la Repubblica, 29 gennaio 2017
«Io, la Cassandra del Rigopiano. Vent’anni fa avevo previsto tutto ma prevalsero altri interessi»
«SÌ, SONO IO la Cassandra dell’Hotel Rigopiano». Pasquale Iannetti ieri ha riletto su Repubblica il report che scrisse il 18 marzo 1999 per la Commissione valanghe di Farindola, di cui faceva parte. Quello in cui denunciava la possibilità di valanghe nell’area di Rigopiano, individuando come punto critico il piazzale del rifugio Acerbo, a meno di cento metri dal resort seppellito il 18 gennaio. «Dopo un sopralluogo mi accorsi del rischio, e lo comunicai. Eppure è stato lo stesso autorizzato l’ampliamento dell’hotel, e ora siamo qui a piangere i morti».
La guida alpina Pasquale Iannetti ha 68 anni, e da 50 va per montagne. È un uomo prudente. «Mai avuto un incidente sui monti, ho sempre cercato di stare attento, di non spingere sull’acceleratore. Infatti la domenica precedente al mercoledì della valanga sono sceso a valle, perché sapevo che la grande nevicata avrebbe creato grossi problemi».
Il suo report scritto quasi vent’anni fa, oggi fa impressione. Perché è stato ignorato?«Non so, è stato sottovalutato un rischio noto. La commissione edilizia del Comune di Farindola non avrebbe dovuto autorizzare l’ampliamento del vecchio albergo, o quantomeno avrebbe potuto dare la concessione per costruire il resort in un’altra zona».
Lei era nella Commissione valanghe di Farindola fin dalla sua costituzione, nel 1999. Perché dopo il 2005 non si è più riunita?
«Sono dodici anni che me lo chiedo... non lo so, non mi dettero alcuna spiegazione. Ed è davvero inspiegabile perché tutti i comuni montani con zone a rischio sono tenuti ad averla, lo prevede la legge. Un giorno per caso mi accorsi che non avevano rinnovato il collegio delle guide alpine, e infatti non mi chiamarono più».
Non si può certo dire che dal 2005 ad oggi non abbia più nevicato da queste parti...
«Da tre anni la neve arriva abbondante, e anche in modo improvviso. La cosa più grave, secondo me, è che la Commissione non è stata riunita nemmeno durante l’emergenza neve cominciata due settimane fa. Qualcuno dovrà spiegare perché l’ha ritenuta uno strumento inutile».
Di cosa si discuteva nella Commissione?
«Ci riunivamo due, al massimo tre volte l’anno, durante i periodi critici. Era focalizzata esclusivamente sull’area della provinciale che da Farindola porta a Rigopiano, e da lì a Vado di Sole e Campo Imperatore. Il nostro compito essenzialmente era valutare se chiudere o tenere aperto il tratto Rigopiano-Vado di Sole».
Avevate pressioni?
«Sì. L’amministrazione, nella persona del sindaco Massimiliano Giancaterino, subiva pressioni perché la lasciassimo aperta. L’interesse nasceva dal fatto che spesso i clienti dell’hotel Rigopiano volevano andare a sciare a Campo Imperatore, e la strada aperta faceva comodo anche a un paio di ristoratori. Io invece spingevo per tenerla chiusa il più possibile».
Avete mai fatto rilievi sul costone da cui si è staccata la massa nevosa nel pomeriggio di mercoledì 18 gennaio?
«No».
E perché no?
«Non c’erano motivi per farlo. L’area in questione è la sella del monte Siella, e lì sotto c’era un faggeto centenario. Questo faceva pensare che non ci fosse mai stata una valanga in tempi recenti: è falso, infatti, sostenere che il punto esatto dove si trovava l’hotel Rigopiano fosse stato investito cento anni fa da una slavina».
Quindi era un posto sicuro?
«No, non dico questo... tutta quella zona era a rischio: è un cono di detriti, come si vede dalle foto aeree, e il vertice del cono è esattamente l’hotel».
Allora perché non avete fatto approfondimenti quando la Commissione valanghe era in funzione?
«Pensavamo che l’accumulo di neve della cresta del monte, cadendo, si sarebbe frantumato nel faggeto. Due settimane fa però è successo qualcosa di imprevedibile: è nevicato tantissimo, e in un breve lasso di tempo, su una superficie dove c’era pochissima neve, non si è potuto formare un manto stabile e compatto. Poi ci sono state quattro scosse di terremoto, che hanno causato il distacco».
Non si poteva fare niente, secondo lei?
«Andava evacuato l’hotel, e non lo dico col senno del poi. La situazione dopo le prime nevicate era così grave che non si doveva permettere ai clienti di salire».