Corriere della Sera, 31 gennaio 2017
«Ho preso fischi in piazza forse non erano per me Uniti con Silvio al vertice». Intervista a Renato Brunetta
ROMA «Per vedere il centrodestra unito faccio di tutto. Figurarsi se non mi prendo qualche fischio».
Infatti sabato, nella piazza di Giorgia Meloni, ne ha presi.
«Qualcuno ha fischiato, sì. Ma forse non erano neanche diretti a me. Infatti poi ho concluso tra gli applausi».
E a chi erano diretti, scusi? Sul palco c’era lei.
«Più che a me erano diretti a Forza Italia. E riguardavano il caos che s’è creato a Roma alle ultime elezioni, che ha impedito alla Meloni di andare al ballottaggio».
Se l’è presa?
«Io? Ma scherza? L’avevo anche messo in conto e detto in anticipo che qualche fischio poteva scapparci. Comunque sia, i costi dei fischi sono nettamente inferiori ai benefici. E poi su immigrazione e sicurezza ho detto le stesse cose di Salvini e Meloni. E lei è stata bravissima e generosissima a starmi vicino, a ringraziarmi, ad applaudirmi».
Quali sarebbero i benefici?
«Ha carta e penna?».
A questo punto dell’intervista Renato Brunetta snocciola una serie di nomi, abbinati ad altrettante forze politiche. «Per favore, li scriva tutti. La Lega di Salvini, Fratelli d’Italia della Meloni, i Conservatori e Riformisti di Fitto, i Popolari di Mario Mauro, Idea di Gaetano Quagliariello, l’Udc di Cesa, il partito di Rotondi, i Repubblicani di Nucara, la Destra di Storace e Alemanno, i Liberali di De Luca, le forze del civismo che stanno attorno ai nostri sindaci come Brugnaro a Venezia e Di Piazza a Trieste...».
Siamo quasi oltre la Casa della Libertà dei bei tempi.
«Tutti insieme possiamo vincere le elezioni. E superare il 40%».
Sta scherzando?
«Alessandra Ghisleri mi ha mandato un sondaggio sul centrodestra unito. Oggi starebbe al 34 e può solo salire. Al contrario del Pd, che sta al 30 e può solo crollare».
Già si fatica a immaginarvi tutti nella stessa coalizione. Nella stessa lista, poi…
«La legge elettorale può ancora cambiare».
Salvini vuole le primarie. Berlusconi vuole fare il leader. Sembrano inconciliabili.
«Non lo sono. E presto lo vedrete tutti. Qualcuno mi prenderà per pazzo, sa? Ma mi prendevano per pazzo, anche dentro FI, pure quando dicevo sin dall’inizio che avremmo vinto il referendum. Eravamo due pazzi, anzi».
Chi era l’altro?
«L’amico Alfredo D’Attorre di Sinistra Italiana. Che, non a caso, è un professore universitario anche lui. Ci prendevano in giro alla Camera. Quando ci vedevamo alla buvette, ci abbracciavamo».
Ci dice chi sarà il premier, se vincete?
«L’unico possibile. Silvio Berlusconi. Presto sarà riabilitato dalla Corte europea dei diritti dell’uomo. E da lì inizierà quella rimonta verso la vittoria le cui basi sono visibili nei sondaggi già da oggi».
Salvini ci starà?
«Salvini è un ragazzo molto intelligente, che sa fare politica. Di fronte alla prospettiva della destra italiana che torna al governo anche lui, alla fine, non potrà che dire di sì».
Lei è uno dei pochi che sta apprezzando le scelte di Trump.
«Io sono d’accordo con la Bossi-Fini, col reato di immigrazione clandestina, con il blocco navale nei confronti della Libia, con tutte le politiche che abbiamo storicamente messo in campo come centrodestra italiano».
D’accordo con Salvini, insomma.
«Infatti ( sorride, ndr ) semmai è Trump che sta copiando noi, non il contrario. Noi, queste cose, già le abbiamo fatte».
Tajani, suo collega di partito, non sembra troppo d’accordo con lei.
«Tajani è il presidente del Parlamento europeo. Deve rappresentare il Parlamento europeo».