Libero, 30 gennaio 2017
«Vive grazie a virus e batteri: il maschio è inutile e sparirà»
Meglio scoprire subito le carte: l’intervista a uno scienziato che sostiene che il maschio è inutile, fatta da una donna, non può essere un’intervista come le altre. Nonostante le migliori intenzioni e le raccomandazioni del direttore Pietro Senaldi
sulla necessaria obiettività, l’ammirazione
per l’interlocutore cresce di risposta in risposta e arriva al
culmine quando, alla domanda: «Se l’uomo è inutile, com’è
la donna?», lui
risponde: «È tutto, è l’essenziale». Se siete dei
maschi alfa, tutti muscoli e testosterone, la
possibilità che
continuiate a
leggere quest’intervista è praticamente
nulla ma se superate il blocco
iniziale, se contenete rabbia e astio e arrivate fino alla fine, non ve ne pentirete. Lo scienziato si chiama Telmo Pievani, insegna antropologia e filosofia delle scienze biologiche all’Università di Padova. Studia l’evoluzione della specie e, con il giornalista Federico Taddia, ha scritto “Il maschio è inutile” (Rizzoli). I due, insieme con la Banda Osiris, stanno mettendo in scena la loro tesi in uno spettacolo che è una sorta di auto-aiuto per il maschio sempre più in crisi di identità (dal 6 al 9 aprile saranno al teatro Elfo Puccini di Milano).
L’uomo è inutile: lo sostiene perché è uno sfigato, uno di quelli che non è mai riuscito a rimorchiare?
Silenzio. Risata lunga: «No, questa non me l’aveva detta nessuno. Sia io che Federico abbiamo delle compagne e non abbiamo nessun problema con le donne».
Allora il libro è un manifesto delle femministe.
«Alle donne piace molto ma non so se è il loro manifesto...I maschi debbono smetterla di credersi superiori, debbono togliersi di dosso l’etichetta di sesso forte che ci ha attaccato la società perché in biologia il sesso forte è quello femminile mentre quello maschile viene chiamato “secondario” o “ancillare”. Prendiamo per esempio la rana pescatrice».
Perché?
«È un animale grandissimo che vive negli abissi e fa molta fatica ad accoppiarsi, ma i maschi sono minuscole appendici del corpo della femmina e servono solo a fecondarla. In molti rettili ed insetti il sesso non è indispensabile perché le femmine sono capaci di autoriprodursi».
Scusi ma se il maschio è così inutile, perché esiste?
«Perché è un utile generatore di diversità. Quando il genoma di un maschio e quello di una femmina si mescolano, nascono dei figli che hanno un patrimonio genetico unico. Ecco, questa mescolanza genetica produce diversità. In caso di partenogenesi (quando cioè lo sviluppo dell’uovo avviene senza che questo sia fecondato) i figli sono tutti uguali e, in caso di malattia, non si salva nessuno».
Quindi?
«Quindi, portando questo concetto all’estremo, noi maschi esistiamo solo perché esistono virus, batteri e parassiti. In realtà Federico ed io vogliamo lanciare, tra il serio e lo scherzoso, un messaggio chiaro al maschio dello stereotipo: forte, muscoloso, prevaricatore».
E che tipo di messaggio lanciate?
«Lo invitiamo a svelare le sue fragilità, ad essere se stesso. A mostrare, senza vergogna, il suo lato femminile. La tenerezza, la gentilezza...».
Nel libro lei sostiene che in questo gli animali sono molto più avanti degli uomini.
«In natura c’è molta più diversità, siamo noi uomini che abbiamo creato degli steccati culturali, siamo noi che accettiamo a fatica la diversità. Nel mondo animale c’è l’omosessualità, la poligamia, l’ermafroditismo».
Ma geneticamente qual è il destino di voi maschietti?
«Qualche genetista pensa che il cromosoma Y sia in crisi. Le femmine sono geneticamente “simmetriche” con i loro XX mentre i maschi sono asimmetrici (XY) e questo, sul lungo periodo, è rischioso per il genere».
I maschi si estingueranno?
«Sì, ma comunque possiamo stare tranquilli perché avverrà tra diverse migliaia di anni».
Come potete salvarvi?
«Privilegiando le diversità individuali piuttosto che l’appartenenza a un genere».
Cioè?
«Il maschio deve smetterla di fare il maschio a tutti i costi. Nel libro Federico Taddia cita molte storie di uomini che seguono le loro inclinazioni: come quello che disegna con lo smog o quello che a un certo punto cambia vita e si mette a scrivere versi d’amore. Sono esempi di maschi che non vogliono dare a tutti i costi un’immagine di virilità».
L’uomo deve fare meno l’uomo. Ma la donna che assume comportamenti maschili?
«Anche questo non va bene».
In natura quali esempi di femmine dominanti l’affascinano di più?
«I bonobo perché sostituiscono l’aggressività con il sesso. Usano i rapporti sessuali come tranquillanti, per calmare gli animi. Come noi prendiamo una tazza di camomilla. Mi affascina la mantide religiosa che, dopo l’accoppiamento ma anche durante l’atto, divora il maschio partendo dalla testa. Nella foca è la femmina che decide il sesso dei figli in base alle sue condizioni di salute. Se è gracile e, quindi non ha molte possibilità di fare un maschio competitivo, sceglie di partorire una femmina. E poi c’è il ragno...».
Che cosa fa il ragno?
«Confeziona dei pacchi elaborati con il suo sperma da regalare alla femmina che li mangia dopo l’accoppiamento. Poi c’è l’uccello australiano chiamato “Il giardiniere satinato” che addirittura prepara un giardino alcova che addobba con piume e foglie. Fa di tutto pur di essere scelto tra tanti esemplari della sua specie dalla femmina».
Come fate a mettere in scena tutto questo?
«Lo spettacolo è una terapia d’urto, una catarsi. Mettiamo l’uomo di davanti ai suoi limiti».
Nel libro si legge che il maschio è sempre più violento e nervoso perché ha preso coscienza o lo sta facendo che il vero sesso forte è quello femminile.
«Sì, fra le ragioni che spiegano l’aumento della violenza maschile contro le donne, c’è il fatto che il maschio percepisce implicitamente di essere fragile e debole. Così si innervosisce e reagisce con violenza per squalificare l’altro sesso».
Lei ha figli maschi?
«Sì».
Glielo ha già detto che sono destinati all’estinzione?
«No, no è ancora presto. Spero lo capiscano da soli tra qualche anno».
Se il maschio è inutile, cosa è la femmina?
«È tutto, è l’essenziale».
p.s. Dopo l’intervista con Telmo Pievani, chiediamo una foto al giornalista Federico Taddia. Lui ne spedisce tantissime. Gliene chiediamo una in particolare (che vedete pubblicata in questa pagina). Dopo la sollecitazione arriva un messaggio: «Eccola, l’avevo fatta apposta per voi ma ne ero dimenticato. Un’altra prova della mia inutilità....».