la Repubblica, 28 gennaio 2017
James Bond a sorpresa. Il vero agente «Q» nella realtà è una donna
LONDRA Il suo nome, nei romanzi e nei film su James Bond, è “Q”, iniziale di quartermaster, quatermastro, in generale il furiere, l’addetto ai rifornimenti militari, che nei servizi segreti britannici, perlomeno nella finzione narrativa e cinematografica, è il “gadget master”, il maestro dei gadget, colui che distribuisce a 007 penne stilografiche che sparano, Lotus che diventano sottomarini, scarpe a reazione e ogni altro genere di diavoleria in grado di vincere le guerre dello spionaggio. Ebbene, ha annunciato questa settimana il capo dell’Mi6, ovvero dello spionaggio di Sua Maestà britannica, “Q” esiste davvero. Soltanto che non è un agente. È una agente.
Sempre interpretato al cinema da attori uomini (Peter Burton, Desmond Llewelyn, John Cleese e Ben Whishaw, il Q della realtà è insomma una donna. Sir Alex Younger, capo dell’Mi6 (identificato come “M” nei romanzi di Fleming e nelle pellicole che ne sono state tratte; chiamato a lungo soltanto “C” nel vero mondo delle spie; e solo recentemente identificato con nome e cognome sui giornali) lo ha rivelato in un discorso in occasione dei Women Awards a Londra, un premio alle donne che si distinguono nel settore dell’Information Technology. Era il posto e il momento giusto per un annuncio di questo tipo. Per almeno due ragioni: anche Q, naturalmente, si occupa di Information Technology, insomma di tutto ciò che ha a che fare con le nuove tecnologie. E un premio femminile andrebbe dato probabilmente anche alla Q dell’Mi6, se non fosse che, come per tutti gli agenti segreti, è bene che la sua identità rimanga segreta (il capo dell’Mi6 è ora un’eccezione, perché tra i suoi compiti c’è rispondere alle domande in Parlamento e dare occasionalmente interviste ai giornali).
Ma c’è anche un altro motivo che ha spinto sir Alex a raccontare di che sesso è Q: vuole più donne nello spionaggio. «Se qualcuna di voi volesse entrare nel servizio segreto», ha detto alla conferenza, «sappiate che il Q della realtà ha piacere di conoscervi e io mi compiaccio di informarvi che il vero Q è una donna». Il capo dell’Mi6 non vuole più donne soltanto in nome dell’eguaglianza sessuale tra i suoi agenti, bensì perché pensa che le spie debbano meglio riflettere la vita reale, se vogliono passare inosservate: dunque più donne, più rappresentanza etnica, meno 007 macho che bevono Martini e vestono in smoking come nei film di Bond. «Vogliamo le persone migliori, indifferentemente dal retroterra da cui provengono», fa sapere Young. «Non c’è niente di male nell’immagine del Bond cinematografico, ma lo stereotipo ci danneggia, guai a pensare che gli agenti segreti siano tutti posh o usciti da Oxford». E il Q della realtà, anzi “la” Q della realtà, è effettivamente un “gadget master”, una maestra di gadget ed effetti speciali come nei film di 007? «I gadget che utilizziamo», ha risposto il capo dell’Mi6, «vanno probabilmente al di là dell’immaginazione degli scrittori di thriller di spionaggio».