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 2017  gennaio 30 Lunedì calendario

Truppe speciali a terra e prigionieri. Il salto di qualità nella guerra ai jihadisti

L’assalto di ieri, con soldati sbarcati a terra per cercare di fare prigionieri e poi interrogarli, segna un salto di qualità nella guerra ad Al Qaeda nello Yemen. Un primo assaggio di quella strategia «più aggressiva» che il neopresidente americano Donald Trump ha chiesto al Pentagono per «sradicare» i gruppi jihadisti in Medio Oriente. E lo Yemen, dopo Siria e Iraq, sta diventando il «santuario» più pericoloso dove i terroristi si espandono e progettano anche attacchi all’estero. Come in Siria e Iraq, il caos della Primavera araba e poi la guerra civile fra sciiti e sunniti ha favorito gli islamisti più estremi, ha consentito loro di conquistare e governare interi pezzi di territorio.
Stivali sul terreno. E allora servono truppe speciali a caccia dei leader per catturarli o eliminarli. Come in Iraq o in Siria. Lo Yemen non fa parte del Califfato dell’Isis, nemico numero uno. Ma ospita la branca più pericolosa degli eredi di Osama bin Laden. C’è però anche molta continuità con le amministrazioni Bush e Obama. Nello Yemen, in una delle prime azioni condotte con droni, il 30 settembre 2011 è stato ucciso Anwar al-Awadi, yemenita con passaporto americano, uno degli strateghi più pericolosi di Al Qaeda. Ieri, secondo fonti locali, a morire nella battaglia di Yakla è stata la figlia Nawar, di soli otto anni, colpita da uno dei missili che avevano preso di mira i terroristi asserragliati in un gruppo di case ai bordi del deserto.
I droni di Obama avevano poi continuato l’opera di Bush. E la caccia agli eredi di Al-Awadi. In particolare i fratelli Dhahab, i comandanti più pericolosi, artefici dell’offensiva che nel 2015 ha portato alla conquista della città portuale di Mukalla, mezzo milione di abitanti, destinata e divenire la capitale dell’Emirato di Al Qaeda nel Paese e poi ripresa dalle truppe governative con l’aiuto dell’aviazione e dei soltati emiratini.
I fratelli Dhahab, e in particolare Abdulraouf, erano il vero obiettivo del raid di ieri. Erano stati dati per morti più volte, dopo attacchi con droni. Ed erano sempre rispuntati, più agguerriti di prima. Ieri il Pentagono è voluto andare sul sicuro. Verificare a terra l’effettiva eliminazione. Abdulraouf e Sultan sono stati uccisi assieme a Seif al-Nims, un altro soggetto considerato in grado di progettare anche attacchi in Occidente.
Cambio di regime. Aqap, Al Qaeda nella Penisola arabica, è la sigla che raccoglie gli jihadisti yemeniti. Conta su tremila combattenti, gli stranieri sono pochi. Le tribù del deserto, al confine con l’Arabia Saudita e l’Oman, sono il serbatoio delle reclute. Aqap è radicata sul territorio e ha approfittato al massimo della guerra civile fra i ribelli sciiti Houthi e il presidente Abdrabbuh Mansour Hadi, che nel febbraio 2012 ha preso il posto di Ali Abdullah Saleh.
Un cambio di regime voluto fortemente da Washington. Saleh era accusato di non fare abbastanza contro i jihadisti. Il risultato è stato disastroso. Hadi è andato allo scontro più duro con Al Qaeda ma anche con gli sciiti, metà della popolazione. Nel febbraio 2015 è stato cacciato dai guerriglieri Houthi dalla capitale Sanaa. Gli Houthi si sono presi mezzo Paese, quello che una volta era lo Yemen del Nord. Sono dovuti intervenire i protettori sunniti, in primo luogo l’Arabia Saudita, per salvare Hadi e fargli rimettere piede a Aden, nel Sud.
Lo Yemen è rimasto diviso in due. Hadi controlla Aden e la costa meridionale. Gli Houthi Sanaa e il Nord. Al Qaeda si è presa le province desertiche di Al Bayda e Hadhramaut. L’Isis è presente con cellule kamikaze ad Aden e cerca di far concorrenza ai qaedisti.
Nonostante due anni di assedio quasi totale, bombardamenti indiscriminati sulle città, scuole, ospedali, persino sui campi coltivati per affamare la popolazione, i ribelli sciiti non sono stati domati. In due anni ci sono stati oltre diecimila morti, più della metà civili. L’Onu ha denunciato una situazione umanitaria catastrofica: con 14 milioni di persone malnutrite, due milioni che rischiano di morire senza l’invio di cibo e medicine.
Battaglia sulla costa. Ora l’Arabia Saudita e gli alleati sunniti hanno lanciato l’assalto ai porti sul Mar Rosso, da dove gli Houthi riescono ancora a ricevere armi e rifornimenti di contrabbando. Negli ultimi due giorni sono morti oltre cento guerriglieri sciiti e almeno 19 soldati. L’obiettivo dei governativi sono le città di Mocha e Hodeida, per chiudere completamente la morsa dell’assedio. Una guerra di posizione, logorante e sanguinosa, mentre nel deserto si combatte quella parallela fra le truppe speciali americane e i combattenti di Al Qaeda.