Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2017  gennaio 31 Martedì calendario

Sesso over 50. Rinunciare mai il tuo medico ha le soluzioni

FA MALE, ma in poche sanno il perché. Avere un rapporto sessuale dopo la menopausa, infatti, per alcune donne può essere una vera e propria sofferenza: dolore, bruciore, fitte lancinanti durante la penetrazione, dovute a una condizione che, con la fine della fase fertile, colpisce quasi una signora su due. Si chiama atrofia vulvovaginale, e consiste nel progressivo assottigliamento dei tessuti che rivestono la vagina, con perdita di elasticità e di idratazione della mucosa. Ma sono in poche a riconoscerla, e a sapere come affrontarla. Lo studio Women’s Empower, appena pubblicato dalla North American Menopause Society, basato su interviste online a quasi duemila donne in post menopausa, conferma quello che era emerso da almeno altri sei studi precedenti. E cioè che la stragrande maggioranza (oltre l’80%) delle intervistate non ha idea che la secchezza vaginale sia una condizione medica, né che esistano soluzioni per affrontarla al meglio.
«Anche in Italia la conoscenza di questo fenomeno non è diffusa – spiega Rossella Nappi, ginecologa e sessuologa all’università di Pavia e all’Irccs Fondazione San Matteo – perché tra donne e ginecologi si crea una sorta di collusione di silenzi: le prime non parlano di questo problema, i secondi non chiedono». Dobbiamo imparare, continua la ginecologa, ad affrontare anche temi scomodi durante la visita medica, infrangendo il tabù che vieta di parlare di sesso con una donna sopra i cinquant’anni.
Tra i problemi della menopausa, infatti, si segnalano più facilmente i disturbi ritenuti più gravi, come osteoporosi e aumento del rischio cardiovascolare, o che più impattano sulla qualità della vita, come vampate o sudorazioni notturne. Ciò che invece rende il sesso doloroso e a volte impossibile, invece, viene trascurato, per pudore o ignoranza. Per questo – continua Nappi – stiamo lavorando sulle pazienti, ma anche sui medici, affinché nelle domande di rito che aprono una visita medica ci siano anche quelle sulla vita sessuale. Anche perché le conseguenze dovute a questa condizione non si fermano alla vita intima, ma si estendono a molte attività quotidiane, visto che i bruciori provocati dall’atrofia vaginale possono rendere doloroso camminare, andare in bicicletta o indossare pantaloni aderenti.
«I risultati dello studio Women’s Empower dimostrano che, a dispetto di tutte le campagne di comunicazione e di formazione su donne e medici, molto resta da fare per far conoscere questa condizione, insieme alle soluzioni esistenti», scrive Michael Krychman del Southern California Center for Sexual Health and Survivorship Medicine e autore dello studio. Le soluzioni ci sono. E sono – continua Nappi – più semplici di quelle per tenere sotto controllo le vampate: terapie localizzate a livello della vagina, con creme, gel e ovuli a base ormonale o non ormonale, o sistemiche da prendere per bocca. Oppure il trattamento laser per la rigenerazione dei tessuti, o la radiofrequenza. Infine, dice Nappi, è sempre valida l’affermazione “use it or lose it”: l’attività sessuale regolare (un rapporto a settimana) promuove la circolazione e la produzione di ormoni, mantenendo in forma la vagina.