Libero, 30 gennaio 2017
«Innocenti in cella e magistrati in politica. La gente non ha più fiducia nella giustizia». Intervista a Giuliano Pisapia
«Che rimpatriata, per anni i giornali non della mia parte politica mi hanno chiesto interviste».
Argomento giustizia?
«Sì, soprattutto sulla giustizia e spesso, il mattino dopo, la mia intervista era in prima pagina. Il rispetto delle garanzie non può valere solo per chi è della tua parte politica. Deve valere per tutti. Sono sempre stato contrario alla strumentalizzazione della Giustizia per finalità politica. Ho sempre creduto nell’autonomia e indipendenza della magistratura; ma anche nell’autonomia e indipendenza della politica».
È cambiata la percezione che gli italiani hanno dei giudici, un tempo erano mezze divinità...
«Anche se è ancora superiore a quello dei partiti politici, oggi la fiducia nella giustizia è diminuita. Responsabilità anche di chi ha commesso errori privando della libertà personale troppe persone rivelatesi poi innocenti. Non bisogna generalizzare, ma vi è stato un periodo in cui singoli magistrati, che hanno il delicato compito di amministrare la giustizia, si sono attribuiti il ruolo di moralizzatori. Così come, non di rado, la politica ha delegato alla magistratura compiti di sua competenza».
Il presidente dell’Anm, Davigo, ha dichiarato che la politica deve star fuori dalla magistratura...
«Giusto. Ma è vero anche il contrario, l’autonomia dev’essere reciproca».
L’Anm attacca il governo perché ha abbassato l’età della pensione per la categoria: sostiene che la politica vuol scegliersi i giudici. La pensa così anche lei?
«In questi anni ci sono stati molti interventi legislativi sulle pensioni, sarebbe stato sbagliato non intervenire anche su quelle dei magistrati. L’errore è stato intervenire con un provvedimento che ha prepensionato magistrati esperti creando gravi disagi nei tribunali. Bastava più gradualità e si sarebbe trovata una soluzione equa evitando quelle difficoltà che hanno inciso negativamente sull’amministrazione e l’efficienza della giustizia».
Il presidente della Cassazione si è scagliato contro i processi mediatici: sono colpa dei giornalisti o di chi passa loro le carte e poi magari ci costruisce sopra una carriera, talvolta anche politica?
«Ognuno ha la sua parte di colpa. La responsabilità maggiore certamente è di chi “passa le carte” o di chi vìola il segreto d’indagine, ma anche i giornalisti dovrebbero chiedersi a chi giova tutto questo».
Cosa pensa di Berlusconi che le prova tutte per spostare il voto a dopo la sentenza della Corte dei Diritti Umani che dovrebbe restituirgli la candidabilità?
«Non si può fare troppo affidamento sui tempi della magistratura europea: la Corte Europea è bravissima a condannarci per la lentezza della nostra giustizia, ma anche i suoi tempi sono spesso biblici...».
Ma lei si augura che Berlusconi torni candidabile?
«Ho grande stima per la professoressa Severino ma quella legge non mi ha mai convinto. Lo dico da cittadino, da avvocato, da ex sindaco. Non comprendo come in un Paese, che ha scolpita nella sua Costituzione la sovranità del popolo e la presunzione di non colpevolezza fino alla sentenza definitiva, chi è stato eletto dai cittadini possa essere sospeso dopo una condanna di primo grado (che peraltro spesso viene annullata in Appello o in Cassazione). A maggior ragione non mi convince la retroattività di quella legge. Conosco la decisione della Consulta che ha ritenuto che la “sospensione” non sia una sanzione penale e quindi priva del vincolo di non retroattività. Ma così, a mio sommesso parere, si incide negativamente, con una legge ordinaria, su princìpi costituzionali quali la sovranità del popolo oltre con la presunzione di innocenza, baluardi di ogni democrazia».
E cosa pensa della sentenza della Consulta che ha dichiarato incostituzionale l’Italicum?
«Per un giudizio complessivo bisogna aspettare le motivazioni della sentenza. Detto questo, condivido l’incostituzionalità della norma che garantiva, al ballottaggio, la maggioranza assoluta dei parlamentari a chi al primo turno aveva magari ottenuto poco più del 20% dei voti. E condivido il principio che i cittadini abbiano il diritto di scegliere i propri rappresentanti in Parlamento».
E adesso che si fa: si vota subito o si scrive un’altra legge?
«Se in Parlamento ci fossero i numeri e la volontà di portare a termine importanti leggi già approvate, con largo consenso, da un ramo del Parlamento, sarebbe utile proseguire la legislatura. Ma ho la sensazione che non ci siano questi presupposti. Allora è preferibile che dopo aver approvato una legge elettorale che rispetti le indicazioni della Consulta e omogeneizzi i sistemi di Camera e Senato si ridia voce ai cittadini. Vanno conciliate rappresentanza e governabilità e questo è possibile solo se si prevedono liste di coalizione e una soglia, non alta, che permetta di avere parlamentari a chi ha consensi non minimali».
Come Prodi, anche lei è rimasto innamorato dell’Ulivo?
«Quella dell’Ulivo è stata un’esperienza importante perché ha unito esperienze e provenienze diverse su valori condivisi. Il Mattarellum, oltre a tutto, con i collegi nominali spingeva i partiti a candidare persone che avevano la fiducia, la stima dei cittadini e che erano conosciute sul territorio».
Ma se non ha in testa un Ulivo 2.0, a cosa pensa allora?
«A un nuovo centrosinistra (o sinistra-centro) con un programma condiviso. Un campo aperto dove si impegnino persone che hanno stessi obiettivi e valori. Una sinistra responsabile, con un Pd che guardi a sinistra e non a destra».
E perché stavolta la coalizione dovrebbe tenere?
«Perché di questa coalizione farebbero parte soggetti che già hanno positive esperienze unitarie di governo a livello locale e perché, oltre a un programma comune, ci sarebbero paletti precisi anche su altri punti (possibile alleanze su alcuni temi, limite di legislature per i parlamentari, codice etico ecc.)».
Mi dica uno di questi “paletti”?
«Ne dico due. Nessun accordo con la destra, no alle grandi intese. Il Pd, in questi anni in cui non era possibile una coalizione quale quella che si era presentata alle elezioni, ha dovuto allearsi con parte della destra. Ma ora siamo a un bivio. Prima del prossimo voto, deve fare una scelta: tornare alle origini e guardare a sinistra con un’ampia e aperta coalizione di centrosinistra».
Ma nessuna coalizione arriverà al 40% alle elezioni. E allora per governare Renzi dovrà allargare il campo fino a Berlusconi...
«E allora io non sarò della partita. Veniamo da quattro anni di alleanze anomale diverse da quelle per cui avevano votato gli elettori nel 2013. Prima il Pd con Forza Italia, poi con Ncd, poi si è aggiunta Ala: è ora di fare una scelta precisa se ancora si crede nella differenza tra destra e sinistra. Io ci credo».
Quindi conferma il suo tweet: «Alfano con noi sarebbe un incubo», a cui il ministro ha risposto: «Coalizione con Pisapia? Zero»?
«Mi pare che ognuno abbia detto la sua. Non c’è altro da aggiungere».
È tempo di nomi: è vero che candiderà la Boldrini alle primarie della sinistra?
«Laura Boldrini è la terza carica dello Stato e, nel suo attuale ruolo istituzionale dev’essere “super partes”. Sarà lei a prendere, al momento giusto, le sue decisioni. Personalmente, non potrò che rispettarle».
Vendola definisce «velleitaria» la sua idea. Nel 2012 si precipitò in piazza Duomo ad abbracciarla per una storica foto opportunità: cos’è successo nel frattempo?
«Abbiamo continuato a lavorare e impegnarci insieme anche in questi anni. Ho con Nichi un rapporto di amicizia, affetto e stima. Oggi abbiamo posizioni diverse sul Pd. Io continuo a essere convinto, e lo verifico ogni giorno, che il popolo del Pd vuole l’unità e la vuole all’interno di un nuovo centrosinistra. Rispetto le sue scelte e sono convinto che anche in futuro su tanti temi i diritti, il sostegno ai soggetti più deboli, la lotta alla povertà continueremo a trovarci dalla stessa parte».
E Bersani, lo ruba alla ditta?
«Bersani ha grande esperienza ed è persona con la quale è sempre prezioso e utile confrontarsi. Farà la sua battaglia all’interno del suo partito. Una cosa è certa: il mio obiettivo non è in nessun modo portare via voti al Pd ma contribuire a restituire fiducia agli oltre tre milioni di elettori del Pd, di centrosinistra, di sinistra che non vanno più a votare o votano altri schieramenti. Il mio impegno sarà anche quello di fare il possibile per restituire fiducia ai tanti giovani disillusi dalla politica e che vorrebbero impegnarsi non solo per un futuro migliore ma anche per una società più giusta».
Cosa mi dice del grande rottamatore, Renzi?
«Apprezzo il coraggio e la forza di Renzi soprattutto quando si impegna per vere riforme. Ma in molte cose siamo diversi. Io credo nel confronto, nel cercare il più possibile le mediazioni nobili. Rottamare è una parola che suscitò entusiasmo ma che si è rivelata sbagliata. Sono state accantonate persone che avrebbero potuto dare importanti contributi a migliorare la situazione. Non mi piace il termine rottamazione. Credo molto, invece, nella rotazione degli incarichi e nella politica come servizio e non come professione».
Perché l’ex premier ha così fretta di tornare a votare se ha perso il feeling con gli elettori?
«Se sta fuori dal giro per 14 mesi rischia di essere ridimensionato definitivamente. Per fare il premier ha trascurato il partito. Non condivido lo statuto del Pd, che prevede che il segretario coincida con il premier. Chi è impegnato nel governo non ha la possibilità, per quanto bravo sia, di occuparsi del partito, confrontarsi con i circoli, ascoltare gli elettori. E forte è il rischio di perdere il rapporto col proprio elettorato e di non percepire le diverse criticità».
Torniamo a lei: perché persegue un suo progetto e non prova lei a dare una mano al Pd?
«La mia storia è completamente diversa. E poi le ho detto: non credo alla vocazione maggioritaria e all’autosufficienza del Pd».
Il grande errore di Veltroni. Lei quali figurine ha nel cassetto?
«Non guardo al passato ma al presente e al futuro. Oltre alla mia professione di avvocato, sono impegnato in incontri con le tante realtà che vogliono dare il proprio contributo a un nuovo modo di fare politica. Ho conosciuto molte persone attive nel loro territorio, sindaci, amministratori, cittadini, che vogliono ancora impegnarsi per il bene della loro comunità, anche a livello nazionale. Molti giovani che potranno essere la futura classe dirigente».
Mi pare scontato che lei si candidi alle primarie della sinistra e al Parlamento. O no?
«Mi pare che questa intervista sia già fin troppo lunga, cosa di cui peraltro la ringrazio».