesco Dall’Olio. E la studentessa sulla graticola, forse addirittura a rischio d’arresto, è l’infelice sindaca di Roma, la quale per ora deve rispondere di abuso d’ufficio e falso, per via della promozione al vertice del dipartimento Turismo di Renato Marra, fratello dell’ex braccio destro della sindaca Raffaele Marra, che sta dentro per corruzione. La sindaca è uscita tranquilla di casa ieri mattina, rispondendo ai cronisti che le chiedevano se stava andando dai giudici: «No, vado in Campidoglio». E all’una e mezza, di nuovo, ha liquidato i cronisti assedianti, che continuavano a chiederle: «adesso però sta andando dai giudici?, con un «Vedremo». I giudici l’hanno poi ricevuta in un luogo che si voleva segreto e che è stato però subito scoperto (la Direzione centrale anticrimine della polizia in via Tuscolana, periferia est di Roma) e l’hanno cominciata a martellare intorno alle 15. La sindaca, a quanto si capisce, resiste, e manca poco alle 23, cioè sono otto ore (più una d’anticamera). Ma ha senso poi questa resistenza? Sì, dal punto di vista di Grillo, se si andrà al voto rapidamente, perché non è agevole - si dicono tra di loro Grillo e soprattutto Casaleggio junior - fare campagna elettorale con la prima cittadina eletta sotto i flash di tutto il mondo e poi buttata fuori dal Campidoglio per incapacità o indegnità. No, secondo un sacco di grillini che preferiscono ancora star zitti (ma si radunano il 5 pomeriggio), perché, a sentir loro, sarebbe meglio gestibile una sindaca licenziata dallo stesso Movimento 5 stelle («noi siamo diversi»), con nuove elezioni che magari i cinquestelle vincerebbero pure.

Potrebbero vincere?
I sondaggi dicono che la sindaca a suo tempo vittoriosa col 67 per cento al ballottaggio sta adesso, a Roma, sotto il 50%. Ma senz’altro la penalità che pagano Grillo e i suoi è poca rispetto a quello che s’è visto in questi sei mesi. Se a Roma corresse la sua gran nemica Lombardi magari vincerebbe. E a livello nazionale, se continuasse lo spappolamento del Pd (ma ieri Renzi ha accettato le primarie in modo da calmare la sua sinistra), Di Maio o magari Di Battista (che gli inquirenti avrebbero intenzione di interrogare) entrerebbero a Palazzo Chigi. A livello nazionale i casini di Roma non hanno troppo punito i cinquestelle.  

Lei sta menando il can per l’aia perché la sindaca è ancora dentro e non sa che cosa scrivere.
No, c’è una bella storia di ieri, lanciata in anteprima dall’Espresso e tutta da capire. Nel gennaio dell’anno scorso, Salvatore Romeo, che poi diventerà capo di gabinetto della sindaca, cambiò il beneficiario della sua assicurazione sulla vita nominando, al posto della persona che c’era prima, la Raggi. E la Raggi non era ancora stata eletta. Grazie alla nuova formulazione, se Romeo fosse morto alla Raggi sarebbero andati 30 mila euro. Non è che la cosa sia chiarissima, Romeo è un uomo giovane di 51 anni ed essere beneficiari di una polizza sulla vita non garantisce affatto che il premio sarà riscosso. E però Romeo, a Raggi eletta, ha fatto carriera, passando da uno stipendio di 39 mila euro a uno di 110 mila, poi corretto a 93 mila grazie all’intervento dell’Anticorruzione. Dove sta l’inghippo in questo intreccio? Non so rispondere. Come mai Romeo avrebbe stipulato parecchie di queste assicurazioni a beneficio di altri grillini comunali? Mistero fittissimo. Non vedo il tornaconto di nessuno.  

Il magistrato Ielo, su questo,  l’avrà fatta parlare?
Uno spiffero uscito dalla stanza dell’interrogatorio ci dice che sul punto la Raggi «è stata interrogata e non contestata». Romeo, raggiunto al telefono nel pomeriggio, ha risposto «sono in un riunione, non so di che parlate». Grillo e Casaleggio jr., sulle prime allarmatissimi, si sarebbero poi placati grazie all’intervento di esperti in assicurazioni che dovrebbero aver capito di questo giro più di quello che abbiamo capito noi.  

Il bollettino sulla Raggi sta tutto qui?
C’è anche la rivelazione delle chiacchiere in chat della scorsa consiliatura, dove si sente la Raggi, ancora semplice consigliera comunale ma già candidata a sindaco in pectore, sparare a zero contro il suo avversario alle primarie Marcello De Vito, accusato di essere andato a frugare tra gli atti del Campidoglio per verificare se un presunto condono in un seminterrato della zona Aurelia fosse stato autorizzato grazie a una mazzetta. La Raggi all’epoca sosteneva che si trattava di un abuso d’ufficio, e con questo puntava a far fuori l’uomo sostenuto dalla Lombardi, operazione perfettamente riuscita. Anche da queste slealtà scenderebbe l’odio implacabile della Lombardi verso la sindaca (che all’epoca esclamò pure: «la Lombardi dovrebbe far pace col suo cervello»).  

I cinquestelle, in generale, non è che da tutto l’insieme escano come splendidi uomini nuovi.
No, direi di no.