Libero, 30 gennaio 2017
«Un museo ogni 60 abitanti. E nessuno scappa più via». Intervista a Davide Zicchinella, sindaco di Sellia
Leggenda narra che il paese sia stato fondato nel X secolo da un gruppo di cittadini in fuga dai Saraceni, che diedero vita a Sellia, nome a metà tra il monte Sellion e Asilia, onde richiamare l’idea di un luogo d’asilo inespugnabile. Quel piccolo centro nell’entroterra catanzarese, che a inizio ’900 vantava 1.500 abitanti, si è via via spopolato fino a raggiungere gli appena 508 residenti di oggi. Per rianimarlo, il sindaco Davide Zicchinella si è inventato una geniale strategia turistico-culturale: trasformare il paese morente in un borgo-museo, dove far sorgere una serie di luoghi espositivi, per mettere in mostra la storia e la tradizione della comunità locale, ma anche sviluppare interessi letterari e scientifici nei visitatori. Ed ecco allora la nascita, in brevissimo tempo, di ben 8 musei, in pratica uno ogni 60 abitanti, che hanno trasformato Sellia nel Comune più densamente culturale d’Europa. Dove si vive di cultura per non morire.
Davide Zicchinella, lei è sindaco dal 2009. Da allora si è messo in testa di trasformare un paese povero di persone e di iniziative in un polo di attrazione culturale. Come le è balenata l’idea?
«Otto anni fa Sellia viveva in una situazione pre-commerciale e preindustriale. O gestivo la morte del paese o mi davo da fare per rilanciarlo. Ho preferito la seconda strada».
In questo sforzo è stato sostenuto dai cittadini?
«Non solo, anche da persone provenienti da fuori Sellia. Prenda il Museo del Fumetto, nato nel 2011. Oggi raccoglie circa 10mila fascicoli facenti capo a 200 testate di fumetti, praticamente tutte quelle edite in Italia nell’ultimo secolo, con alcuni pezzi rarissimi risalenti a inizio ’900 ed edizioni di manga giapponesi e fumetti americani. È stato possibile realizzarlo grazie all’iniziativa di Pier Luigi Bonizzi, un appassionato di fumetti che viveva a Crema, che ha deciso di donare tutta la sua collezione al nascente museo e di diventarne responsabile. Alla fine si è anche trasferito nel nostro paese».
È successo qualcosa di simile anche con gli altri musei?
«Sì, il Museo della Scienza Terrestre ed Extraterrestre, che inaugurerà il prossimo giugno, nascerà grazie al contributo di un geologo originario dell’Aquila, Nicola Cardaci, che ha messo a disposizione il suo enorme patrimonio: 3mila campioni di sabbie provenienti dai mari e deserti di tutto il mondo, frammenti di meteoriti e preziosissimi resti fossili di dinosauri, tra cui due grandi uova e il dente di un T-Rex».
Mi sta dicendo che intende trasformare il suo paese in una sorta di Jurassic Sellia?
«Esattamente. E non a caso a giugno inaugureremo anche il Borgo Avventura, un grande parco, dove sarà possibile fare esperienze estreme, con scariche di adrenalina: ci saranno percorsi con stradine tortuose, impianti con funi da trasporto, ponti tibetani e, perché no, strutture stilizzate di dinosauro».
Un modo per attrarre nei musei anche gente più giovane?
«Lo abbiamo già fatto dando vita al Museba, il primo museo calabrese destinato ai bambini. Abbiamo vinto il bando regionale per creare l’ennesimo museo sulla tradizione contadina. Ma io ho deciso di cambiare la destinazione d’uso in corso d’opera: «trasformiamolo», mi sono detto, «in una struttura fruibile dai bambini dove possano svolgere laboratori didattici, divertendosi e imparando qualcosa sulla storia agricola del nostro paese».
A proposito di bambini, lei è anche pediatra. Le duole vedere nel suo paese soltanto una ventina di bambini? E come pensa, da sindaco, di incentivare nuove nascite?
«Il mio scopo non è fare politiche sulla natalità, ma coinvolgere persone da fuori, convincendole a venire a vivere a Sellia. È già successo con i due collezionisti di cui le ho detto, ma anche con un imprenditore di Varese, Claudio Rebusco, che era intenzionato ad andare in Brasile e invece ha deciso di investire nel nostro paese, comprando case diroccate a poco prezzo, circa 15mila euro per 60 metri quadri l’una, ristrutturandole e facendone un sistema di albergo diffuso».
Come si incentivano invece gli abitanti del posto a non emigrare?
«Creando indotto grazie alle attività culturali. Da quando è nato il Sistema museale degli Opifici Storici di Sellia, lo Smoss, sono sorti due nuovi bar, una pizzeria, la società che ha vinto il bando per gestire il parco intende assumere fino a dieci persone, e qualcuno ha comprato cavalli per permettere ai turisti di fare escursioni in sella. Sono piccoli segnali, ma qualcosa si sta muovendo, abbiamo gettato il germe della speranza per convincere le persone che è possibile fare impresa anche qui».
La criminalità organizzata ha mai cercato di infiltrarsi in queste attività?
«No, noi siamo un’isola felice nella realtà calabrese. Musei o premi letterari difficilmente attirano gli interessi della criminalità organizzata, perché non c’è un business immediato sul quale chiedere il pizzo. Diciamo che la cultura, oltre a salvare dalla morte del paese, salva anche dalla malavita».
A proposito di morte, lei due anni fa emanò un’ordinanza nota come «divieto di morire» per gli abitanti. Voleva trasformare Sellia in quel che Gioacchino Murat diceva di Castellabate: «Qui non si muore»?
«Devo dire innanzitutto che l’aspettativa di vita nel nostro paese è molto alta. Ci sono circa 25 persone oltre i 90 anni. Detto questo, la mia ordinanza era in realtà un obbligo di curarsi. Avevo appena istituto un ambulatorio comunale che faceva prelievi e campagne di prevenzione gratis, ma quasi nessuno lo frequentava. Così ho fissato una tassa di 30 euro per finanziare l’ambulatorio, da cui però erano esentati tutti coloro che lo avrebbero visitato per un check up. La risposta è stata straordinaria. In soli sei mesi 150 abitanti si sono sottoposti alle visite...».
E cosa mi dice della strategia di ripopolamento pensata da Mimmo Lucano, sindaco di un altro Comune calabrese, Riace, che ha fatto rinascere il paese accogliendo 400 migranti ed è stato inserito da Fortune tra i 50 leader più influenti del mondo?
«Ho grande stima di lui, ma noi abbiamo applicato una strategia diversa. Ben prima dell’afflusso di massa dei migranti, abbiamo accolto in paese una comunità marocchina, che lavora regolarmente, svolgendo attività di piccolo commercio. L’accoglienza funziona se l’immigrato ha qualcosa da fare...».
A proposito di Riace, sogna di poter portare pro tempore in uno degli 8 musei di Sellia anche i famosi Bronzi?
«Questa mi sembra una mission impossibile. Ma devo dire che, in termini proporzionali, noi andiamo meglio del museo dei Bronzi: a Sellia in un anno sono arrivati 1600 visitatori, a Reggio circa 200mila. Se li rapporta al numero della rispettiva popolazione, vinciamo noi».
Lei è un sindaco “illuminato” anche in senso letterale, nel senso che ha garantito l’illuminazione del suo paese interamente a led. Qual è il risparmio energetico ed economico?
«Anziché 50mila euro per l’illuminazione cittadina, ora ne spendiamo appena 10mila. Se considera che abbiamo appena realizzato due impianti fotovoltaici, che ci permettono di vendere l’energia all’Enel e di ricavarne 10mila euro, andiamo in pari tra spese e introiti. Un esempio virtuoso che meriterebbe il premio Nobel all’Economia (sorride)...».
Oltre a nuove fonti energetiche, Sellia vanta wi-fi comunale e ottime performance in termini di raccolta differenziata. Attenzione all’ecologia e alla tecnologia fanno di lei un sindaco grillino?
«No, mi definisco un ecologista moderato. Amante del progresso, ma in maniera saggia. Per capirci, i nuovi musei non sorgono in nuove strutture edilizie, ma in vecchi edifici ristrutturati. È un modo per rispettare il territorio e farlo crescere in modo sano».
Il sindaco di Sellia, invece come intende crescere politicamente?
«Voglio continuare a dare una Smossa al nostro paese, come indica il nome del Sistema museale, lo Smoss. L’obiettivo è portare nei prossimi tre anni circa 10mila visitatori a Sellia. Quanto a me, lavorerò ancora sul territorio, cercando di curare le ferite di questa terra fragile e di valorizzarne la bellezza, promuovendo Sellia come location ideale a metà tra mar Jonio e parco nazionale della Sila, e lasciando cogliere ai visitatori la meraviglia del suo silenzio assoluto di notte, quando si dorme come solo gli dèi sanno fare».