La Stampa, 2 febbraio 2017
Germania, soldi ai migranti che vogliono tornare a casa
Un contributo fino a 1.200 euro a persona in cambio della rinuncia a restare in Germania. È il principio alla base del nuovo programma lanciato ieri da Berlino per convincere i migranti che hanno scarse chance di vedersi concesso l’asilo a tornare nei loro Paesi di origine. Nel 2015 circa 37.200 richiedenti asilo avevano scelto di rientrare volontariamente in patria. L’anno scorso erano stati più di 54.000. Il governo di Angela Merkel – che proprio oggi sarà in Turchia per una visita in cui si parlerà anche di rifugiati – vorrebbe ora aumentare sensibilmente questa cifra. Per questo il ministero degli Interni ha deciso di integrare l’attuale «Reintegration and Emigration Program for Asylum-Seekers in Germany» (Reag) – u n piano che garantisce ai migranti la copertura dei costi di viaggio e un contributo spese di 200 euro, cui si sommano da 300 a 500 euro a persona per le persone originarie di 45 Paesi, tra cui Afghanistan e Libia – con un nuovo piano di incentivi ancora più generosi riservati a chi non ha risorse finanziarie proprie. I migranti dai 12 anni in su che ritirano la loro domanda d’asilo e vanno via dalla Germania subito dopo ricevono 1.200 euro (600 per i minori di 12 anni). Anche coloro che sono appena stati registrati e non hanno ancora presentato una richiesta d’asilo possono accedere ai 1.200 euro. Coloro che invece hanno già chiesto asilo, hanno incassato un «Nein» e scelgono di non presentare ricorso, bensì ripartono entro i termini fissati dalla legge, possono contare su 800 euro (400 per chi ha meno di 12 anni). Anche i rifugiati che dovrebbero lasciare la Germania ma che per varie ragioni – personali o legali – non possono essere espulsi, possono ottenere 800 euro se fanno domanda entro sei mesi da ieri. Per le famiglie con più di quattro componenti sono previsti inoltre 500 euro extra. I contributi verranno pagati in due tranche: la prima metà in Germania, la seconda sei mesi dopo nel Paese di origine. Dal piano sono esclusi i cittadini di diversi Stati dei Balcani occidentali, tra cui Serbia, Macedonia, Montenegro, ma anche Albania e Kosovo, un passo che si spiega col timore tedesco di possibili abusi. Un’esclusione tanto più interessante se si considera che nel 2016 la maggior parte degli oltre 54.000 migranti che hanno deciso di tornare in patria e hanno ottenuto gli aiuti del programma Reag arrivavano proprio da Albania (quasi 17.000), Kosovo (circa 5.300) e Serbia (quasi 6.200).
«Mi appello alla ragione: per tutti quelli che non hanno nessuna prospettiva di restare in Germania la partenza volontaria rappresenta la strada migliore rispetto a un’espulsione: se non si sfrutta l’opportunità di un ritorno spontaneo e incentivato l’unico strumento che resta è quello dell’espulsione». Uno strumento non solo traumatico, ma anche più costoso, tanto per il migrante – che resta a mani vuote – tanto per lo Stato e i Länder tedeschi.
Intanto è emerso che il tunisino 36enne arrestato ieri in un maxi-blitz antiterrorismo in Assia doveva essere espulso ma, al pari dell’attentatore di Berlino Anis Amri, era stato rilasciato per mancanza di documenti.