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 2017  febbraio 02 Giovedì calendario

Così le chiamate senza frontiere Ue

BRUXELLES Arriva, dopo l’ennesima trattativa notturna, l’atteso annuncio della fine delle frontiere interne dell’Unione europea anche nella telefonia mobile. Dal 15 giugno prossimo, chi usa il cellulare da un altro Paese Ue non dovrebbe più pagare il costo aggiuntivo preteso dai gestori e noto come «roaming». Il Consiglio dei governi e l’Europarlamento, dopo un decennio di negoziati sulla proposta iniziale della Commissione europea, hanno raggiunto un compromesso a Bruxelles per far passare il principio del mercato unico Ue nella telefonia mobile.
In passato la Commissione europea aveva ripetutamente promesso il raggiungimento di questo obiettivo in date poi non rispettate. Le intense resistenze della potente lobby dei grandi operatori di telefonia mobile hanno influenzato vari governi e molti eurodeputati, rallentando i tempi e consentendo solo una progressiva riduzione del costo aggiuntivo per chi chiama con il cellulare da un Paese Ue diverso dal proprio. Un accordo tra i tre principali partiti – i popolari del Ppe, i socialdemocratici dei S & D e i liberali dell’Alde – ha portato a una definizione delle tariffe all’ingrosso gradita dai colossi del settore, che hanno sempre rivendicato la necessità di incassare risorse adeguate per sostenere gli investimenti imposti dallo sviluppo tecnologico nelle telecomunicazioni transfrontaliere.
In pratica i gestori avrebbero margini sulle tariffe concordate soprattutto nell’uso del telefonino per il trasferimento dei dati via internet e sul mercato nazionale. I gruppi euroscettici dell’Assemblea Ue, pur favorevoli all’eliminazione del «roaming», hanno criticato il compromesso proprio per i rischi di aumenti dei costi nei singoli Paesi e in quello che è considerato il settore potenzialmente più redditizio.
Consiglio dei governi, Commissione europea e i tre principali partiti dell’Europarlamento hanno espresso soddisfazione per il compromesso raggiunto. «I cittadini Ue, ovunque viaggeranno in Europa, saranno in grado di fare chiamate, inviare messaggi, navigare e rimanere connessi», ha commentato la presidenza maltese di turno dell’Ue, attraverso il ministro della Competitività Emanuel Mallia, sottolineando la fine del costo aggiuntivo dal 15 giugno 2017. «Questo era l’ultimo pezzo di un puzzle – ha affermato il vicepresidente della Commissione europea responsabile per il Mercato unico digitale, l’estone Andrus Ansip —. Abbiamo anche assicurato che gli operatori possano continuare a competere per fornire le offerte più attraenti nei loro mercati nazionali. Abbiamo mantenuto le nostre promesse». I liberali hanno ammesso che «non si tratta di un compromesso perfetto per il mercato all’ingrosso».
Ma l’eurodeputato David Borrelli del M5S l’ha definito «un accordo al ribasso perché si rischia di trasformare quella che doveva essere una bella promessa mantenuta dell’Ue, in una beffa per i cittadini che beneficiano di tariffe domestiche basse e che ora potrebbero essere aumentate». L’eurodeputato e vicesegretario della Lega Lorenzo Fontana prevede «una autostrada spianata per i colossi della telefonia» perché «nulla vieterà alle aziende di alzare le tariffe sugli altri servizi per compensare le minori entrate sul roaming» e che «i piccoli operatori, oggi competitivi sul mercato, saranno tagliati fuori per i costi imposti sul transito su rete estera».
Il compromesso ha stabilito dei tetti massimi per i prezzi all’ingrosso tra gli operatori. Dal 15 giugno 2017 le chiamate vocali non potranno costare più di 3,2 centesimi al minuto. Un centesimo sarà la tariffa massima per i messaggi sms. Per il trasferimento dati sul web e prevista una riduzione progressiva da realizzare in 5 anni. Si scenderà a 7,7 euro per gigabyte dal 15 giugno prossimo per poi passare a 6 euro dal gennaio 2018, 4,5 euro dal gennaio 2019, 3,5 euro dal gennaio 2020, 3 euro dal gennaio 2021 e 2,5 euro dal gennaio 2022. Il M5S ha sostenuto di aver promosso una riduzione di questi limiti – nel passaggio nella commissione Industria dell’Europarlamento – a 4 euro nel 2017 per scendere fino a 1 euro nel 2022. Le tariffe sarebbero state poi aumentate nei negoziati successivi per andare incontro alle richieste dei grandi operatori del settore, che minacciavano di tagliare gli investimenti. Saranno comunque i consumatori dei 28 Paesi membri a verificare vantaggi e svantaggi delle nuove regole dell’Unione europea.