La Stampa, 27 gennaio 2017
Raggi in difesa: mai patteggiare. Per un politico non è dignitoso
Nessun patteggiamento. La miglior difesa è l’attacco. Questa la linea difensiva in vista dell’interrogatorio di lunedì prossimo, concordata tra la sindaca di Roma, Virginia Raggi, di professione avvocato ma oggi indagata dalla Procura di Roma per abuso d’ufficio e falso in atto pubblico, e i suoi difensori, un gruppo di colleghi coordinato da Alessandro Mancori. Per prima cosa la prima cittadina della Capitale con i suoi legali si è convinta della infondatezza delle voci sulla possibilità che sia chiesto per lei un «giudizio immediato», perché «la Procura sta ancora indagando, mi ha chiamato per sentirmi ed è poco serio mettere in bocca alla Procura cose che non ha mai detto, queste ricostruzioni sono solo giornalistiche, non credo siano vere. Mi hanno chiamato, andrò a rispondere. Cosa farò in caso di rinvio a giudizio? Chiedetemelo se succederà».
In ogni caso il patteggiamento «per un politico non sarebbe dignitoso», ha spiegato in privato la sindaca, quasi a voler dire: «meglio una condanna ingiusta che un’ammissione di colpa». Ma l’avvocatessa e i colleghi che l’assistono sono certi di avere molte frecce nei loro archi, a partire da una lettura attenta del Regolamento degli Uffici e Servizi del Comune di Roma, lo stesso sul quale fondano le loro accuse il procuratore aggiunto Paolo Ielo e il pm Francesco Dall’Olio. La Procura ipotizza infatti per la sindaca l’abuso d’ufficio per aver nominato Renato Marra senza prima comparare i curricula di altri dirigenti. Ma il comma 2 dell’articolo 38 di questo Regolamento dimostrerebbe, ad avviso della Raggi e dei suoi legali, che non c’era nulla da comparare: toccava solo a lei decidere chi nominare responsabile della direzione Turismo, un ruolo che rientrerebbe tra gli incarichi che «sono conferiti e revocati dal sindaco». Il comma 2 riguarda infatti il ventaglio delle proposte, che spettano all’assessore alle Politiche delle risorse umane, e la consultazione dell’assessore competente, Adriano Meloni, già sentito in merito dai pm. E non indica procedure di comparazione dei titoli.
La linea difensiva punta però anche ad allargare le responsabilità sulla nomina di Renato Marra proprio all’assessore competente Adriano Meloni, che infatti era stato informato, e alla responsabile anticorruzione del Campidoglio, Maria Rosa Turchi. Infatti la stessa norma, secondo la Raggi e i legali, metterebbe la sindaca anche al riparo dalla seconda accusa, quella di falso in atto pubblico. La Raggi ha dichiarato all’organo del Campidoglio che ha il ruolo di prevenire ogni forma di corruzione, di aver deciso da sola la nomina di Marra senior. Che l’interessato sia il fratello del braccio destro della sindaca e che le chat intercettate dimostrino l’attivismo di Raffaele Marra e la sua influenza può essere considerato forse inopportuno, ma non configurerebbe alcun reato.
Intanto continuano a uscire i contenuti dei messaggi della chat «Quattro amici al bar» ritenuti penalmente ininfluenti e per questo non allegati agli atti: in uno di questi la Raggi si sfoga affermando che «molti attendono al varco, al primo errore», anche colleghi di partito, come la deputata Roberta Lombardi, che per alcune settimane faceva parte del mini direttorio. «Mi è antipatica, non la sopporto», dice la Raggi. In altri passaggi della discussione telematica, Raggi parla anche dell’oramai ex assessore all’ambiente Paola Muraro, affermando: «Non è stata una mia scelta ma apprezzo il suo lavoro».
Da registrare infine che lo scatto di carriera e la gratifica di 20mila euro concessi e poi revocati a Renato Marra sono finiti anche nei fascicoli dei pm della Corte dei Conti Massimiliano Minerva e Rosa Francaviglia.