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 2017  gennaio 29 Domenica calendario

Leonardo contro il David nell’assemblea dei grandi

È il 25 gennaio del 1504, quando i Consoli dell’Arte della lana di Firenze, in accordo con la Signoria, chiamano a raccolta i maggiori artisti presenti a Firenze. Pietro Perugino, Leonardo da Vinci, Sandro Botticelli, Cosimo Rosselli, Piero di Cosimo, Filippino Lippi, Andrea della Robbia, Giuliano da Sangallo, per citare solo i più eminenti del gruppo di ventuno maestri convocati, devono risolvere una questione estetica che ha risvolti politici molto importanti. In città si è da poco compiuto una specie di miracolo, il giovane Michelangelo Buonarroti ha quasi ultimato una scultura alta 434 centimetri recuperando un blocco che altri scultori non erano riusciti a scolpire per le difficoltà tecniche incontrate. Agostino di Duccio nel 1464 e Antonio Rossellino nel 1476 avevano provato a intagliare il blocco ma avevano abbandonato l’impresa rovinando il marmo. Il giovane Buonarroti, appena ventottenne, era riuscito senza difficoltà a trasformarlo nella statua più bella mai vista dai tempi antichi in Italia. Il giovane eroe biblico David, che aveva sconfitto il gigante Golia armato solo della fionda e della fede in Dio, aveva preso le forme di un giovane fiorentino sceso a bagnarsi in Arno, bellissimo e vigoroso nella dolcezza del corpo perfettamente proporzionato. Originariamente la scultura doveva essere collocata su uno sperone della Cattedrale ma quando l’artista ebbe finito il suo lavoro la meraviglia fu enorme. Pier Soderini e Niccolò Machiavelli, segretario della seconda Cancelleria, vedono subito in quella statua il possibile simbolo della loro aspirazione a formare un esercito cittadino, una “milizia” popolare capace di difendere lo Stato e i suoi valori molto meglio di un esercito mercenario. Ma se è una bandiera deve avere la massima visibilità. E per rendere popolare il loro progetto hanno bisogno dell’autorevolezza degli artisti chiamati a scegliere un locus commodum et congruum. La novità dell’iniziativa è nel riconoscimento da parte dei governanti delle competenze di una categoria fino ad allora tenuta a margine del potere.
Oggi che le sorti del David tornano a preoccupare, vista la fragilità delle sue caviglie, e che la stampa estera invoca almeno un piedistallo antisismico, è giusto ricordare che quell’assemblea di geni aveva già visto e denunciato il problema: il marmo, avevano detto, è chotto.
Dunque ecco il verbale di una delle più straordinarie riunioni del Rinascimento. Il rappresentante del Governo apre l’assemblea mettendo in luce l’importanza della deliberazione e propone di sostituire il David alla Giuditta di Donatello collocata davanti al palazzo: “Primo perché la Iuditta è segno mortifero, e non sta bene che la donna uccida l’homo”.
I primi pareri non escludono la destinazione originaria accanto alla Cattedrale e tra questi risalta quello di Sandro Botticelli che sta consumando gli ultimi anni della sua vita in una crisi mistica e che vorrebbe la statua “... piuttosto sul Chanto della Chiesa”.
È il decano degli artisti fiorentini, l’architetto Giuliano da Sangallo, uomo pratico e risoluto, a far notare come il marmo sia danneggiato dalla lunga permanenza all’aperto “veduta la imperfectione del marmo per essere tenero et chotto et essendo stato allaria non mi pare fussi durabile” e pertanto propone di collocarlo al coperto, sotto la Loggia dei Lanzi, in corrispondenza dell’arco centrale o addossato al muro con alle spalle una nicchia che le dia rilievo visivo. Al parere di Giuliano si allineano quasi tutti gli altri e tutti con motivazioni conservative.
La proposta di Leonardo, invece, sembra dettata più dalla voglia di contenere il successo del giovane rivale che da preoccupazioni per la salute della statua. La vorrebbe, infatti, sotto la Loggia ma in posizione più appartata “in su el muricciuolo dove sappicchano le spalliere al muro chon ornamento decente perché non disturbi le cerimonie”.
Rientrato da quattro anni a Firenze dopo il lungo soggiorno milanese, l’artista è in ansia per la sfida che nei mesi successivi deve sostenere con Michelangelo: quella dei due affreschi sulla Battaglia di Anghiari e la Battaglia di Cascina che il governo sta per commissionare a lui e a Buonarroti, sempre per celebrare la milizia fiorentina. I due dipinti non vedranno mai la luce, ma questa è un’altra storia.
Alla fine è l’autorevole Filippino Lippi, tra i primi pittori del momento, a suggerire che nessuno meglio di Michelangelo stesso può decidere la destinazione conoscendo i problemi del marmo. Tutti si adeguano: anche se la maggioranza degli intervenuti si era espressa per la Loggia, la decisione finale, alla quale certo non può essere estraneo Buonarroti, è opposta. Il sarà collocato sulla ribalta più importante della città, l’entrata del Palazzo dei Signori (oggi Palazzo Vecchio). La sua potenza simbolica ha la meglio sulle preoccupazioni per la sua fragilità.È un emblema per la Repubblica, quindi è un emblema ( negativo) anche per i suoi oppositori. Infatti attaccheranno con una sassaiola la scultura durante il suo trasferimento: “Guardavasi la notte per causa degli spiacevoli et invidiosi, finalmente alcuni giovenastri assaltorno le guardie e con sassi percossono la statua”.
Spiacevoli e invidiosi che si dovettero rassegnare e piegare al genio di Michelangelo e Machiavelli.
Il trasferito grazie a un complesso marchingegno progettato dal Cronaca e da Sangallo era diventato il simbolo di Firenze e sarebbe rimasto tale per i secoli successivi.