la Repubblica, 29 gennaio 2017
Snapchat spiegato a mia madre
Spostati che voglio saltare sulla folla»: due amici a un concerto ai tempi dei vecchi Nokia. «Spostati che voglio fare il video»: due amici a un concerto ai tempi dello smartphone. «Girati che deve vedersi la tua faccia nel video»: due amici a un concerto ai tempi di Facebook. «Uffa, qui non prende bene il 4G e devo postare il video, vado un attimo fuori» : due amici a un concerto ai tempi di Snapchat, la chat rapida quanto uno schiocco di dita, da qui il nome della app.
Posti una foto e sparisce dopo ventiquattro ore. Invii una foto a qualcuno e scompare dopo dieci secondi. Sembrerebbe una funzione stupida e obsoleta, ma è invece la killer feature in grado di captare un’intera filosofia di vita. Sei a tavola con i tuoi amici e uno racconta che si è mangiato una tic tac della nonna ma ha scoperto che si è ingerito una pasticca contro il diabete perché lei non gli aveva detto che quello era il contenitore delle medicine e tutti stanno ridendo. Siete in otto e avete più o meno diciotto anni. Bene, state sicuri che almeno due di loro, uno più nascosto dell’altro, estrarranno la loro arma (lo smartphone) e faranno click. Uno manderà la foto alla ragazza con cui ci sta provando e lei avrà dieci secondi per capire di che si tratta, l’altro lo posterà nella sua storia e durerà ventiquattro ore, visibile a tutti i suoi contatti. Sfocata? Non importa. L’importante è catturare l’emozione del momento, quindi meglio se presa in velocità.
Le moderne invenzioni di successo rispondono a una semplice esigenza: far fare meno fatica al cliente. Just Eat ti porta la pizza o il kebab a casa, Airbnb ti fa trovare un appartamento libero in pochissimo tempo, Uber ti prenota un passaggio in macchina all’istante, Skyscanner ti trova l’offerta di viaggio aereo migliore, Shazam ti evita di chiedere al barista che canzone sta andando in radio al bar. E Snapchat? Non evita code, non ti fa risparmiare soldi e non ti dice se i musei della tua città sono aperti, ma ti fa fare meno fatica nel dare agli altri l’immagine di te che preferisci. Per capire bene provate a ripercorrere il viaggio che fa un film dal giorno in cui viene pensato a quando esce al cinema. Ecco. Snapchat diventa diretto distributore di una storia che hai sceneggiato, diretto, recitato e prodotto da solo con uno smartphone. Rompe la catena degli intermediari e ti permette di fare il tuo piccolo film senza fatica. Diventi un personaggio nelle tue mani che segue una tua sceneggiatura. Ometti ciò che non vuoi, enfatizzi ciò che rende la tua giornata più bella di quella degli altri. Ed è il primo film che non deve fare i conti con il botteghino, perché è il primo social distante dalla logica delpuoi solo vedere chi clicca sulla tua storia ma non ne conosci le reazioni. Ti piace studiare ma va di moda ribellarsi contro la scuola? Foto di libri aperti con la scritta “Che noia”, faccina disperata e l’hashtag #aspettandolestate.
Quando ti iscrivi a Snapchat fai un patto segreto: prometti di credere che pian piano La tua storia coinciderà con la tua vita. Il risultato è che se ti dimentichi di mettere una cosa su Snapchat, significa che non la hai fatta, nel senso che se hai incontrato Di Caprio ubriaco alla sagra del cinghiale di Pojona Maggiore ma non ti sei fatto un selfie, tutto ciò non è successo, perché se fosse successo ti saresti fatto uno snap.
Ecco perché siamo la generazione con i telefonini al posto delle mani. Snapchat, così facendo, conta centocinquanta milioni di utenti al giorno e più di cinquecentomila foto condivise al minuto. È, nel testa a testa con Instagram (che ha introdotto la funzione storie e video), uno dei social preferito dai ragazzi. Idea ormai consolidata: Facebook è vecchio, pieno di genitori che spiano i loro figli e non è poi così immediato. Facebook conserva le foto dei bagordi della festa del giorno prima, Snapchat no. Facebook è dominato dalle parole, Snapchat spopola di filtri che trasformano la faccia in cerbiatto, lama, coniglio, cane, o rane, sono i vocaboli della nuova lingua del “qui e ora”, feature ormai essenziali per riuscire a esprimere le proprie emozioni. Facebook fa entrare politica, società e notizie senza richiederle, Snapchat solo se tu le vuoi. Proprio per questo molti brand dell’intrattenimento e dell’informazione hanno cominciato a condensare in immagini, con pericolosa abilità di sintesi, le notizie della giornata per regalarle a chi segue il loro profilo. Sempre in una durata di ventiquattro ore, senza nessun archivio.
Snapchat da un lato è diventato il rifugio virtuale dei giovani che vogliono confrontarsi con i coetanei senza essere giudicati e dall’altro lo spazio sociale dove si sentono più vicini ai loro idoli. LeBron James non scriverà mai su Facebook con chi ha cenato questa sera, ma su Snapchat sì, ci sarà sicuramente la foto della serata, sempre che tu faccia in tempo a vederle. Le ventiquattro ore ( la durata di “La mia storia”) sono diventate la materializzazione del concetto di presente. È presente ciò che è nella mia storia. Se una foto sparisce è passata, è passato. Insomma, se ci fossero state le app anche migliaia di anni fa, Eraclito, con il suo tutto scorre, sarebbe sicuramente il Ceo di Snapchat. Praticamente Snapchat ha reso possibile una dilatazione del presente e ormai è cosi potente che se per caso decidesse che la nuova durata di “La mia storia” è di ventotto ore saremmo capaci di cambiare la convenzione temporale di “durata del giorno”.
E ora, la domanda che mi fa sempre mia mamma quando provo a spiegarglielo: «Ma a me cosa importa di vedere costantemente quello che fanno gli altri?». Domandona, è vero, e infatti la risposta presenta, forse, la vera rivoluzione dei social. Prima i bisogni creavano la tecnologia: serviva comunicare tra eserciti e quindi hanno inventato internet. Ora, invece, la tecnologia crea bisogni: si crea Snapchat e nasce l’improvviso e irrefrenabile bisogno di sapere che cosa sta facendo Mario Rossi mentre sto scrivendo questo articolo. Mi dispiace, mamma, ma è così, bisogna rassegnarsi.
C’è una puntata di Black Mirror (serie tv che ipotizza un futuro oscuro e pericoloso anche a causa di un dominio della tecnologia) che si chiama The Entire History of You: grazie a un dispositivo elettronico collegato alle sinapsi e impiantato sottopelle, l’umanità è in grado di rivedere a piacimento i propri ricordi. Snapchat è ancora peggio, perché i ricordi si cancellano e non possono essere recuperati. Nessuna relazione con il passato, nessun confronto. L’intuizione di Snapchat è stata quella di cogliere questa necessità e voglia di istantaneità e tramutarla in un social. Scusate, ora vado, devo controllare se Mario Rossi ha finito di studiare.