Libero, 28 gennaio 2017
Una pillola per evitare che arrivi l’Alzheimer
Evitare di ammalarsi di Alzheimer forse presto sarà possibile.
Un nuovo farmaco all’avanguardia sta per essere testato su 100 volontari non malati, selezionati tra coloro che hanno un familiare stretto affetto dalla patologia, ma che non abbiano mai avuto disturbi neppure iniziali di memoria e con una età minima di 60 anni. È la prima volta che si sperimenta una terapia su soggetti sani, esenti dalla malattia ma predisposti all’Alzheimer, per impedirne concretamente la comparsa e lo sviluppo.
La speranza arriva dall’istituto di Neurologia dell’Universitá di Pisa, diretto dal professor Ubaldo Bonuccelli, che ha lanciato un appello per reclutare altri pazienti, con i requisiti richiesti, da inserire nello studio che partirà nelle prossime settimane, che durerà quattro anni, e che punta alla prevenzione della terribile malattia.
L’Alzheimer, la forma di demenza più diffusa nel mondo, è una patologia degenerativa del sistema nervoso che in Italia affligge ormai quasi un milione di persone e che quindi sta diventando un grave allarme sociale. Questa malattia invalidante annienta irrimediabilmente le capacità cognitive, conduce al progressivo annullamento della memoria e dell’orientamento, fino ad interessare anche la sfera motoria, portando inevitabilmente i pazienti colpiti fino alla regressione totale dello stato di coscienza.
CAUSE SCONOSCIUTE
Pur non conoscendo ancora la causa di questa patologia oggi è possibile individuare chi ne sarà affetto e per questo da anni si tenta di bloccarne l’avanzamento agendo sui meccanismi di base dello sviluppo della stessa, ovvero sull’anomalo accumulo nel cervello di due proteine beta amiloidi individuate con certezza, (Abeta e Tau) e riconosciute scientificamente le responsabili dello sviluppo della malattia.
Lo scopo della terapia sperimentale pisana in questione è quello di abbassare o azzerare il livello delle due proteine con la nuova molecola, prevenendo in tal modo, o addirittura invertendo ed azzerando, il grave danno neurologico.
L’obiettivo di questa cura innovativa è quello di dimostrare che, con la somministrazione del nuovo farmaco “inibitore” è possibile prevenire addirittura la comparsa dell’Alzheimer nelle persone non ancora malate, nel cui cervello però è presente l’anomalo accumulo dei due agenti responsabili del morbo, bloccandone e inibendone la produzione. Il risultato sarebbe davvero molto importante, una forma di prevenzione straordinaria, perché una grande percentuale di soggetti con proteine amiloide nell’encefalo sono destinate negli anni a sviluppare la malattia, e i dati scientifici raccolti sono oggi molto incoraggianti.
FARMACI INEFFICACI
I farmaci attualmente a disposizione e somministrati per la cura di questa patologia ne migliorano i sintomi in una fase iniziale, che dura da sei mesi ad un anno, ma non riescono a rallentarne l’inesorabile decorso con la sua devastante progressione neurologica, per tale motivo questa nuova sperimentazione è una sfida che utilizza un nuovo piano terapeutico, non per curare gli effetti della patologia, ma addirittura per evitarne l’insorgenza.
Ai sessantenni sani selezionati con la familiarità di demenza senile, dopo aver eseguito una Pet (tomografia ad emissione di positroni), un esame diagnostico per immagini che accerta la presenza di proteina amiloide nel cervello, viene somministrata una compressa “Bace inibitore” al giorno per quattro anni, con l’obiettivo di impedire la comparsa dell’Alzheimer ed azzerargli così il rischio di ammalarsi.
SINTOMI INIZIALI
Ma mentre gli scienziati cercano la cura per questa patologia è molto importante per tutti noi riconoscerne subito i sintomi iniziali, che consistono in: cambiamenti insoliti ed improvvisi dell’umore, problemi di perdita della memoria, difficoltà di giudizio o nello specificare una singola parola o nome proprio, fatica a comunicare o scrivere, difficoltà a portare a termine operazioni in genere semplici, tendenza a riporre male gli oggetti e a non ritrovarli in seguito, disorientamento spaziale o temporale, fino a divenire soggetti diffidenti e sospettosi su ogni singola persona o cosa di cui si è circondati.
Qualora si dovessero notare con insistenza qualcuno di questi sintomi è importante rivolgersi ad un medico, non solo perché la «mens sana in corpore sano» va sempre preservata, ma per non permettere all’Alzheimer,la epidemia di questo secolo, di farci diventare la persona che non siamo, dipendente in tutto e per tutto dal prossimo e non più cosciente di se stessa.