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 2017  gennaio 28 Sabato calendario

Sacra Rota, gli avvocati protestano con il Papa

CITTÀ DEL VATICANO Pochissimo lavoro, bassi compensi, clienti allontanati. Gli effetti collaterali della riforma del processo matrimoniale introdotta da Papa Francesco l’anno scorso, hanno prodotto pesantissime conseguenze sulla categoria degli avvocati rotali. Alla crisi nera va aggiunto pure che il Vaticano ha loro imposto il bavaglio. Vietato lamentarsi, fare interviste, denunciare pubblicamente cosa sta accadendo dietro le quinte, nell’attività quotidiana della Rota Romana, il Tribunale nel quale finiscono in appello le cause che sono state giudicate negativamente dai vescovi diocesani. Gli anni d’oro del passato, quando il lavoro abbondava, visto che esisteva una diversa procedura basata sulla «doppia copia conforme della sentenza», sono ormai un pallido ricordo.
SOTTO SCHIAFFO
Oggi i 297 avvocati iscritti all’albo rotale devono fare i conti con una realtà ben diversa, pesantissima, comprensiva del timore di non ottenere dal Decano della Rota nessuna causa, nemmeno l’assegnazione di un lavoro precedentemente iniziato con un proprio cliente. Già perché pochi giorni dopo l’entrata in vigore del Motu Proprio, Mitis Iudex, era il settembre 2015, monsignor Vito Pinto, ha affisso nella bacheca rotale un avviso con il quale imponeva a tutti il silenzio. Pochi mesi dopo compariva un altro avviso, stavolta per avvertire che la cancelleria non avrebbe più accettato mandati di fiducia. In pratica i clienti non avrebbero più potuto scegliersi un avvocato per la loro difesa. Sarebbe stato il Decano, a sua completa discrezione, decidere e assegnare un avvocato d’ufficio, totalmente gratuito. Naturalmente, in camera caritatis, le novità hanno prodotto diverse proteste, ma il Decano non ha sentito ragioni e ha tirato dritto confermando che gli ex coniugi desiderosi di ricorrere in appello per ottenere la nullità del loro matrimonio, non avevano più alcun diritto a scegliersi un legale conosciuto, amico, di fiducia. Anzi. Il difensore d’ufficio (che è gratuito) sarebbe stato assegnato da Pinto a suo giudizio insindacabile, perché l’unico in grado di «valutare la deontologia dell’avvocato». Gli avvocati gli hanno fatto presente che, così facendo, il diritto alla difesa sarebbe stato irrimediabilmente leso, visto che in tutti gli ordinamenti è garanzia primaria la facoltà di scegliersi un avvocato di fiducia. Un particolare non indifferente che potrebbe mettere in pericolo la possibilità di delibare le sentenze rotali visto che si potrebbero rivelare contrarie al Codice Civile, venendo a mancare la facoltà di scegliersi un avvocato di fiducia. Insomma un pasticcio nel pasticcio. I mugugni della categoria sono andati avanti per un anno intero, diffusi e sotto traccia. In diverse circostanze gli avvocati rotali hanno fatto presente alla Santa Sede i potenziali rischi e la necessità di correggere il tiro. Hanno scritto alla Segreteria di Stato, al cardinale Coccopalmerio e al cardinale Versaldi. Naturalmente è stato informato anche Papa Francesco che, però, per il momento si è limitato ad affiancare a monsignor Pinto un pro Decano, il francese Maurice Monier, senza fare altro. Il sospetto che ormai serpeggia è la volontà da parte della Santa Sede di cancellare progressivamente una intera categoria. «Ormai è impossibile vivere con i proventi di questo lavoro» dicono gli interessati. Al momento ci sono quasi 300 iscritti all’albo vaticano, di cui un quarto, circa 50, patrocinanti solo presso i tribunali ecclesiastici e non nei fori civili. Va da sè che senza onorari e senza più entrate è difficile tirare avanti e fare quadrare il bilanci. Per alcuni di loro, famiglie monoreddito, la situazione è ormai drammatica. 
DIVORZIO
Francesco dopo due sinodi sulla Famiglia ha promulgato la riforma del processo matrimoniale per dare maggiori possibilità ai divorziati risposati di mettersi in regola con la Chiesa. Il passaggio ha velocizzato le precedenti procedure, ha ridotto i costi e ha allargato l’accesso ai tribunali. Ora chi ricorre alla Rota, in appello, ha diritto ad avere un difensore «ex officio», gratuito, ferma restando la libertà di avere un legale di fiducia. «Noi avvocati ci sentiamo un po’ frustrati perché non riceviamo più un compenso rapportato agli studi e alla lunga gavetta che abbiamo fatto; frustrati perché non possiamo nemmeno più seguire il nostro cliente se la causa arriva alla Rota» ha ammesso l’avvocato Elisabetta Macrina che aggiunge: «È il Tribunale che, a rotazione sceglie a quale avvocato assegnare la causa. Per cui ci ritroviamo nella situazione di rimanere in panchina in attesa di essere chiamati. E non è detto che l’avvocato che ha seguito una causa in prima battuta sia lo stesso nel caso si arrivi alla Rota. Tanto per fare un esempio: avevo una cliente canadese che avevo seguito in una causa di nullità. Questa cliente ha appellato la sentenza di primo grado davanti alla Rota richiedendo la mia assistenza visto il nostro rapporto di fiducia. Assistenza che però non mi è stata accordata. E così ho dovuto restituire le somme che la cliente mi aveva anticipato per la causa».