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 2017  febbraio 02 Giovedì calendario

I dilettanti che salvarono (di nuovo) il calcio

Lo spogliatoio del Sutton United sembra quello del calcetto del giovedì sera: anguste pareti in muratura marrone scuro, appendiabiti gialli e un paio di panche agli angoli (Ikea avrebbe fatto di meglio). La differenza col calcetto del giovedì è che su quelle assi di legno grezzo, tra due settimane, poggeranno le preziosissime natiche Alexis Sanchez e compagni. Ovvero l’Arsenal, la settima società di calcio più ricca del mondo: 435,5 milioni di ricavi nella stagione 2014/2015 (dati Deloitte). Quando il sorteggio degli ottavi di finale dell’Fa Cup – la coppa d’Inghilterra – ha fatto incrociare ancora una volta i destini di una squadra di dilettanti con una dell’élite calcistica nazionale e internazionale, i pub di Sutton sono esplosi. Parliamo di un sobborgo londinese a 11 miglia dal centro in cui vivono 41 mila persone, 20 mila in meno di quelle che riempiono l’Emirates Stadium per le partite dell’Arsenal.
Il Sutton gioca in Vanarama National League, la quinta serie del calcio inglese, il primo campionato dilettantistico locale. Non se la cava nemmeno particolarmente bene: è 16esimo in classifica su 24 squadre. Il portiere di riserva del Sutton – novello idolo del Web – si chiama Wayne Shaw, ha 45 anni e pesa circa 120 chili. Com’è potuto capitare?
Domenica il Sutton si è guadagnato l’accesso agli ottavi battendo 1-0 il Leeds di Massimo Cellino, in procinto di tornare nella massima serie inglese. L’ultima volta che si erano affrontati, nel 1970, sulla panchina del Leeds sedeva il leggendario Don Revie. Vinse 6-0, sibilando con la proverbiale arroganza ai tifosi avversari di non invadere il campo a fine partita, per evitare seccature ai suoi campioni.
Invasione fu, 40 anni dopo. Alla fine della partita col Leeds, il prato di erba sintetica del minuscolo Gander Green Lane (tribune in gradoni di cemento, 5 mila posti) è stato preso d’assalto per un’impresa che si può immaginare praticamente solo in Inghilterra.
Così si torna a scrivere, con inevitabile retorica, sulla bellezza della Fa Cup, la più antica competizione calcistica del mondo; l’ultima fortezza romantica nella lega più ricca del pianeta, seppellita dai miliardi delle televisioni, dei russi, degli americani, degli emiri. La coppa d’Inghilterra resta un’oasi democratica, aperta a tutti. Nel 2008, anno del record, hanno partecipato 762 formazioni. Eliminazione diretta e sorteggio integrale, non esistono teste di serie: tutto affidato al caso; il piccolo Sutton può incontrare il gigantesco Arsenal e godersi una festa lunga almeno tre settimane. Anche stavolta il calcio è salvo. Nella Coppa Italia, dove da qualche anno si scimmiotta la formula snella della Fa Cup, pesa moltissimo il ranking delle squadre: le più forti giocano in casa, partono direttamente dagli ottavi di finale e arrivano quasi sempre in fondo. Spesso con partite scontate, zeppe di riserve. E stadi deserti.