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 2017  febbraio 02 Giovedì calendario

Odevaine ammette: «Prendevo 5 mila al mese da Buzzi e 10 mila dalla Cascina»

Prima ammissione di mazzette in aula, al processo Mafia Capitale, a conferma di quanto già dichiarato alla Procura di Roma. Sul banco degli imputati Luca Odevaine, ex potente membro del tavolo nazionale di coordinamento per gli immigrati, ex vicecapo di gabinetto del sindaco Walter Veltroni e per 3 mesi anche del sindaco Gianni Alemanno, imputato per corruzione e illecito finanziamento.
Odevaine ha confermato davanti ai giudici di aver preso 5 mila euro al mese da Salvatore Buzzi (il ras della coop 29 giugno imputato principale insieme al boss Massimo Carminati) per 3 anni, dal novembre 2011 all’aprile 2014, e 10 mila euro al mese, diventati poi 20 mila, per un totale di oltre 250 mila euro, dalla cooperativa “bianca” La Cascina
Il pm Luca Tescaroli ha definito quei soldi “tangenti”, Odevaine “remunerazioni per consulenze su un mondo difficile per le cooperative da raggiungere. Il ministero dell’Interno, le prefetture”. E Tescaroli: “Lei in un interrogatorio disse che era un facilitatore”. Odevaine: “Sì, ero un facilitatore della Pubblica amministrazione”. Per una parte di quei soldi illeciti ha già patteggiato una pena di 2 anni e 8 mesi, oltre alla restituzione di 250 mila euro. Il filone è quello del Cara di Mineo, vicenda giudiziaria non ancora chiusa, però, per il sottosegretario Giuseppe Castiglione, Ncd, accusato a Catania di corruzione elettorale e turbativa d’asta. Odevaine racconta che gli suggerì la Cascina, ma poi “Castiglione si mise in contatto direttamente”. “Il bando, chiede il pm, fu confezionato su misura?”. E Odevaine: “In qualche modo sì”.
Emerge anche un affresco sugli inizi della Giunta Alemanno, quando il sindaco del centrodestra piazza suoi amici in vari dipartimenti, come Mirko Giannotti, direttore dell’Ufficio decoro, che secondo Odevaine, avrebbe tentato una rapina da Bulgari in via Condotti nel 2006” o Gianmario Nardi, ex Msi, vice capo di gabinetto, che “distrusse tutto il mio archivio sulla sicurezza”. Alemanno gli avrebbe pure indicato i suoi referenti: “Le due sue persone di assoluta fiducia erano Riccardo Mancini (ex Ad di Eur Spa, arrestato per corruzione, ndr) e l’onorevole Vincenzo Piso, che era stato in carcere con lui e aveva finanziato la sua campagna elettorale”.