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 2017  febbraio 02 Giovedì calendario

Sos Républicains Juppé salvagente del Titanic-Fillon

François Fillon promette che andrà fino in fondo. Chiede ai Républicains di dargli totale fiducia, di tenere duro per altri 15 giorni e denuncia: “Questo è un tentativo di colpo di stato istituzionale che – ha detto ai suoi – non viene dai nostri ranghi, ma dal potere, dalla gauche, da chi sa che non può vincere le elezioni e sceglie vie alterne a quelle democratiche”. Allora, ha aggiunto, affronterà gli attacchi e resterà il candidato del centro-destra all’Eliseo perché non c’è nessuna alternativa possibile, perché il suo è il solo messaggio politico che può risanare il Paese. Un gruppo di deputati del centro-destra, lo zoccolo duro dei suoi fedeli, ha firmato un articolo che esce oggi su Le Figaro: scrivono che chi sta tentando di assassinare politicamente Fillon prende il rischio di un “faccia a faccia mortale tra la sinistra e il Front National”.
Il candidato finito nei guai per il presunto falso incarico di assistente parlamentare alla moglie Penelope, sta tentando il contrattacco, ma la difesa annaspa. Qualunque cosa abbia detto finora in sua difesa si è del resto ritorto contro di lui. Ieri l’Eliseo ha risposto alle accuse: “Il solo potere è quello della giustizia”. E il candidato della trasparenza e del rigore non riesce a fornire prove che la moglie abbia davvero lavorato per lui e per il suo supplente, Marc Joulaud, attuale sindaco di Sablé-sur-Sarthe, che è stato a sua volta interrogato ieri dagli inquirenti. Se assumere un familiare è legale in Francia per i parlamentari (a ognuno spetta un budget di 9.500 euro mensili per un massimo di 5 assistenti), ciò che sciocca nel Penelopegate sono anche le ingenti somme versate, forse illecitamente, alla moglie e ai figli studenti.
La candidatura di Fillon scricchiola seriamente. Mancano solo 3 mesi alle presidenziali e la data limite per depositare le candidature è il 17 marzo. Per la prima volta, ieri, un sondaggio ha dato Fillon perdente al primo turno del 23 aprile. Ormai il favorito delle elezioni è il centrista indipendente Emmanuel Macron, che può battere Marine Le Pen al ballottaggio del 7 maggio.
I Républicains non nascondono più che stanno cercando un rimedio. Quello che fino a due giorni fa si sussurrava in segreto, è uscito alla luce del sole. Ne ha parlato per primo il deputato Georges Fenech, che alle primarie aveva votato Sarkozy. Per lui la candidatura di Fillon non è più valida e il partito sta colando a picco come il Titanic. Allora bisogna convocare un consiglio straordinario per decidere d’urgenza il dopo-Fillon. Si organizzano i sostenitori di Alain Juppé, secondo alle primarie, ma con un programma più moderato e centrista. Il sindaco di Bordeaux ha già detto che non vuole essere un ripiego, ma il deputato della regione Manica, Philippe Gosselin, seguito da altri, gli ha già lanciato un appello: è il solo ad aver l’esperienza, deve rimettersi in campo.
Ma circolano come possibili sostituti anche i nomi di uomini vicini a Fillon, di cui condividono il programma e le vedute, ma che non sono preparati alla campagna. Tra questi, François Baroin, cresciuto al fianco di Jacques Chirac e ministro dell’Economia nel governo Fillon II, durante la presidenza Sarkozy. Ma anche Xavier Bertrand, ex ministro della Sanità e poi del Lavoro, sempre con Sarkozy, e attuale presidente della regione Hauts-de-France. Sembra che i due stiano sondando le opportunità dietro le quinte.