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 2017  gennaio 31 Martedì calendario

«La trappola della Bibbia 4.0 è un inferno senza mai oblio»

C’è una Bibbia che non si tiene sul comodino, non si sfoglia in cerca di qualche verità. È una Bibbia che circola sul Web da anni e sta rovinando la vita a decine di ragazze, molte delle quali minorenni. Si chiama Bibbia 2.0, poi aggiornata in 3.0, da poco 4.0: foto e video hot di ragazze che si sono ritrovate lì dentro perché si fidavano di qualcuno. Del fidanzato e del marito, il più delle volte. Poi, quei mariti e quei fidanzati, spesso perché diventati “ex, si sono vendicati sbattendo quella confidenza, quella fiducia su gruppi Telegram e gruppi chiusi di Facebook in cui gira indisturbato qualsiasi contenuto. Poi, quei mariti e quei fidanzati, spesso perché diventati “ex”, si sono vendicati sbattendo quella confidenza, quella fiducia su gruppi Telegram e gruppi chiusi di Facebook in cui gira indisturbato qualsiasi contenuto.
La Bibbia 2.0 nasce sui gruppi Facebook Gore Unlucky e su Degradoland per poi ricevere aggiornamenti su Welcome to Favelas, Pastorizia never dies e altri gruppi. Gli utenti si scambiano i link per scaricare La Bibbia, gli amministratori dichiarano ufficialmente di censurare questi contenuti ma li lasciano lì per un’ora o un giorno prima di rimuoverli. Nel frattempo La Bibbia 2.0 è già stata scaricata da migliaia di utenti. Che sia diffusione di materiale pedopornografico pare non importare a nessuno.
Io stessa ho visto scambi di questi link tra ragazzini di 13 anni e uomini di 50 come se fossero figurine Panini. I file di queste cartelle si chiamano “Bagasce con nome e cognome”, “Il canile”, “Non sapevo fossi minorenne”, “Degradoland-La fabbrica del degrado”, “Welcome to favelas”. Le ragazze sono spesso identificabili, con nome e cognome a corredo della foto, cosicché poi gli utenti possano cercarle. Nonostante denunce di ragazze e di alcuni giornalisti, il file made in Italy continua a girare ormai nel mondo (da poco è scoppiato uno scandalo analogo in Francia).
Ho raccolto la testimonianza di due ragazze finite ne La Bibbia 2.0. Una, quando sono iniziati i fatti, era minorenne, l’altra maggiorenne. Una è ancora in balia del dolore e della vergogna, l’altra ha reagito con forza. Userò nomi fittizi perché in questa vicenda sono le vittime a nascondersi per la vergogna o perché i processi sono ancora in corso, non i carnefici. Valeria nel 2014 aveva 16 anni e un fidanzatino che amava. Frequentava un liceo prestigioso in una città del Sud: “Una sera ho inviato un video al mio fidanzato. Avevamo litigato, volevo fare pace. (quel video la ritrae nuda, in bagno, ndr). Poi quel video ha cominciato a girare su Whatsapp tra i ragazzi della mia città e della mia scuola. Ho chiesto il perché al mio fidanzato, lui ha sempre dichiarato che gli era stato sottratto da qualcuno, ma ormai penso che lo avesse fatto girare lui”. Interviene la mamma di Valeria: “Volevamo denunciare, ma Telefono Azzurro ci rispose che anche Valeria stessa era responsabile della diffusione di un video pedopornografico e in questura ci fecero capire che sarebbe stato tutto inutile. Visto che quel video era finito sul telefono di tanti compagni di scuola di Valeria, capimmo che sarebbero rimaste coinvolte le famiglie più potenti della città, il liceo di mia figlia era frequentato da molti ‘figli di’. Alla fine non denunciammo. Dopo un po’ io cominciai a ricevere messaggi Facebook di uomini che mi scrivevano “Tua figlia è una troia”. Scoprii La Bibbia 2.0, mia figlia era lì dentro, con nome e cognome. Per un periodo Valeria ha meditato di togliersi la vita. Ora stiamo raccogliendo nuovi documenti per denunciare. Spero che questa volta la polizia postale ci aiuti”.
L’altra storia è quella di Diana. Nel 2014 aveva 32 anni e un fidanzato di 42. C’è la passione, ma un giorno, per una discussione sul cane, lui la riempie di schiaffi. Si avvicina ai coltelli in cucina. Lei chiama la polizia, poi lo perdona. Nel frattempo lui la obbliga a rinunciare al lavoro, la apostrofa con “troia” e “zoccola” a ogni discussione. “Era ossessionato dai gruppi Facebook, in particolare Welcome to Favelas, dove cominciava a girare La Bibbia. Creava profili fake con cui si auto-inviava della avances via Facebook per farmi ingelosire. Un giorno mi fece un occhio nero perché, secondo lui, un mio collega ci provava. Un altro quasi mi buttò giù dalla finestra. Alla fine lo lasciai. Cominciò a minacciarmi, mi scrisse: ‘Userò le tue foto nuda per il più grande sputtanamento via Web del mondo!’. Così è stato. Creò decine di profili Facebook con le mie foto nuda e inviò richieste di amicizia ai miei parenti, amici, colleghi e conoscenti. Quando ho visto cosa aveva fatto sono morta dentro”. Ha denunciato subito, ma nel frattempo era già nella Bibbia su Gore Unlucky e poi su altri gruppi, da Degradoland ad #acazzoduro a Sesso droga e pastorizia e Pastorizia never dies.
“C’erano le mie foto, nome, cognome e anche l’indirizzo di casa dei miei con le foto di Google Street View. I primi ragazzini hanno cominciato a presentarsi sotto casa. Altri che vedevano la Bibbia scrivevano “cagna”, “puttana” su Facebook o mi invitavano a uscire. Io spesso giravo questi messaggi alle loro mogli e fidanzate. Poi sono iniziati i messaggi degli stranieri, quel file gira per il mondo. Per un po’ non sono uscita di casa”. Diana ha denunciato i gruppi e il suo ex, oggi è a processo per violenza domestica, stalking, diffamazione, appropriazione indebita. È pregiudicato, quindi se condannato rischia anni di carcere. “Mio fratello mi è stato vicino, ha lottato e sofferto con me, si è costituito parte civile. Mi sono iscritta a una disciplina che ha a che fare con la difesa personale. Ho già vinto delle medaglie. Con gli uomini sono diventata diffidente, ho paura che mi vedano su La Bibbia prima che io abbia la confidenza per toccare l’argomento. Alle ragazze che vivono questo inferno dico di denunciare sempre e comunque: gli ex, i gruppi, gli amministratori, anche quelli che mettono i like a post in cui si diffonde la Bibbia. E andate nei centri antiviolenza della vostra città. Grazie alle persone che lavorano lì sono rinata. Internet va più veloce della battaglia culturale che io e tante donne come me stiamo combattendo. Spero che Facebook ci dia una mano a reagire, a salvarci”.