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 2017  gennaio 31 Martedì calendario

Green Card, è il sogno americano nel portafogli. Un mito offuscato da un tratto di penna

NEW YORK Soprannominata “green card”, carta verde, proprio per il suo colore, è il documento che più di 10 milioni di persone negli Stati Uniti devono sempre portare nel portafoglio come prova che sono “permanent resident”, cioè autorizzati a vivere e lavorare nel paese a tempo indeterminato. È anche il primo passo per ottenere, dopo cinque anni di residenza (ridotti a tre in alcuni casi), la cittadinanza americana: un traguardo simbolico per chi fugge dalla fame e dall’oppressione, o che semplicemente vuole ricongiungersi con la persona amata. Ma ora l’offensiva anti-immigrazione della Casa Bianca di Donald Trump ha di colpo offuscato il mito della “green card”.
Quasi mezzo milione di titolari di carta verde provenienti da sette paesi musulmani (Iraq, Iran, Libia, Siria, Somalia Sudan, Yemen) rischiano ora controlli supplementari e una eventuale sospensione del loro status. In un primo momento – per via della confusione provocata dall’“ordine esecutivo” del neo-presidente (redatto frettolosamente da Rudy Giuliani) – tutti i viaggiatori che avevano un passaporto delle sette nazioni sono stati fermati negli aeroporti americani, provocando caos e proteste. Un giudice federale ha dato l’altolà alla Casa Bianca, bloccando il loro rimpatrio. Adesso il ministro di Trump per la sicurezza interna, l’ex-generale John Kelly, ha stabilito che chi viene da uno dei sette paesi considerati a rischio sarà solo sottoposto, prima di entrare negli Usa, a una indagine approfondita su possibili legali con il terrorismo ed eventuali reati.
La misura ha comunque sorpreso, spaventato e irritato non solo quella America che si vanta di essere storicamente un paese di migranti, aperto al mondo, sempre pronto ad accogliere persone ambiziose (o perseguitate), ma anche milioni di neo-cittadini e titolari di “green card” che si sentono alla mercé del nuovo governo e temono che si vanifichi un sogno perseguito da tempo.
Come raccontava nel 1991 il film “Green Card”, con Gérard Depardieu e vincitore di un Golden Globe, diventare “permanent resident” è un percorso complesso, che può durare decenni. Per alcune categorie di immigranti esistono quote annuali invalicabili. Per altre i tempi sono lunghissimi. Ma per alcuni è invece molto più facile: ad esempio per chi è disposto a investire milioni di dollari, per chi lavora in una multinazionale, per chi ha doti artistiche o professionali, per chi vince la apposita lotteria. Ogni anno, infatti, Washington mette al bando 50 mila carte verdi (e nel 2008 ci furono 6milioni di iscrizioni). I titolari della “green card” devono anche pagare regolarmente le tasse sul reddito ottenuto a livello mondiale, non solo negli Stati Uniti: chi non lo fa rischia di perdere lo status di “permanent resident”. Che viene tolto anche a chi commette un reato o semplicemente non vive negli Usa per più di un anno. Chi invece decide di rinunciare alla carta verde deve pagare una tassa di espatrio sui profitti superiori ai 600mila dollari.