Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2017  gennaio 31 Martedì calendario

Pochi tagli: così il Quirinale costa ancora più del doppio della Regina

La Regina Elisabetta batte Sergio Mattarella, Giorgio Napolitano e pure Carlo Azeglio Ciampi. Dopo dieci anni, in austerity la Casa reale inglese pare irraggiungibile dai nostri capi di Stato. E, nonostante Palazzo Chigi si sia messo a dieta, nelle pieghe dei bilanci è ancora possibile trovare qualche magagna, così come in Parlamento, dove la riduzione di spesa deve fare i conti con la mole di vitalizi e pensioni. Insomma, sono trascorsi dieci anni dal 2007, quando Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo pubblicarono il libro La casta. Da allora, la Pubblica amministrazione si è impegnata in trasparenza e tagli (complice anche il caso editoriale) e, un decennio dopo, si può tornare a fare un po’ di conti.
Virtuosismi, tagli e inflazione
Anno 2006: l’indennità riservata prima al presidente Ciampi e poi a Napolitano era di 218 mila euro all’anno. Al servizio della presidenza della Repubblica c’erano 987 persone, i collaboratori a tempo pieno erano 85 e il personale militare destinato alla sicurezza era di 2.158 unità diviso nelle tre sedi: il Colle, Castelporziano, Villa Rosebery. Un dispiegamento di forze che costava 160 milioni di euro. In media, ogni dipendente riceveva uno stipendio di 74 mila euro all’anno e il costo di tutta la macchina era di circa 235 milioni di euro (224 milioni di stanziamento pubblico sommato alle entrate proprie del Quirinale).
Oggi, la spesa è diminuita. L’indennità del presidente della Repubblica è di 240 mila euro, in linea con il tetto degli stipendi previsto per tutti i dirigenti della Pubblica amministrazione. Anzi, se si considera l’inflazione – che dovrebbe essere applicata a tutte le voci dei bilanci e che secondo i calcoli della ragioneria di Stato dal 2007 al 2015 è stata pari al +13,5 % – l’indennità del capo di Stato si è ridotta di quasi 8 mila euro (in più, Mattarella ha imposto anche a se stesso il divieto di cumulo delle retribuzioni con i trattamenti pensionistici della Pa).
Gli stanziamenti pubblici per la macchina amministrativa, invece, sono sempre pari a 224 milioni di euro (anche qui, come in tutti i casi che indicheremo in futuro, va considerata l’inflazione: quindi si può dire che sono diminuiti del 13 per cento) a cui si sommano le entrate proprie. Escludendo partite di giro e fondi di riserva, la spesa è di 236 milioni di euro circa, quattro in meno, destinati soprattutto al personale che, dal 2006, si è ridotto fino a 1.636 persone (dati 2014).
Elisabetta surclassa (ancora) il Quirinale
Cos’è allora che resta invariato? Il paragone fatto da Rizzo e Stella nel 2006. Nonostante più volte lo staff del capo dello Stato abbia sottolineato che non si possono paragonare le spese per il funzionamento del Quirinale con quelle di altri che dispongono già di ingenti ricchezze proprie da investire, il divario resta amplio. Nel 2014, la Corona britannica è costata ai contribuenti molto meno di quanto a noi costa la nostra presidenza della Repubblica: 50,8 milioni di euro di contributi dei sudditi nel 2014, senza contare i fondi destinati alla sicurezza, come per il Colle. O meglio, solo una parte di essi rientra nel conteggio del Quirinale. “La spesa per tale personale – si legge infatti nella nota di bilancio 2014 – ricade in misura largamente prevalente, sulle amministrazioni di appartenenza”. E identificarla con precisione non è così immediato.
Palazzo Chigi, dieta ma non per tutti
Ristrettezze anche per la Presidenza del Consiglio: il bilancio di previsione del 2017 prevede spese per 1,3 miliardi di euro. Molto meno rispetto al passato, anche se il governo Renzi ha generato una sorta di altalena. Nel 2014, infatti, si era parlato di un primo aumento della spesa dopo quattro anni. Dopo i governi di Prodi e di Berlusconi (3,6 miliardi di spesa nel 2006; 4,3 nel 2007 e nel 2008 e addirittura 5,2 nel 2009) già nel 2010 era iniziata la cura: 4,7 miliardi per poi scendere a 4,1 nel 2011. E ancora 4 con Monti nel 2012 e 3,5 con Letta. Al primo anno del governo Renzi, si era saliti lievemente a 3,683 miliardi prima della nuova discesa: 1,3 miliardi fissi dal 2015. Ma a quanto ammonta la spesa per il funzionamento pratico della struttura? “La spesa nel 2015 – si legge nella relazione consuntiva – si è attestata (…) a euro 36.836.421 con una diminuzione di euro 7.781.548 rispetto alla spesa sostenuta nel 2014”. Eppure, la settimana scorsa, i dati della Ragioneria di Stato elaborati da Adnkronos hanno mostrato come i dipendenti della Presidenza del Consiglio, in cinque anni, siano riusciti a far passare il proprio stipendio da 39.742 a 57.240 euro lordi all’anno: un rialzo del 45% mentre per gli insegnanti l’aumento è stato pari a circa l’11,8 per cento. Secondo l’Aran, parte datoriale per la Pa, si sarebbe trattato di un’impennata dovuta a una serie di “addensamenti” di rinnovi contrattuali bloccati.
Un Senato a misura di pensionati
Virtuosissimo Senato: se nel 2006 c’erano spese correnti per 527,5 milioni di euro, nel bilancio 2015 ne risultano 494. Ridotte anche le indennità (da 45 milioni a 41), le prestazioni professionali (passate da 2,9 milioni di euro a 1,16) e i contributi ai gruppi (da 37,2 a 21,3 milioni di euro). Unico neo, la voce riferita alle pensioni del personale, passata dai 68,75 milioni di euro del 2006 ai circa 138 milioni di euro del 2015, mentre i vitalizi salgono da 71,5 a 78,6 di oggi. Curiosità: nessun dato sul parco auto. C’è però la voce “servizi di trasporto e spedizione” che ammonta a 5,6 milioni di euro.