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 2017  gennaio 31 Martedì calendario

Il massacro all’ora della preghiera. Il premier: terrorismo anti islamico

WASHINGTON Il terrorista è entrato nella moschea di Sainte- Foy, Québec City, alle 19.30, quando una cinquantina di persone erano raccolte in preghiera. Con il volto coperto, armi in pugno ha aperto il fuoco più volte sui fedeli. Un attacco conclusosi con sei morti, una decina di feriti, 5 in condizioni disperate e molti altri con traumi o sotto choc. Tra le vittime l’imam, un professore, un macellaio, un farmacista, il custode, tutte persone di origine nordafricana o mediorientale. A sparare Alexandre Bissonnette, canadese, studente universitario di 27 anni, sospettato di simpatie verso l’ultradestra xenofoba. Lo hanno arrestato una ventina di minuti dopo, è stato lui stesso a farsi trovare. Diversa la posizione di Mohamed Khadir, marocchino: inizialmente indicato come coinvolto nell’assalto, è stato poi definito «testimone». Un quadro dove ci sono ancora molti aspetti da chiarire.
Mancavano pochi minuti alle 20 quando il 911 ha ricevuto il primo allarme, con la segnalazione di una sparatoria. La polizia ha mandato decine di pattuglie, ambulanze, teste di cuoio. Ma dopo 17 minuti aveva già una traccia importante. Una persona – Bissonnette – ha chiamato il centralino: «Sono stato io, mi sono pentito di quello che ho fatto – avrebbe detto —, mi tolgo la vita». Invece ha dato indicazioni agli agenti che lo hanno localizzato a circa 14 miglia dal luogo del massacro. Era sulla sua auto, si è arreso. Sul sedile posteriore della vettura una pistola e la copia di un Kalashnikov. Nei pressi della moschea è stato invece fermato Khadir e, per diverse ore, i media lo hanno indicato come uno dei sospetti. Poi è uscito di scena.
Gli inquirenti, che hanno incriminato l’omicida, lo hanno classificato come il caso di un «lupo solitario». Un assassino che avrebbe espresso idee razziste e contro le donne, definite «femminaziste». Un uomo – rivelano fonti ufficiose Usa – spinto dall’odio antimusulmano. Indiscrezioni ipotizzano anche che si sia informato, in modo anonimo, sul web per sapere quando la moschea sarebbe stata più affollata.
Il rapido arresto di Alexandre non ha certo diminuito l’angoscia e la commozione. Il premier Justin Trudeau, senza giri di parole, ha subito denunciato l’«atto di terrorismo» contro i musulmani e dunque lo ha incasellato in un quadro preciso. Poi ha ricordato come per il Canada la tolleranza religiosa e l’accoglienza siano valori irrinunciabili. Un chiaro riferimento alle polemiche di queste ore per la lista nera decisa da Trump che, con una telefonata, ha offerto assistenza. È chiaro però che quanto è avvenuto a Sainte-Foy potrebbe provocare nuove fratture. Il clima sembra propizio. La moschea, in giugno, era stata al centro di un brutto episodio. Qualcuno aveva lasciato una testa di maiale davanti all’ingresso con un biglietto: «buon appetito». Prova dell’attività di gruppi razzisti. Uno di questi, poco dopo l’attentato, ha lanciato una clip musicale contro gli stranieri. Altri hanno invece preso le distanze dalla violenza. Al tempo stesso nel paese agiscono elementi Isis, alcuni sono andati nel Califfato, un paio hanno commesso attentati. Un pericolo crescente più volte sottolineato dall’antiterrorismo. Il «tranquillo» Canada è ora in prima linea.