La Stampa, 28 gennaio 2017
Figlio nazista, non ti avrò
Sarebbe stato bello se ieri, lungo la Giornata della Memoria, qualcuno avesse ricordato con affetto Bettina Göring, nipote di Hermann, il Feldmaresciallo, il numero due del Reich di Adolf Hitler, il morfinomane, l’eroe della Prima guerra mondiale al fianco del Barone Rosso, il criminale della guerra successiva. Hermann era lo zio, e padre adottivo, del padre di Bettina. Non c’è nemmeno tutto questo sangue in comune. Bettina è nata nel 1956, dieci anni dopo il suicidio con cui il nonno sfuggì all’impiccagione dopo il processo di Norimberga. Appena è diventata adulta se n’è andata dalla Germania e dall’Europa, via, lontano dalla terra del disastro. L’hanno rintracciata nel 2009 a Santa Fe, New Mexico, dove vive in una comunità e pratica la medicina alternativa. Si è lasciata intervistare e ha spiegato che di figli non ne ha, per scelta. E per paura che la scelta non bastasse, che il destino o la sorte le giocassero uno scherzo, a trent’anni s’è fatta sterilizzare: «Mi sono sentita responsabile delle azioni della mia famiglia, quindi mi sono sentita responsabile della Shoah. Sono diventata sterile per non creare altri Göring». Come sono incredibili i paradossi della vita. Bettina ha cercato così fermamente di allontanarsi dal nonno che ha finito per sbattergli addosso: lui credeva nelle razze, e che le razze cattive perpetuassero il male che hanno dentro; lei non ha voluto perpetuare il male che credeva di avere dentro di sé.