la Repubblica, 28 gennaio 2017
Emma Stone: «La mia forza è nella voce»
EMMA STONE è rannicchiata su una sedia al centro del giardino, gli occhioni sgranati, la tunica vagamente esotica, il sorriso chapliniano: «Il successo? Non è una cosa che prendo troppo sul personale». La ragazza di Scottsdale, Arizona – vero nome Emily Jean – vive con serenità olimpica il suo momento di splendore. Alla Coppa Volpi vinta alla Mostra di Venezia e al Golden Globe si è appena aggiunta la candidatura all’Oscar per La La Land, musical vintage di Damien Chazelle. Che Emma ha conquistato, tra un canto e un ballo, grazie a un carisma che spesso mette in ombra i compagni di set. È successo ad Andrew Garfield ai tempi dell’Uomo Ragno, quando fu oscurato dalla “fidanzatina” (allora anche nella vita reale). Anche ora, con La La Land, Ryan Gosling ha dovuto faticare per stare al passo di Emma (ma alla fine è in corsa per l’Academy anche lui). «La La Land è un film in cui ho potuto cantare e ballare ogni giorno con persone straordinarie, è già un premio aver potuto farne parte», racconta Emma. Nel film di Chazelle è un’aspirante attrice e cameriera nel bar negli studi di una major, innamorata dello spigoloso pianista jazz Ryan Gosling. «Fare questo film è stato realizzare un sogno». Non è una frase fatta per una ragazzina cresciuta a pane e musical: «Mia madre era un’appassionata. Il primo album che ho ascoltato è stato il disco del musical Les Miserables. A otto anni mi ha portata a Broadway allo spettacolo. Ero minuta, mia madre mi prese in braccio perché non riuscivo a vedere gli attori sul palco. Da allora di musical ne ho visti tanti, nei piccoli teatri dell’Arizona». Ma anche sullo schermo. «Le altre bambine guardavano i film Disney, io sognavo con Cantando sotto la pioggia e Un americano a Parigi. Il musical sul grande schermo perde i limiti del palco, lo spazio si apre e sei libero di volare. A teatro al massimo succede se interpreti Peter Pan». La sua prima volta sul palco è stata a undici anni. A Broadway è tornata stavolta per stare non più in platea ma sul palco. La sua versione di Sally Bowles, la protagonista di Cabaret, è stata lodata dai critici. «Il canto mi accompagna nella vita di ogni giorno, sotto la doccia, mentre cammino. Regala colore alla quotidianità. Adoro i flashmob, mi piace l’idea dello spettacolo che irrompe nella vita». Del resto l’improvvisazione teatrale è stata la terapia con cui ha curato una forma d’ansia che l’attanagliava nell’infanzia. «Da piccola facevo anche parte di un coro: studiare canto mi ha aiutato a trovare la mia voce, è stato liberatorio. Cantare per me è gioia pura. La mia forma preferita d’arte però è la danza: ho fatto tante lezioni, ma ho sempre saputo che non sarei mai diventata un’étoile. In compenso sono una formidabile spettatrice». «E per La La Land – racconta – Damien non cercava i migliori ballerini del mondo, puntava più sull’umanità dei personaggi, perciò mi ha scelta». E con lei Ryan Gosling. «Se Ryan fosse un musical sarebbe Sweeney Todd: un po’ spettrale, ottima musica, interessante», scherza Emma. La La Land, tra un ballo e una canzone, racconta di una storia d’amore e di un viaggio verso il successo, il girone infernale dei provini. Esperienza che Emma Stone ha fatto quando, adolescente, si è trasferita a Los Angeles con la madre: «Non ho mai pensato di mollare, ma le porte in faccia fanno male. A un provino scordai una battuta e una signora iniziò a urlarmi contro: scoppiai a piangere. Avevo 16 anni. Ho capito dopo che quelle urla dipendevano dai suoi problemi». In quegli anni «sentivo di non essere mai abbastanza bella, di essere bizzarra, la voce troppo profonda rispetto al corpo minuto. Poi ho trovato la mia voce, la mia forza». C’è una scena di La La Land (arrivato in Italia grazie a Leone Film Group e Rai cinema, distribuito da 01 Distribution) in cui una giovane cameriera prepara il cappuccino alla diva, «io ancora mi identifico più nella cameriera che nella star», ride. Anche dopo essere stata musa di Woody Allen e Alejandro Gonzales Inarritu, il cui Birdman le è valso la prima candidatura da non protagonista. Tra le scene più belle del film di La La Land il finale, colorato e malinconico. Perché il successo ha un prezzo. «La vita ti chiede scelte dolorose. Bisogna trovare l’equilibrio, ci sto lavorando. Mi aiuta avere accanto il mio fratello più giovane. È l’uomo più concreto del mondo e con la sua intelligenza e il suo umorismo quando mi sento perduta riesce a riportarmi coi piedi per terra».