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 2017  gennaio 28 Sabato calendario

Manolo Blahnik. L’arte sui tacchi

Tra le rose che salgono su caviglie immaginarie e i sandali in pvc scopri che Manolo Blahnik tifava per le sorellastre. Per forza.
Cenerentola, principale responsabile dell’ossessione femminile per le scarpe, non può essere la musa di uno stilista che insegue donne «capricciose, pazze, eccentriche e scostanti». Si vede dai bozzetti precisi come ritratti, dalle caviglie di gomma che infila dentro decolleté preziose. Piedi snodabili che si allungano su forme colorate e si contorcono sopra tacchi profondi. Piedi impossibili che spesso spariscono per lasciare che il disegno esalti l’idea. In purezza: senza modelle, foto o riferimenti. Le scarpe più citate del mondo, famose per Sex an the City, esaltate dal cinema, protagoniste della Maria Antonietta firmata da Sofia Coppola, in realtà non hanno bisogno di niente e probabilmente non sono pensate per nessuno. Proprio per questo camminano da sole.
Quelle zeppe detestate. Blahnik ci ha messo due anni per scegliere il percorso della mostra milanese che lo racconta: 80 disegni, 212 creazioni, tutte con un nome e un anima e non per forza una proprietaria. «Non sono accessori», primo perché girare scalzi è difficile, poi perché si portano dietro una storia e Palazzo Morando, dimora settecentesca, è la sede ideale per il viaggio.
Dalle «Versailles», di chiara ispirazione, alle «The Brick», mattonelle perfette per una manifestazione, nel senso che sono più facili da tirare che da indossare. Sono anche l’ unico accenno di zeppa. Genere che sta a Blahnik come la criptonite a Superman. Le detesta, segnano un passo che non lo riguarda. Comodo e abusato. Lui vuole scarpe adescatrici, indipendenti, spavalde. «Falle sexy», è la sola indicazione ricevuta dalla costumista da Oscar Milena Canonero per i modelli di Maria Antonietta e lui le sa fare solo così, sexy. Di un sexy che vale la spesa, ammicca, provoca, dichiara, eccede.
Sono una dichiarazione di intenti, prevedono passi sicuri per menti instabili, una continua variazione sul tema «bellezza sconvolgente». E quella che lui ha in mente non risponde ai canoni, spazia libera e prepotente. Sorellastre, gente che abbia voglia di osare e pure la forza di andare a sbattere.
I grazie a Sozzani e Piaggi. Certi stivali infiniti, rifiniture dorate o ossa di plastica piacciono perché parlano. Dicono: non mi giudicare, fammi andare avanti. E anche: fammi passare. Chi fermerebbe un modello battezzato «Papale», chi resterebbe indifferente davanti al tacco «Encajada», definita «scarpa da passeggio», percepita come scarpa da vertigine.
Danno coraggio, costano quanto un mese d’affitto ma sono architetture ambulanti e non è detto che, con qualche magia, non ci si possa vivere davvero dentro. Di certo ci si può vivere sopra, acchiappando equilibri apparentemente assurdi, provocando reazioni genuine. Colli che scattano, occhi che fissano, sorrisi e giochi di potere. «Date a una ragazza le scarpe giuste e conquisterà il mondo», è la massima di Marilyn Monroe e anche l’effetto di una Manolo Blahnik.
L’uomo che le ha inventate è nato in Spagna ed è fuggito dalla patria in cerca di bellezza («là non mi piace niente»), innamorato di Visconti, volubile, disgustato dalle sneakers, «porcherie», devoto a chi lo capisce. Omaggia due italiane: Franca Sozzani, signora di Vogue, «la mostra era per lei e ora non c’è più», Anna Piaggi, visionaria della moda, «un faro».
Sui tributi è fermo, sui gusti impossibile. Li cambia di continuo e nomina un’attrice preferita differente per ogni diverso interlocutore. Sex and the City lo ha annoiato, persino i suoi scandalosi tacchi lo inebriano meno di prima e quella scarpetta bassa ed essenziale creata nel 1992, «Avion», tutta polivinile e alluminio, lo tenta come una sirena. Lo chiama a una nuova avventura.
Del resto nella sua ricetta per il successo, registrata alla Cnn e replicata a nastro a Palazzo Morando, Blahnik è chiaro: «Regola numero tre, divertitevi». Stile sorellastre, sfacciate e impertinenti, capaci di tagliarsi i piedi (come da gotica versione di Grimm) per entrare nelle scarpe giuste. Quelle che non portano al principe, ma scatenano la fantasia.