La Stampa, 2 febbraio 2017
Più punti e meno placcaggi. Anche il Sei Nazioni cambia
Il rugby vuole rifarsi il trucco e il Sei Nazioni, il torneo più antico del mondo (prima edizione 1883, allora si chiamava Home Nations Champions e riguardava solo Inghilterra, Scozia, Irlanda e Galles) si adegua. Dall’edizione che parte nel weekend ci saranno due grosse novità. La prima riguarda il punteggio, che copierà quello già adottato nel Rugby Championships e ai Mondiali: 4 punti per la vittoria, 2 per il pareggio, sempre 0 per la sconfitta. Chi vince potrà però arrivare a 5 – e chi pareggia a 3 – se segnerà 4 o più mete, mentre chi perde può ottenere 1 o 2 punti di bonus: segnando almeno 4 mete e/o contenendo entro i 7 punti il passivo.
Tolleranza zero
Poi c’è il capitolo placcaggi. World Rugby, la federazione internazionale, spaventata dalle gravi conseguenze neurologiche degli impatti nella zona di collo e testa ha lanciato una politica di tolleranza zero. Da quest’anno chi placcherà alto, sia volontariamente (reckess tackle) sia involontariamente (accidental tackle), sarà comunque punito severamente, con cartellino giallo (espulsione di 10 minuti) o rosso (espulsione definitiva) e relative settimane di squalifica. Un combinato disposto che punta a rendere più spettacolare e contemporaneamente più sicuro l’ovale, premiando chi attacca (un’evoluzione che piace assai agli All Blacks, padroni e padrini del rugby mondiale) e punendo chi difende. Possibile? Credibile? La meta è l’equivalente del gol nel calcio, ma nell’ultimo Sei Nazioni ne sono state segnate 71, ovvero 4,7 a partita: davvero ne vogliamo di più e più facili? I sorpassi «agevolati» dal DRS non hanno certo salvato la F1 dalla noia. Senza contare che il nuovo sistema di punteggio consente in linea teorica casi paradossali, come arrivare secondi pur perdendo tutte le partite. Altro che cucchiaio di legno.
Azzurri svantaggiati
Le preoccupazioni per l’integrità di giocatori certo sono sacrosante, ma dopo aver incoraggiato/tollerato per decenni lo sviluppo di fisici sempre più veloci e massicci, sembra per lo meno ingenuo credere di colpo di poter (iper)regolamentare contatti che hanno fatalmente una grossa componente casuale. «La strada intrapresa da World Rugby è giusta – ha commentato il ct dell’Inghilterra, Eddie Jones – i traumi cranici sono una questione seria, ma ci sarà un periodo di tempo in cui i cartellini gialli e rossi fioccheranno, e dobbiamo saperlo gestire. Perché i giocatori commetteranno errori, e un errore può significare un rosso e 6-8 settimane di squalifica». Il pericolo di vedere molte partite finire in 13 contro 13 sussiste; inoltre, ad una squadra che ha sempre puntato sulla difesa come l’Italia i nuovi regolamenti rischiano di legare una, se non entrambe, le mani. I bonus, a quel punto, sarebbero un misero contentino. «Non dovremo pensare ai bonus», ha replicato il ct azzurro 0’Shea durante la presentazione del match di domenica all’Olimpico contro il Galles. «Il nostro obiettivo sono 400 minuti di prestazione ad alto livello». Sperando che il rugby resti sempre il rugby.